martedì, Ottobre 4, 2022
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Il nuovo leader iracheno deve mettere fine al “regno del terrore” del regime iraniano in Iraq, hanno dichiarato due politici statunitensi

“Gli Stati Uniti devono spingere per un governo più omnicomprensivo con il nuovo primo ministro iracheno Haider al-Abadi, che distrugga le ambizioni dello Stato Islamico e ponga fine al regno del terrore dell’Iran nella regione”, hanno chiesto due importanti politici americani.

 

“Al-Abadi non dove più essere il burattino di Tehran, fare il ‘lavoro sporco’ per l’Iran o sfruttare le divisioni settarie per il vantaggio politico dei mullah iraniani”, hanno scritto l’ex-governatore della Pennsylvania Tom Ridge e l’ex-governatore del Vermont Howard Dean sul Chicago Tribune.

“Una posizione forte del nuovo leader iracheno sarà in grado anche di erodere l’influenza di Tehran nei negoziati sul nucleare con l’Occidente”, hanno detto.

E hanno scritto: “Per anni il governo di al-Maliki ha spinto l’Iraq sull’orlo della guerra civile sfruttando le divisioni settarie per il suo vantaggio politico. Con la partenza delle truppe americane nel 2011 al-Maliki, appoggiato sempre più dall’Iran sciita, ha adottato politiche che hanno emarginato ampie fasce della popolazione.

“Solo una posizione decisa degli Stati Uniti che chiedano un governo iracheno omnicomprensivo e indipendente potrà interrompere questo ciclo di massacri settari.

“Con la presentazione di un nuovo primo ministro designato, Haider al-Abadi, Washington ha l’opportunità di garantire che tutte le diverse voci politiche dell’Iraq vengano rappresentate in un ordine politico democratico. La diversità dell’Iraq sul campo deve essere riflessa nel suo governo”.

“Il primo e più importante passo da fare per al-Abadi è quello di porre fine alla ‘ingerenza onnipresente’ dell’Iran”, hanno detto Ridge e Dean.

Ed hanno aggiunto: “L’Iran si è mosso per consolidare la sua influenza in Iraq con al-Maliki costringendo la magistratura e i blocchi sciiti ad appoggiare il secondo mandato del loro cliente, anche se la sua fazione aveva perso le elezioni nel 2010.

“I generali a Tehran quindi hanno formato il governo di al-Maliki, come Ali Khedery. Al-Maliki ha restituito il favore non mostrando alcuna esitazione a massacrare i dissidenti iraniani indifesi rinchiusi nei campi di Ashraf e Liberty.

“I ripetuti, mortali e ingiustificati attacchi  contro i membri dei Mujahedeen-e-Khalq hanno fatto più di 100 morti e migliaia di feriti, aiutando Tehran nella sua missione per eliminare un gruppo di opposizione democratico e pro-Stati Uniti.

“Con l’aiuto della forza Quds iraniana, al-Maliki ha brutalmente represso le proteste popolari in tutto l’Iraq, dando la caccia ai leaders tribali, eseguendo arresti ed esecuzioni. Tutto con la complicità di Tehran”, hanno detto.

E hanno scritto: “Questo ha annullato i vantaggi ottenuti nel 2007, quando i sunniti ebbero un ruolo cruciale nel cacciare al-Qaeda fuori dall’Iraq. Ha anche mostrato quel tipo di settarismo sfrontato che ha fatto sorgere lo Stato Islamico.

“La linea di azione ora è chiara: gli Stati Uniti devono spingere per una transizione verso un governo più omnicomprensivo che dia voce ai sunniti, alle tribù, agli sciiti moderati e alle altre minoranze.

“Adottando una politica diplomatica decisa, gli Stati Uniti non solo rinvigoriranno nella regione la loro reputazione danneggiata, ma distruggeranno le ambizioni dello Stato Islamico ponendo fine all’emarginazione dei sunniti dalla politica irachena. Similmente, difendendo una leadership nuova e omnicomprensiva, il regno del terrore dell’Iran in Iraq verrà grandemente ridotto. 

“Tehran non avrà più un burattino che fa il suo lavoro sporco alla porta a fianco e perderà anche molta della sua influenza nei negoziati sul nucleare con l’Occidente.

“Il modo in cui il nuovo governo di al-Abadi si rapporterà con i dissidenti iraniani a Camp Liberty sarà la cartina di tornasole del suo atteggiamento verso Tehran.

“Se tratterà i dissidenti nel rispetto degli impegni presi dall’Iraq verso le Nazioni Unite, le leggi internazionali e dei loro diritti umani, egli darà un forte segnale che il nuovo governo vuole seriamente tracciare un cammino indipendente per l’Iraq, che ponga gli interessi nazionali al di sopra delle divisioni settarie”.

 

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