domenica, Dicembre 4, 2022
HomeNotizieResistenza IranianaIran - Iraq: Cinque anni dopo il massacro a Campo Ashraf del...

Iran – Iraq: Cinque anni dopo il massacro a Campo Ashraf del 28-29 Luglio 2009

Il 28 e 29 Luglio 2009, le forze irachene fecero irruzione a Campo Ashraf uccidendo undici residenti indifesi mentre le forze statunitensi erano presenti sul campo e si limitavano ad osservare lo svolgersi degli eventi.

 

Durante questo stesso attacco le forze irachene rapirono altri 36 residenti.

Fu solo dopo i 72 giorni di sciopero della fame degli ostaggi, di centinaia di residenti di Campo Ashraf e degli iraniani in tutto il mondo, che il governo iracheno fu costretto a rilasciare gli ostaggi che erano ormai quasi in punto di morte.

Amnesty International nel suo “Rapporto sull’Iraq” del 2010, sulla situazione dei diritti umani in Iraq scrisse: “Le riprese video mostravano le forze di sicurezza irachene che deliberatamente si gettavano sulla folla dei residenti del campo che protestavano. Le forze di sicurezza hanno anche usato proiettili veri uccidendo, a quanto sembra, almeno nove residenti del campo e catturandone altri 36 che hanno poi torturato”.

L’attacco avvenne pochi mesi dopo che l’amministrazione Obama aveva girato la responsabilità della sicurezza del campo alle forze irachene. I residenti del campo avevano messo in guardia gli Stati Uniti contro questa linea d’azione.

Avevano previsto che incaricare il governo iracheno della protezione del campo avrebbe avuto gravi ripercussioni sulla loro sicurezza ed incolumità, dato che i profondi legami e l’alleanza esistente tra il primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki e il regime iraniani, nemico giurato dei residenti di Campo Ashraf non erano un segreto per nessuno.

Il Governo degli Stati Uniti non diede ascolto alle loro preoccupazioni e lasciò più di 3000 dissidenti iraniani alla mercè del più grande alleato del regime iraniano nella regione, dichiarando che il governo iracheno aveva dato garanzie riguardo alla sicurezza e all’incolumità dei residenti del campo. Pochi mesi dopo la futilità di quelle promesse venne provata.

Meno di due anni dopo, ad Aprile 2011, le forze di Maliki hanno attaccato Campo Ashraf per la seconda volta, facendo un massiccio uso di armi da fuoco e veicoli blindati per colpire e distruggere i residenti. Questo raid brutale,durato diverse ore, si è lasciato dietro 36 morti, tra i quali 8 donne e più di 350 feriti.

Mentre il 2011 stava per concludersi, gli Stati Uniti e le Nazioni Unite sollecitarono i residenti di Ashraf a trasferirsi a Camp Liberty, a Baghdad, affermando che sarebbero stati al riparo da altri massacri e che sarebbero stati velocemente trasferiti in paesi terzi. Ma quattro attacchi missilistici a Camp Liberty sono costati la vita a decine di residenti ed hanno provocato centinaia di feriti.

Contemporaneamente al trasferimento dei residenti di Campo Ashraf a Camp Liberty, nel 2012 fu concordato tra Stati Uniti, Nazioni Unite, Governo dell’Iraq e i residenti stessi, che un centinaio di loro sarebbero rimasti a Campo Ashraf per contrattare la vendita delle proprietà dei residenti.

Gli Stati Uniti e le Nazioni Unite avevano garantito la sicurezza e l’incolumità di quel centinaio di individui.

Passò un anno e il governo iracheno non permise ai residenti di vendere neanche un dollaro delle loro proprietà, facendo ostruzionismo e perseguitando i residenti ad ogni passo che facevano. In quel periodo gli Stati Uniti e le Nazioni Unite legittimarono i provvedimenti illegali del primo ministro al-Maliki contro i residenti di Ashraf, attraverso il loro silenzio e immobilismo.

All’alba del 1° Settembre 2013, i cento residenti rimasti ad Ashraf sono stati attaccati per la terza volta. Le forze speciali di Nouri al-Maliki hanno fatto irruzione ad Ashraf con il pieno accordo e la totale collaborazione dei militari che avrebbero dovuto essere incaricati della protezione del campo. Hanno distrutto le proprietà ed ucciso brutalmente 52 residenti del campo. A molte delle vittime hanno sparato in testa mentre avevano le mani legate dietro la schiena.

Gli assalitori hanno rapito altri sette residenti, tra i quali sei donne, dei quali non si è più avuta notizia.

Il governi occidentali hanno condannato questo attacco, ma nonostante i ripetuti appelli internazionali per una indagine imparziale sull’orribile massacro del 1° Settembre, nessuna azione è stata intrapresa finora.

Lo stesso Camp Liberty ha dimostrato di non essere un riparo sicuro per i rifugiati. Il campo è stato colpito dai missili in quattro occasioni, l’ultima il 26 Dicembre 2013. Nel frattempo le forze irachene si rifiutano di prendere misure per aumentare la sicurezza nel campo e la minaccia di altri attacchi continua ad incombere su di esso. 

Camp Liberty è sottoposto ad un blocco totale dalle forze irachene e il governo iracheno interferisce e crea ostacoli in ogni ambito della vita quotidiana dei residenti.

Visto lo stato di instabilità dell’Iraq, l’ostilità manifesta del governo iracheno verso i residenti di Camp Liberty, le aspirazioni del regime iraniano e i continui complotti per la distruzione dei membri dell’opposizione, è evidente che la situazione di questi 3000 rifugiati potrà solo peggiorare nei prossimi mesi.

Ci saranno sicuramente altri disastri umanitari, a meno che le Nazioni Unite e il Governo degli Stati Uniti non prendano provvedimenti per garantire la sicurezza e l’incolumità dei residenti e per porre fine al crescente assedio che il governo iracheno impone loro.

 

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,633FollowersFollow
40,418FollowersFollow