mercoledì, Dicembre 7, 2022
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I diritti umani in Iran sotto i riflettori a Place De La Bastille a Parigi 

a cura dello staff del CNRI

CNRI – Venerdì 29 Settembre, la storica Place de la Bastille a Parigi, Francia, ha assistito ad una rappresentazione creata con un mucchio di scarpe e fiori che simboleggiavano i 30.000 prigionieri politici giustiziati nel 1988 in Iran.

C’erano foto, nomi ed alcune brevi notizie sulle vite di decine di migliaia di uomini e donne coraggiose decimate da una fatwa di Khomeini, uno dei più brutali dittatori del 20° secolo.

“Sterminate gli infedeli con la massima violenza… Tutti quei prigionieri che persistono nella loro ipocrisia sono condannati a morte, perché sono in guerra con Dio”, scrisse nel suo editto religioso.

Queste uccisioni sono state definite da FIDH ed Amnesty International “un crimine contro l’umanità” rimasto impunito. Nel suo ultimo rapporto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Inviato Speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani in Iran, Asma Jahangir, ha ribadito che “le famiglie delle vittime hanno il diritto di sapere la verità sulla sorte toccata ai loro parenti e di intraprendere un’azione legale”.

I visitatori sono rimasti scioccati dal dramma del “massacro del 1988 in Iran”, messo in scena da un gruppo di militanti in Place de la Bastille.

Diverse personalità hanno fatto il loro discorsi durante questo evento. Gilbert Mitterrand, presidente della Fondazione France-Liberty, ha detto: “E’ un tributo alla memoria di un doloroso passato, ma onorandolo noi domandiamo anche giustizia e che i carnefici vengano identificati e processati”.

Pierre Bercis, presidente di New Human Rights (NDH), ha dichiarato: “C’è bisogno di un’indagine internazionale sul massacro”, ma ha aggiunto che non bisogna farsi prendere in giro dal regime iraniano. “Vediamo”, ha detto “se la nuova amministrazione (francese) non si farà trasportare dalla depravazione del regime iraniano”.

Massoumeh Cheykhi, infermiera ed ex-prigioniera politica, ha portato una commovente testimonianza sui suoi compagni di cella giustiziati.

Helen Fatpour, membro del Comitato delle Donne del CNRI, ha parlato ai giornalisti dei sopravvissuti alla repressione e delle famiglie dei massacrati: “Mi chiamo Farzaneh Majidi e vengo da Londra. Cinque membri dalla mia famiglia sono stati giustiziati dai mullah nel 1988, tra cui due zie, Mehranguiz e Soheila Mohammad-Rahimi. Soheila aveva 18 anni quando venne arrestata e Mehranguiz 22. Poi furono giustiziate. Anche mia nonna è stata in carcere.

Afchine Alavi, membro del Comitato delle Donne del CNRI, ha sottolineato la necessità di un’indagine internazionale e indipendente da parte dell’ONU. Questo ultimo rapporto dell’ONU”, ha detto “deve portare ad un procedimento penale nei confronti delle autorità del regime coinvolte in questi crimini”.

Amnesty International ha recentemente avvertito della possibilità che vengano distrutte le fosse comuni presenti in diverse città iraniane, dove furono seppellite le vittime del massacro.

L’Inviato Speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani in Iran, Asma Jahangir, nel suo recente rapporto ha detto: “Ad Agosto 2016, è stata resa pubblica una registrazione audio di un incontro del 1988 tra alti funzionari di governo ed esponenti religiosi. In essa vengono rivelati i nomi dei responsabili che ordinarono le esecuzioni e che le giustificarono. Tra questi l’attuale ministro della giustizia, un giudice dell’Alta Corte di Giustizia ancora in carica e il capo di una delle maggiori istituzioni religiose del paese, nonché candidato alle elezioni presidenziali di Maggio”.

I giovani iraniani stanno portando in superficie queste pagine sepolte nel loro passato recente. Gli autori e i mandanti di questo massacro, che ora controllano una teocrazia che continua a praticare le impiccagioni pubbliche, non sfuggiranno al loro destino, che è quello di essere portati di fronte ad un tribunale internazionale competente, per essere giudicati in presenza di osservatori di tutto il mondo, dopo la caduta dell’attuale regime totalitario.

Allora i martiri del 1988 saranno nei banchi dei giurati.

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