sabato, Novembre 26, 2022
HomeNotizieIran NewsGli avvocati britannici in prima linea nella sfida per Campo Ashraf

Gli avvocati britannici in prima linea nella sfida per Campo Ashraf

Law Society Gazette – 22 Marzo 2012

di Hossein Abedini 

A prima vista ci si potrebbe chiedere perché gli avvocati britannici stiano facendo tutto ciò che possono per aiutare 3400 iraniani rifugiati in un campo in Iraq lontano circa 3000 miglia. Questi due gruppi non sono così facilmente accostabili. Per quelli di noi che seguono la vicenda è evidente perché la Law Society, il Bar Human Rights Committee ed altri appartenenti al sistema giudiziario britannico, abbiano così a cuore la spaventosa situazione che devono affrontare i residenti di Campo Ashraf. Ho letto del terribile trattamento e, in molte occasioni, dell’uccisione dei residenti del campo e non c’è bisogno di entrare di nuovo nei dettagli. Ciò che voglio dire è che la situazione a Campo Ashraf non è migliorata e che i suoi residenti vengono gradualmente trasferiti in una nuova base, impropriamente chiamata Camp Liberty, che non soddisfa miminamente nessuno degli standards di vita accettabili e somiglia più che altro ad una prigione.
Nonostante le Nazioni Unite e il Dipartimento di Stato americano vorrebbero che il trasferimento a Camp Liberty venisse percepito come un gran trionfo, questa non è la realtà. A dispetto delle garanzie fornite riguardo alle strutture del nuovo campo, i primi residenti che si sono trasferiti a Liberty si sono ritrovati in un habitat molto più piccolo, circondato da mura alte quattro metri e  presidiato dalle forze irachene che appena l’anno scorso hanno massacrato molti residenti di Ashraf.
I tubi di scarico sono scoppiati, la fornitura di acqua è limitata e ai residenti malati terminali viene impedito di andare in ospedale a Baghdad e Baquba.
Questa è solo la punta dell’iceberg, e non c’è da sorprendersi che gli avvocati britannici siano al fianco della gente di Campo Ashraf. Stiamo parlando della negazione dei diritti fondamentali che sono alla base di qualsiasi sistema giudiziario che si rispetti e che dovrebbe essere alla portata di tutti.
L’UNHCR ha riconosciuto ai residenti di Campo Ashraf lo status di “richiedenti asilo” con i diritti certi associati a questo titolo, compreso quello di “non-refoulement” (non essere rimpatriati contro la propria volontà), ma questo status non viene rispettato dal Primo Ministro iracheno e dalle sue forze armate.
Mentre le Nazioni Unite sono pronte ad ignorare tutto questo, avvocati e procuratori, insieme a membri del Parlamento, membri della Camera dei Lords, leaders religiosi e persino ex-ufficiali americani – veterani della Guerra del Golfo – non fanno finta di non vedere.
Gli avvocati in Gran Bretagna e in altri paesi stanno avendo un ruolo cruciale nel difendere i diritti della gente di Ashraf, al di là dei motivi di affinità o parentela, ma perché gli avvocati britannici sono impegnati a sostenere e difendere il diritto in tutto il mondo.
Guardando la cosa da outsider (non-avvocato), sembra che gli avvocati britannici siano divenuti, grazie a questa scelta, i difensori dei diritti mondiali. E’ nella loro natura.
La Law Society, il Bar Human Rights Committee e gli altri sostenitori non stanno sfidando il Primo Ministro iracheno in una familiare aula di tribunale, ma vengono uditi da una platea molto più ampia ed esprimono la loro opposizione. A loro non viene nulla da questo se non la speranza che ai residenti di Ashraf verrà garantita la protezione che meritano.
 Ashraf non è certo l’unico luogo sul quale gli avvocati britannici si sono espressi per difendere i diritti degli oppressi. Ho letto nella Gazette della coraggiosa visita dell’avvocato Nigel Dodd alle Fiji per condurre un’inchiesta sulla situazione laggiù , e precedentemente ho saputo degli sforzi compiuti per aiutare altri avvocati in giro per il mondo a cui è stato impedito di fare il proprio dovere nel difendere lo Stato di diritto.
Persino qui in Gran Bretagna, si può vedere questa confraternita legale sfidare il governo sulla legge sul Gratuito Patrocinio (Legal Aid, Sentencing and Punishment of Offenders), in nome della giustizia.
Ciò che risulta chiaro è che, se gli altri governi, per qualunque ragione, non sono pronti a proteggere i diritti umani dei civili, gli avvocati si sono fatti avanti. Non dovrebbe essere così, ma io – e sono sicuro anche i residenti di Campo Ashraf –  accogliamo con piacere il lavoro del mondo giudiziario.
C’è certamente tanta strada da fare. I residenti sono destinati ad avere una vita molto difficile nel loro nuovo campo, costantemente sotto la minaccia di un futuro incerto, o dovendo affrontare un altro massacro ad Ashraf.
Loro, come altri nel mondo hanno molta necessità dell’aiuto degli avvocati britannici. Spero che altri se ne aggiungeranno nel rivolgersi alle Nazioni Unite e agli Stati Uniti affinché venga fatto qualcosa per salvaguardare i diritti dei residenti di Campo Ashraf.
Hossein Abedini è un membro del Parlamento della Resistenza Iraniana in esilio

 

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,632FollowersFollow
40,364FollowersFollow