mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Il discorso di Maryam Rajavi alla conferenza della Resistenza Iraniana a Parigi

L’appello internazionale per la liberazione dei prigionieri della rivolta in Iran

Maryam Rajavi ha tenuto un discorso in occasione di una seduta con la partecipazione di numerosi parlamentari europei nella giornata di Venerdi 09.Febb.2018.

A questo simposio intitolato:”L’Appello internazionale per la liberazione dei prigionieri della rivolta” hanno perso parte alcuni dei membri dei parlamenti di Inghilterra, l’Italia, Irlanda, Malta, Lituania, Svizzera, Romania e la Polonia esprimendo le loro opinioni.

Maryam Rajavi rivolgendosi ai rappresentanti dei paesi di provenienza e le personalità ha detto:

Onorevoli Parlamentari,

Egr.Presenti,

Benvenuti a casa della resistenza. Sono lieta di incontrarvi e poter interloquire con voi a proposito della situazione estremamente tumultuosa dell’Iran.Le condizioni in Iran sono in continuo sviluppo e a tale riguardo desidero trattare 4 argomenti. Di seguito sarò felice di sentire le vostre opinioni.

I 4 argomenti sono i seguenti:

La Rivolta una svolta negli avvenimenti dell’Iran.

La valutazione delle condizioni del regime per quanto concerne la gestione della rivolta. 

Il ruolo della resistenza negli avvenimenti dell’Iran quale la garanzia per la stabilità, la pace e la sicurezza.

Ed infine quale può essere una politica corretta da adottare dall’UE.

Noi riteniamo che la rivolta è un punto della svolta vuol dire che non torneremo mai  alle condizioni di prima. Ciò che è accaduto in Iran a partiredal 27 di dicembre 2017 va ben al di là delle manifestazione di protesta della gente contro carovita, era un movimento su tutto il territorio  nazionale contro la totalità del regime teocratico dei Mullà.

Questa rivolta godeva di alcune peculiarità:

La prima era la sua estensione e la velocità della capacità di contaminare i territori al punto tale d’aver raggiunto 142 città in qualche giorno.

La seconda : la sconfitta totale del regime teocratico nella risoluzione dei più elementari problemi sociali tra cui:la piaga della disoccupazione,il carovita e la repressione socio-politica è la base delle proteste.

Le condizioni critiche oltre a permanere continuano a rafforzarsi nell’incapacità totale del regime a dissiparne le conseguenze, fatto  possibile esclusivamente attraverso l’avviamento dei seri cambiamenti politici.

La terza: il nucleo centrale delle proteste è formato dalle donne ed i ceti dal regime considerati come la propria base sociale cioè quella parte estremata dalle vessazioni del regime.Le donne ed i diseredati sono il bersaglio preferito e più colpito, oggetto della repressione e la discriminazione perpetrata dal regime al punto da non avere nulla da perdere e pronti a pagare qualsiasi prezzo per affrontarlo.

Le immagini delle manifestazioni testimoniano la presenza delle donne in prima fila e la scorsa settimana il vice comandante dei Pasdaran ha precisato che le donne in particolare le donne Mojahedin in molte città guidavano la rivolta. 

In realtà in 39 anni del dominio dei Mullà  gran parte delle pressioni erano rivolte alle donne. L’obbligo del vestiario islamico e le umiliazioni rivolte alle donne è uno più importanti  pretesti usati dal regime al fine di applicare la repressione  al livello sociale.

I Mojahedin invece fin dal primo momento sostengono che l’obbligo nel praticare una religione, Hejab forzoso e gli obblighi religiosi sono in contraddizione con i principi dell’Isalm.

I risultati dei sondaggi eseguiti dal regime negli ultimi anni,resi publici in questi giorni rivelano la contrarietà della stragrande maggioranza delle donne con l’obbligo governativo del vestiario islamico. I sondaggio metto in risalto l’odio e la rabbia che nutrono le donne nei confronti  del regime dei mullà. In realtà le donne costituiscono un aforza esplosiva ed un potenziale autorevole per la rivolta ed il rovesciamento totale del regime.

La quarta :in questa rivolta gli slogan dei contestatori hanno preso di mira la totalità del regime:”Abbasso Khamenei”e “Abbasso Rohani” oppure ” Riformisti, conservatori è finita la storia”.

La quinta è la sua organizzazione,l’estensione delle proteste a 142 città con gli  stessi slogan non era una casualità e non lo poteva essere. Gli slogan scanditi dai manifestanti esprimevano le stesse istanze per le quali si batte la resistenza da anni. Khamenei ,il Vali-e-Faghih, ha ufficialmente detto:” i Mojahedin da mesi hanno pianificato ed organizzato queste manifestazioni “

Rohani ha chiamato telefonicamente il presidente francese chiedendo di limitare le attività dei Mojahedin in quanto gli artefici delle manifestazioni. Il vice comandante dei Pasdaran dal canto suo ha affermato  che i Mojahedin erano l’anello principale dei disordini.

Rispettabili Presenti,

Noi sosteniamo che la rivolta nonostante gli alti e bassi proseguirà . Il regime impiegando i massimi sforzi tenterà di soffocare le proteste .Finora 50 persone sono state uccise di cui 12 sotto la tortura e più di 8000 arrestate. Qualche giorno fa uno dei membri del parlamento iraniano riportando la frase del direttore generale della registrazione di 4972 incarcerati.

Tale affermazione dimostra che la cifra reale supera gli 8000 ciononostant. Come il regime non ha la forza di arrestare le proteste .Come avete avuto il  modo di constatare, dopo due settimana di relativa calma di nuovo nelle giornate di 2 e 3 febbraio diverse  città iraniane si sono trasformate nello scenario di proteste con degli slogan contro la totalità del regime . Tutto questo mentre continuano le proteste  giornaliere degli operai, i diseredati ed i risparmiatori saccheggiati.

Cari Amici,

Il regime iraniano sta trascorrendo il momento della sua maggiore debolezza. Si registrano persino dei segnali di preoccupazione e paura tra i Pasdaran ed i paramilitari di Basiji,considerati le colonne portanti dell’apparato governativo.

Durante la rivolta alcuni dei membri di Basij bruciando i loro tesserini di riconoscimento si sono aggregati ai manifestanti.

Alcuni tra gli uccisi durante le manifestanti appartenevano alle famiglie di Basiji. Date le circostanze si è ridotta notevolmente anche la capacità del regime di inviare le truppe in Siria attingendo principalmente dai mercenari non  iraniani.

In poche parole le condizioni che hanno portato alla rivolta permangono e si aggravano.

Il muro della paura si è crepato e niente ..nemmeno gli arresti ,le uccisioni  e la tortura posso impedire l’avanzamento della rivolta ed il rovesciamento del regime.

Il regime è condannato ad annientarsi e la resistenza iraniana è la garanzia per un iran libero e la stabilità e la pace nella regione.

Io, ho citato le confessioni dei capi del regime a proposito del ruolo dei Mojahedin nell’organizzazione della rivolta che però è molto più profondo di quanto sembra.

L realtà è che in Iran esiste un’alternativa dotata di una base popolare con la capacità di creare i cambiamenti e capace di disegnare e architettare il futuro del paese. Ecco perché il regime lo teme.

Gli ayatollah e i suoi Lobbies  tentano di allarmare la gente e la comunità internazionale dal ripetersi di uno scenario simile a quello della Siria e lo spauracchio di un’eventuale guerra civile in Iran per garantire la  propria sopravvivenza.

Paradossalmente è la presenza della stessa alternativa che garantisce un Iran unito.

Il regime ed i suoi lobby con destrezza riescono a mascherare la vera ragione della crisi e la carneficina in atto in Siria,cioè :”il regime stesso”..!!!

Anzi con il crescere delle dimensioni della rivolta in Iran ed il conseguente rovesciamento dei Mullà non solo non avremo un’altra guerra civile in Iran ……..saremo testimoni della pace, la calma  e la democrazia che sostituiranno la crisi in Siria,l’Iraq ed altri paesi della regione.

Noi siamo per un Iran libero e dmocratico,la separazione tra la religione e lo stato,la parità dei diritti tra tutte le etnie ed il  loro diritto alla determinazione  nel quadro della sovranità del paese.La parità del genere e l’abolizione dell’obbligo del vestiario e altre leggi medioevali contro le donne.

Ed infine rispondere a questa domanda:

Quale la politica giusta che dovrebbe adottare  l’Europa nei confronti dell’Iran?

Il 24 gennaio nella sede del Consiglio d’Europa a Strasburgo ho invitato il Consiglio e l’UE nonché i paesi membri di ad adottare i provvedimenti urgenti ed inderogabili per costringere il fascismo religioso regnante in Iran a liberare i prigionieri della rivolta ,garantire la libertà di parola e le riunioni ponendo fine alla repressione delle donne  e abolire Hejab forzoso ( il velo obligatorio ).

Qualsiasi relazione con l’Iran deve essere condizionata all’abolizione della pena di morte  e la repressione.Le relazioni commerciali con il regime arricchisce soltanto il Velayat-e –Faghih ( il potere assoluta di Khamenei ) ed i Pasdaran che destinano le risorse alla repressione della gente e alimentare le guerre nella regione.

Destabilizzare la regione, alla luce delle recenti esperienze  espone l’Europa agli attacchi terroristici  e  a delle pressioni.

Noi si auspica  che 39 anni caratterizzati dallo spargimento di sangue ed i crimini commessi,la discriminazione e la repressione delle donne e la censura possono bastare.

L’Europa deve porre fine al suo silenzio e la sua inerzia e separare le proprie fila da quelle del regime teocratico.

Questo regime non ha futuro ed accondiscendere con esso accresce il prezzo della libertà che devono pagare gli iraniani ed allunga la guerra e la crisi nella regione.

Tutto ciò non potrà impedire il rovesciamento dei Mullà esattamente come l’ultimo periodo dello scia quando l’appoggio incondizionato degli USA ed i paesi occidentali non hanno potuto evitare il suo epilogo.

Grazie a tutti.

 

 

 

 

 

    

 

 

 

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