martedì, Novembre 29, 2022
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Ginevra – La sede europea dell’ONU: Condanna per le esecuzioni in Iran

Appello per assicurare alla giustizia i responsabili del massacro del 1988

Gli oratori presenti ad una conferenza tenuta nella sede europea delle Nazioni Unite a Ginevra dal Partito Radicale internazionale, hanno condannato le massicce violazioni dei diritti umani e l’aumento delle esecuzioni in Iran, ed hanno anche discusso del massacro del 1988 di 30.000 prigionieri politici in Iran.

Dato che questa conferenza è coincisa con la 34a sessione del Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani, gli oratori hanno chiesto un’indagine su questi crimini e l’incriminazione dei responsabili.

L’ex-parlamentare italiana Elizabetta Zamparutti, co-presidente del Comitato Italiano di Cittadini e Parlamentari per un Iran Libero, ha sottolineato il peggioramento della situazione dei diritti umani in Iran.

“Come membri del Partito Radicale internazionale, noi appoggiamo una campagna internazionale per lo stato di diritto in vari paesi. L’Iran deve essere il centro dell’obbiettivo di questa campagna”, ha detto.

“Nonostante un trend internazionale che vuole una revoca completa o una sospensione della pena di morte, l’Iran continua l’orrendo uso della pena di morte persino per i minorenni, e questa è una violazione delle più fondamentali convenzioni internazionali, soprattutto della Convenzione sui Diritti del Bambino”, ha aggiunto.

“Rouhani non è diverso rispetto ad altri personaggi coinvolti nel massacro dei 30.000 prigionieri politici compiuto dal regime nel 1988”, ha precisato la Zamparutti.

“Aspettarsi moderazione da questo regime non è altro che un’illusione. I crimini dell’Iran, ed in particolare il massacro del 1988, devono essere puniti con mezzi a livello internazionale.

“Un cambiamento avverrà solo grazie ai coraggiosi attivisti in Iran. E la comunità internazionale e l’Occidente devono sostenere questo sforzo condizionando qualunque relazione economica con questo regime al rispetto da parte di Teheran degli standars sul rispetto dei diritti umani”, ha detto l’ex-parlamentare italiana.

Il Dr. Henirk Mansson, professore alla Copenhagen University, ha detto che le violazioni dei diritti umani non si dimenticano con il passare del tempo ed ha esaminato vari metodi internazionali per valutare il massacro del 1988 in Iran.

“Ci sono tre metodi per affrontare questo caso. Primo, presentare il caso alla Corte Penale Internazionale chiedendo delle incriminazioni pesanti. Secondo, includere il massacro del 1988 nella missione dell’Inviato Speciale sull’Iran. Questa può essere una base soddisfacente per incriminare i responsabili. E c’è una soluzione più veloce attraverso la Commissione Investigativa dell’ONU. Questa può essere controllata dal Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani e soprattutto dall’Alto Commissario, per quanto attiene alle gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani. Finora sono state create 18 commissioni investigative e otto casi riguardavano violazioni dei diritti umani”, ha detto.

Anche molti testimoni oculari hanno parlato alla conferenza.

Farzad Madadzadeh, ex-prigioniero politico in Iran, ha parlato di ciò che ha visto nelle carceri iraniane, dei crimini e delle torture sui prigionieri politici in diverse carceri del paese. Ha anche parlato delle varie pressioni e delle misure disumane imposte a lui stesso e ad altri suoi compagni di cella.

Iran Mansouri, parente di alcuni prigionieri politici in Iran, ha parlato degli arresti, delle torture e delle tremende pressioni sui prigionieri politici nelle carceri iraniane.

Simin Nouri ha parlato del ruolo delle donne nell’opposizione iraniana, spiegando anche le attività del movimento delle donne e il sostegno internazionale a queste attività.

Masoumeh Joshaghani, un’altra ex-prigioniera politica, ha fornito ulteriori dettagli su ciò a cui ha assistito nelle carceri del regime e su come i prigionieri politici, in particolare le donne, hanno resistito a queste atrocità.

Azade Alamian ha parlato dell’entità delle attività delle donne contro il regime che mirano a ristabilire la libertà e l’uguaglianza.

 

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