lunedì, Dicembre 5, 2022
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Il regime iraniano primo per esecuzioni in rapporto alla popolazione

Il regime iraniano detiene il famigerato primato di massimo carnefice del mondo in rapporto alla popolazione. Si classifica anche al primo posto al mondo per il numero di esecuzioni di minori. Anche le donne sono vittime della pena di morte in Iran, con almeno nove donne giustiziate solo dalla metà di giugno.

Da quando Hassan Rouhani è entrato in carica come presidente, il regime iraniano ha giustiziato almeno 3.800 persone. In effetti, già nel 1980, Rouhani, in qualità di legislatore, aveva chiesto che i dissidenti fossero impiccati in pubblico in modo esemplare.
“I cospiratori dovrebbero essere impiccati durante le preghiere del venerdì affinché la gente li veda e la loro pena abbia un impatto maggiore”, disse Rouhani in una sessione del ‘Parlamento’ il 13 luglio 1980.
Le esecuzioni sono proseguite senza sosta in Iran per tutto il 2019. Iran Human Rights Monitor (Iran-HRM) riferisce che almeno 199 persone sono state giustiziate in Iran finora quest’anno.

Secondo il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran, Javaid Rehman, lo scorso anno le autorità iraniane hanno impiccato almeno sei condannati minorenni.
Contrariamente alla cosiddetta ‘Carta dei diritti dei cittadini’ del regime, gli iraniani non hanno il diritto alla vita.
Attualmente, l’età in cui è consentita l’esecuzione secondo le leggi draconiane dei mullah è di nove anni lunari per le ragazze e di 15 anni lunari per i ragazzi. In molti casi, le vittime sono detenute in carcere fino a quando non raggiungono i 18 anni e vengono poi giustiziate.

Pena di morte mirata contro l’opposizione iraniana MEK ( Mojahedin del Popolo )

Dal 1981, il regime iraniano ha giustiziato circa 120.000 oppositori, in maggioranza attivisti del principale gruppo di opposizione iraniano Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI), altrimenti noto come Mujahedin-e Khalq (MEK).
Nel 1988, circa 30.000 prigionieri politici prevalentemente affiliati al MEK furono arbitrariamente giustiziati nel giro di pochi mesi, a seguito di una fatwa di Khomeini.
Furono istituite in tutto il Paese ‘Commissioni della morte’, che inviavano i prigionieri che si rifiutavano di rinnegare il MEK alla forca. Le vittime furono sepolte in fosse comuni.

Più di 5.000 nomi di questi massacrati sono stati pubblicati dal MEK.

I perpetratori di questo crimine contro l’umanità continuano a governare il Paese impunemente.
All’inizio di quest’anno, il ‘Leader supremo’ del regime iraniano ha nominato Ebrahim Raisi, un membro della ‘Commissione della morte’ di Teheran, capo della magistratura del Paese. E nel 2018 Rouhani ha nominato Alireza Avaei, un membro della ‘Commissione della morte’ di Dezful, ministro della Giustizia.
Il 28 agosto 2019, Amnesty International ha ribadito la propria richiesta alle Nazioni Unite di avviare un’indagine indipendente sul massacro del 1988 in Iran di migliaia di prigionieri politici. Un gran numero di testimonianze sul massacro sono di dominio pubblico.

Asma Jahangir, la defunta Relatrice Speciale sull’Iran, richiamò l’attenzione sul massacro del 1988 nel suo rapporto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 ottobre 2017: “Le famiglie delle vittime hanno il diritto a ricorso e risarcimento e il diritto di conoscere la verità su questi eventi e sul destino delle vittime senza rischiare ritorsioni. Pertanto, ribadisco il mio appello al governo affinché assicuri che venga svolta un’indagine approfondita e indipendente su quegli eventi”.
Iran Human Rights Monitor ha pubblicato l’8 ottobre 2019 un rapporto aggiornato sul massacro, che in conclusione afferma che è giunto il momento per la comunità internazionale di rompere il suo silenzio trentennale sul massacro del 1988 e porre fine a tre decenni di impunità per i capi del regime clericale in Iran.
La leader dell’opposizione iraniana Maryam Rajavi ha delineato la visione del CNRI per un futuro Iran libero senza la pena di morte.
“Il nostro piano per il futuro è un Iran senza pena di morte e tortura. Il nostro piano è porre fine alla tortura e a tutte le forme di violazione dei diritti umani in Iran”, ha affermato Maryam Rajavi.

La Resistenza iraniana ha dichiarato anni fa di perseguire l’abolizione della pena di morte e la fine della tortura e di ogni forma di violazione dei diritti in Iran.
“Il nostro piano per il futuro è porre fine ai decreti religiosi dei mullah. Respingiamo il disumano codice penale e altre leggi abusive di questo regime. Crediamo che la legge sulla “retribuzione del sangue” sia disumana”, ha aggiunto la signora Rajavi.

“Il nostro piano è quello di istituire un sistema giudiziario indipendente, dinamico e libero”.
“Il nostro piano è difendere i valori democratici, la libertà, l’uguaglianza e l’inviolabilità della vita privata di ogni cittadino”.
“Il nostro piano per il futuro dell’Iran è che a nessuno debbano essere negati la propria libertà, i propri diritti o la propria vita a causa del fatto di avere o non avere fede in una particolare religione o di averla abbandonata”.
“Il nostro piano è di garantire a tutti i cittadini protezione effettiva e pari diritti davanti alla legge”.
“Noi ci battiamo per un nuovo ordine basato sulla libertà, la democrazia e l’uguaglianza”, ha aggiunto.

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