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Islam radicale e dissidenza iraniana

di Domenico Letizia

l’Opinione.it 31 luglio 2014ESTERI

Si è tenuta a Parigi, il 26 luglio scorso, la conferenza organizzata dalla dissidenza iraniana che ha posto la problematica della dittatura religiosa come epicentro delle varie guerre settarie in Medio Oriente.

La tragedia umanitaria e civile che si sta avendo nella striscia di Gaza distoglie l’attenzione internazionale dalle strategie politiche dei regimi iraniano e siriano. Il Consiglio nazionale della Resistenza iraniana denuncia l’invio di armi dall’Iran all’Iraq e alla Siria. Maryam Rajavi, presidente eletta della Resistenza iraniana, ha definito l’attuale regime iraniano, che attraverso la bandiera dell’Islam diffonde l’estremismo, il principale responsabile delle crisi che colpiscono il mondo islamico in Iraq, Siria, Palestina e Libano. In occasione di tale conferenza con la presenza di personalità politiche e religiose provenienti da diverse nazioni, Maryam Rajavi ha definito la fine del regime iraniano come “la soluzione pratica per conquistare la pace, la tolleranza e la democrazia nella regione”.

Il Consiglio della Resistenza iraniana condanna l’invio da parte del regime iraniano di armi, equipaggiamento e aeri da guerra in Iraq e Siria, in sostegno delle dittature di Maliki e Assad, una palese violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza. La comunità mondiale deve rompere il silenzio e costringere il regime teocratico a fermare gli invii di armi.

Il Governo degli Stati Uniti non deve cadere nella trappola della collaborazione con il regime iraniano, fornendo appoggio al regime in Iraq che i mullah stanno cercando di salvare. Tale strategia è definita dalla dissidenza iraniana come un enorme errore col risultato di far sprofondare l’Iraq in una guerra civile.

Le menzogne del regime iraniano sui Mujahedin-e Khalq che avrebbero legami e appoggerebbero l’Isis sono assolutamente false. La comunità internazionale deve chiedere la piena attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, in particolare quella sulla totale interruzione dell’arricchimento dell’uranio.

I colloqui dovranno essere affiancati dall’imputazione della dittatura religiosa per le sue palesi violazioni dei diritti umani in Iran e per il genocidio in Siria e Iraq. Durante la conferenza è stato ribadito che gli Stati Uniti e i paesi occidentali con il loro appoggio a Maliki in Iraq, con l’indifferenza verso le atrocità commesse ai danni del popolo iracheno ed in particolare dei sunniti che, con il loro immobilismo di fronte alle disumane atrocità di Bashar Assad e al loro rifiuto ad appoggiare attivamente l’opposizione democratica siriana, hanno avuto un ruolo primario nell’escalation dell’estremismo e del terrorismo.

Infine sono stati letti decine di messaggi provenienti da esponenti civili e militari dell’opposizione democratica siriana e dell’Esercito libero siriano. Sembrano concretizzarsi le parole con cui il dissidente iraniano Esmail Mohades esprime nella conclusione al suo ultimo libro “Una voce in capitolo”, ovvero “i valori democratici e le istanze libertarie sono ben radicati nella coscienza degli iraniani e proprio da qui nasce il problema insormontabile della Repubblica islamica nel suo essere antitetica alla mentalità e allo spirito dei persiani”.

 

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