mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Il Rapporto U.S.A. sulla Libertà Religiosa inserisce l’Iran tra “i paesi particolarmente preoccupanti”

Il rapporto annuale del Dipartimento di Stato U.S.A. sulla libertà religiosa pubblicato lunedì, definisce l’Iran dei mullah come uno dei “paesi particolarmente preoccupanti”, nel quale gravi limitazioni vengono poste alle persone che hanno un credo “non conforme alla religione approvata dallo stato”.

 

Il rapporto, che si occupa dei fatti avvenuti nel 2013, dice che il regime iraniano “continua ad arrestare e a giustiziare dissidenti, politici riformisti e dimostranti pacifici con l’accusa di moharebeh e propaganda anti-islamica”.

“Il governo ha giustiziato almeno 27 persone con l’accusa di moharebeh, secondo notizie attendibili di diverse ONG. Le autorità della prigione di Zaehedan, nel Sistan-Baluchistan, hanno giustiziato un gruppo di detenuti il 26 Ottobre, otto dei quali erano accusati di moharebeh, secondo attivisti per i  diritti umani.

“Sempre il 26 Ottobre, le autorità hanno giustiziato i prigionieri politici Habibollah Golparipour e Reza Esmaili, rispettivamente nelle prigioni di Uremia e di Salmas, con diverse accuse tra le quali quella di moharebeh, secondo gli attivisti per i diritti umani”.

Il rapporto sottolinea il caso del pastore Saeed Abedini, arrestato a Settembre 2012 e condannato a Gennaio a otto anni di prigione “per accuse relative al suo credo religioso”.

“Sembra che le autorità della prigione di Evin abbiano sottoposto Abedini a violenze fisiche e psicologiche durante la sua detenzione e che gli abbiano ripetutamente negato l’accesso alle cure mediche e al personale consolare”.

“Il 3 Novembre, le autorità hanno trasferito Abedini nella prigione di Rajai Shahr, una struttura ritenuta sovraffollata e insufficiente dal punto di vista medico, mettendolo in una sezione che notoriamente ospita detenuti violenti. Sembra che Abedini sia rimasto nella prigione di Rajai Shahr fino alla fine dell’anno.”.

Il rapporto dice inoltre che “il governo ha spesso impedito ai Baha’i di lasciare il paese, li ha tormentati e perseguitati e solitamente non rispetta i loro diritti sulla proprietà.

Il rapporto del 2013 condanna anche la repressione delle comunità sunnite e sufi in Iran.

Il rapporto stigmatizza l’inerzia del governo nei confronti di queste persecuzioni affermando che “il governo non è riuscito a intraprendere sufficienti azioni riguardo alla continua discriminazione, alle restrizioni e gli occasionali attacchi verso le minoranze religiose. Le autorità hanno anche abbondantemente fallito nelle indagini sui crimini commessi contro membri delle minoranze religiose e contro le loro proprietà, come siti religiosi e cimiteri”.

 

 

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