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Generale David Phillips e Sara Phillips: Abbiamo lasciato i residenti di Ashraf ai veri terroristi

CNRI  – Durante la conferenza internazionale tenutasi a Parigi Venerdi 20 Gennaio 2012 in difesa di Ashraf, il Generale David Phillips, l’ex-ufficiale responsabile per la salvezza e la sicurezza dei membri del OMPI a Campo Ashraf, ha fatto le seguenti osservazioni: (Durante il discorso del Generale Phillips, sua figlia Sara Phillips si è unita a lui con altre argomentazioni a sostegno.)
Grazie. Madame Rajavi, distinti ospiti, gente di tutto il mondo che amate la libertà e, soprattutto,  3400 residenti di Campo Ashraf, sono onorato di essere con voi oggi. Voi ad Ashraf, avete sopportato molto durante questi nove anni passati  praticamente in prigionia. Non abbiate dubbi su questo. I primi sei anni sono passati sotto la protezione delle forze di coalizione. E per gl ultimi tre anni trascorsi siete stati sotto la barbara prigionia del regimie di Al-Maliki. Questo riguarda i miei amici a Campo Ashraf che conosco personalmente, ma è importante anche che questo discorso richiami l’attenzione del mondo per evidenziare la difficile condizione di questi 3400 uomini e donne.
Posso solo immaginare come avranno riso i mullah quando, a seguito degli ordini ricevuti, la mia unità spense e confiscò i trasmettitori radio del MEK, zittendo la voce per la libertà del popolo iraniano. La ragione che mi fu data fu che quelli del MEK erano terroristi quindi, ovviamente, mandavano trasmissioni terroristiche. La decisione di tagliare questo collegamento tra il MEK e la gente che vive sotto la stretta ferrea dei mullah, è stata ridicola. Se si torna indietro con la mente e si guarda a queste decisioni uno se lo deve proprio chiedere.
Raccogliere il MEK a Campo Ashraf, io sono stato parte di questo. Disarmarli, io ero là. Porli sotto restrizioni detentive, io l’ho fatto. E zittire la loro radio. Sembra quasi che stessimo lavorando per i mullah invece che per le forze di coalizione.
Mentre i soldati dell’89ma brigata di Polizia Militare, la mia brigata, rinchiudeva 3400 membri del MEK a Campo Ashraf, nello stesso momento il regime dei mullah stava fornendo armamenti ed EFP (proiettili esplosivi) e altre munizioni destinate a uccidere quei soldati. E ora stiamo veramente seguendo gli ordini dei mullah tenendo il Mek fuori dal campo di battaglia e fuori da questa equazione. I mullah potevano anche non pagare o corrompere o estorcere o ricattare nel reale sforzo di sconfiggere il numero uno dei suoi oppositori, il MEK. Noi, gli Stati Uniti, l’abbiamo fatto per loro.
Tanto per peggiorare le cose, ci siamo ritirati da una promessa scritta fatta di proteggerli, abbandonando così proprio le persone che possono portare il cambiamento in Iran. Li abbiamo lasciati ai veri terroristi. Questo al-Maliki ha uno sporco passato in molte attività, ma nessuna è stata così sporca come il trattamento repressivo, sadico e barbaro degli uomini e delle donne di Campo Ashraf, la Resistenza Iraniana.
Al-Maliki,puoi fare del revisionismo storico, ma non c’è modo di togliere dalle tue mani il sangue dell’omicidio di più di 40 persone indifese a cui era stato garantito lo status di persone protette per diritto della Quarta Convenzione di Ginevra, per non parlare degli oltre mille che sono stati feriti alcuni in modo molto grave. Ho perso il sonno perché io sono stato il portavoce delle forze di coalizione nei confronti del MEK a Campo Ashraf. Come comandante dell’89ma brigata di Polizia Militare, io ho condotto vaste operazioni alla ricerca di violazioni dell’accordo fatto con il MEK sul loro disarmo. Non ho mai trovato una violazione. Ho condotto le mie truppe a cercare in ogni centimetro quadrato di quei 36 kilometri quadrati di strutture e non è stato trovato neanche un pezzo di contrabbando, nessuna violazione. Le mie truppe hanno anche partecipato, con altre agenzie governative, alla determinazione dello status di ognuna di quelle 3400 persone. E nessuno è stato scoperto essere associato ad atti terroristici o persino qualunque atto criminale.
Ad ogni residente di Ashraf è stato data una promessa individuale, a ciascuno di loro una promessa scritta di protezione. Ho portato io personalmente la prima promessa scritta. E quella promessa è stata infranta quando abbiamo abbandonato questi 3400 uomini e donne ad una forza militare indisciplinata, sotto il comando e il controllo del burattino del regime iraniano, Al-Maliki.
Ho perso il sonno ogni notte perché abbiamo sbagliato. Abbiamo compiuto l’irragionevole atto di ritirare una promessa governativa di proteggere queste persone. Al-Maliki, sospetto che anche tu abbia perso il sonno perché hai venduto la tua anima. I mullah probabilmente ridono a crepapelle delle tue azioni insensate, intentando cause per omicidio e distruggendo tutto ciò che minaccia il loro potere assoluto e fascista. Sì, tu perdi il sonno sapendo che sei responsabile dell’omicidio di oltre 40 membri del MEK.
Certamente ti devi rendere conto che quando non sarai più utile ai mullah, loro si libereranno anche di te. Sì tutti e due abbiamo perso il sonno. Solo che io sto facendo tutto ciò che posso per salvare le vite di quei 3400 uomini e donne, mentre tu, Al-Maliki, stai facendo l’opposto. [applausi]  Grazie a voi per avermi coinvolto e permesso di riparare ad un torto.
C’è stata molta falsa propaganda e bugie sui media internazionali. Diffuse da individui come Ann Singleton e Renee Behinifar. La loro “conoscenza diretta” di Campo Ashraf è praticamente inesistente, eppure parlano come se avessero un’intuizione innata. Ho letto i loro scritti, il recente articolo di Ms. Behinifar, del 29 Novembre. Se l’argomento non fosse così serio e diffamatorio sarebbe una buona storia per una fiction, perché solo questo è: finzione.
E che dire di un’altra donna, un Irano-Americana? Ma a differenza delle due che ho citato precedentemene, lei è – scusate, devo riformulare la frase in un altro tempo, tempo passato –  lei era una brillante studentessa in medicina a Houston, in Texas, ed è stata freddata nella sua auto la scorsa settimana. Il suo nome era Gelareh Bagherzadeh. Quale è stato il suo crimine? Solo aver parlato in favore dei diritti delle donne, specialmente delle donne dell’Iran  che sono orribilmente maltrattate e soggiogate da quegli uomini insicuri che sono i mullah. La mia ipotesi, ed è solo un’ipotesi basata su 35 anni nelle forze dell’ordine e di esperienza nella polizia militare, è che quando il sospetto verrà trovato, l’assalitore, quell’individuo si scoprirà che non era d’accordo sul suo diritto di protestare. L’ndagine è in corso, vedremo.
Io ho vissuto con la gente di Campo Ashraf per oltre un anno ed ho lavorato con loro per molti di più. Poche persone li conoscono meglio. Le mie informazioni di prima mano vengono dalla mia personale esperienza, non sono ottenute attraverso la politica o la propaganda o le bugie. Io l’ho visto. Io ci ho vissuto, a differenza di altre persone che scrivono con poca o nessuna esperienza o conoscenza diretta, dalle loro torri d’avorio e sputano continuamente supposizioni inconsistenti. Uno di questi rapporti è stato pubblicato da un’organizzazione che un tempo rispettavo. Era la Human Rights Watch Report su Campo Ashraf. Sebbene fossi ancora in servizio attivo a quel tempo, sentii che era talmente esagerato, in maniera così ridicola che dovetti dirlo apertamente. Mi opposi a quel rapporto del Human Rights Watch scrivendo al suo direttore. Riesco a pensare a poche cose che mi hanno reso più fiero del prendere posizione e confutare la spazzatura che c’era al suo interno. Nella mia lettera menzionai il fatto di volere che mia figlia visitasse e passasse del tempo a Campo Ashraf. Stranamente, non ricevetti un singolo commento dal direttore di Human Rights Watch.
Ma ora devo tirare fuori alcune informazioni problematiche provenienti dalle mie fonti nel governo iracheno e al Ministero degli Interni. I miei amici iracheni mi hanno detto che, non solo Camp Liberty è stato saccheggiato, preda di atti vandalici e “ripulito”, ma che una piccola palazzina è stata costruita a mo’ di prigione e non per ospitare tutte le 3400 persone del MEK. Le mie fonti, con le quali ho lavorato, ho buttato sangue, ed ho combattuto, ecco perché mi fido di loro, mi hanno detto che Camp Cropper sull’altro lato degli impianti del BIAP, l’aeroporto internazionale di Baghdad, è stato riaperto. Queste sono le strutture dove abbiamo detenuto gli ex-leaders del regime Baathista. Lo so, le mie truppe dirigevano quella struttura. Verrà riaperta per i leader del MEK per i quali sono stati emessi i mandati di arresto. Bene Segretario Clinton, se non è così, verifichiamolo. Andrò personalmente a Baghdad a dare un’occhiata e riferirò. E questo non costerà nulla ai contribuenti americani. Lo farò a mie spese. Presidente Obama, mi mandi come un ex-generale che conosce bene Camp Liberty, avendoci anche vissuto, e che sa cosa ci vuole per alloggiare migliaia di persone fornendo loro lo stretto necessario per l’igiene, la qualità della vita, il cibo – oh parliamo della qualità della vita. Persino i cesti da basket sono stati saccheggiati. Ho una foto di come appare Camp Liberty ora. Ho parlato del rapporto di Human Rights Watch e di come non sono stato contattato da loro, ma sono stato contattato da altre parti. Molte di loro sono state positive, ma c’è n’è stata qualcuna negativa. Quelli del lato negativo mi hanno accusato di usare il nome di mia figlia invano. Oh che pazzi! Non conoscono mia figlia. [applausi] Come le donne del MEK, la devozione di mia figlia e la sua determinazione possono rappresentare un pensiero spaventoso per i mullah dell’Iran. Come vi ho detto, sono molto fiero di aver scritto al direttore confutando quel rapporto [applausi] Quindi per quelli che hanno detto che ho usato il nome di mia figlia invano in quella lettera, perché non lo sentite da lei? Sara, vuoi venire qui e dirmi se ho usato il tuo nome invano?
  Sarah PHILLIPS: Grazie. E perdonatemi; non sono molto brava a parlare in pubblico, ma farò del mio meglio. Come ha detto mio padre, mi chiamo Sara Phillips, e sono sua figlia. Vorrei raccontarvi un po’ di come sono arrivata a conoscere la gente di Ashraf.
Nel 2003 la mia comprensione del mondo è stata distrutta. Ho appreso che, contrariamente a ciò che generalmente si crede, specialmente in America, non tutte le donne nelle regioni dell’Asia Sud Occidentale rimangono arrendevoli di fronte all’oppressione. C’è un gruppo particolare di donne che non lasciano davvero che le loro vite le vengano imposte. Me l’ha detto mio padre che a quell’epoca era in Iraq. Mi chiamò con il suo telefono cellulare internazionale; io all’epoca ero nella mia stanza nel dormitorio. Mi ricordo che mi chiamò e mi disse: “Sara, ho scoperto le tue Amazzoni moderne, le donne-guerriere, quelle che hai sempre cercato e delle quali hai letto “.
Mi disse: “Non indovinerai mai dove le ho trovate.” E’ stato quel giorno che ho appreso di queste donne coraggiose e in realtà ciò che è stato ancora più scioccante per me è il fatto che non erano solo donne, c’erano anche uomini al loro fianco nel disprezzo della tirannia. Ho appreso dei Mojahedin e-Khalq e ho pregato mio padre, l’ho pregato: “Fammi incontrare queste donne. Ancora meglio, ancora meglio, fammi prendere il loro manto e lasciami combattere con loro”.
Sono riuscite non solo a rompere gli stereotipi e i ruoli, ma hanno superato ostacoli insormontabili per assurgere ad una posizione di autorità e potere. Queste donne e uomini del MEK credono nella democrazia e nell’uguaglianza di diritti. Credono nella libertà. Che parola meravigliosa, libertà. Il dizionario Webster definisce la libertà come “una qualità o stato dell’essere libero, l’assenza di necessità, coercizione o costrizione nella scelta e nelle azioni; liberazione dalle limitazioni del potere di un altro”. Poco  dopo aver appreso della gente di Campo Ashraf ho iniziato a corrispondere con molti di loro. Se state ascoltando oggi, e spero sinceramente che le donne di Ashraf siano in grado di ascoltare le mie parole, sono felice di aver ricevuto le vostre lettere elettroniche e sono felice di aver potuto condividere le informazioni con i ragazzi del mio campus e con gli amici facendogli sapere cosa succedeva ad Ashraf e nel mondo. [applausi] Non ci sono molte persone nel mondo così valorose come queste donne del MEK con le quali ho avuto l’assoluto onore di corrispondere. Noi parleremo nelle nostre e-mail e nelle nostre lettere un giorno, incontrandoci non solo in un Ashraf libero ma anche in una Tehran libera, come sorelle globali, e finalmente potremo attraversare quei confini. [applausi]
Mio padre ha tenuto molti discorsi ultimamente difendendo la sua posizione sul fatto che il MEK debba essere tolto dalla lista dei terroristi. Molti di voi gli credono, e sapete anche che questo è vero. Ma per quelli che volessero discutere la posizione di mio padre, e persino il suo carattere, nell’usare sua figlia come uno strumento, voglio dirvi una cosa.
Quando mio padre venne inviato all’inizio in Iraq, e questa è una storia vera, mi avvertì: “Sara, non avere quell’aria sognante. Non essere così eccitata da queste storie che ti ho raccontato perché potrebbero anche essere delle falsità. Quelli di cui stiamo parlando sono terroristi.” Era scettico quanto qualsiasi altro americano sarebbe stato sugli atteggiamenti del MEK, avendo l’immagine che erano terroristi.
Ma quando vi ho parlato del mio carattere e della mia posizione qui oggi, come si dice: “La mela non cade mai lontano dall’albero”. Il mio carattere è come quello  di mio padre. E lui cammina con gli occhi aperti ed il cuore aperto. Quando ha cominciato a rendersi conto che le persone di Campo Ashraf non erano terroristi, ha cominciato ad attivarsi, ha cominciato a sostenerli  e mi ha spronato a far circolare piu informazioni che potevo. Ma nel momento in cui ha lasciato l’Iraq mio padre sapeva, senza alcun dubbio, che ciò che all’inizio gli era stato detto sulla gente di Campo Ashraf era una evidente falsità e propaganda per dare maggior potere a uomini spietati e corrotti. Ho sempre sentito che quello che facevo non era abbastanza, ero solo una giovane e semplice ragazza in America. Cosa potevo sapere di questa situazione? Ho sempre sentito che da così lontano la mia voce sarebbe stata molto flebile, che le mie parole non potevano essere udite. Sono molto fortunata di essere qui oggi davanti a voi tutti e finalmente lasciare che la mia voce venga udita.
Posso solo sperare che quelli che stanno ascoltando in America, che veramente hanno il potere di provocare un cambiamento in questa situazione per molte migliaia di brave persone, stiano ascoltando. Per come sono le cose ora, ho paura per la gente di Campo Ashraf, ho paura che le donne e gli uomini si troveranno senza alcuna difesa a dover fronteggiare una grande forza. Se tutto quello che posso offrire da qui oggi, come un’arma per loro, è la mia voce, allora griderò perché vengano rimossi dalla lista dei terroristi. Queste persone sono buone, non sono terroristi. Grazie.
Generale PHILLIPS: Madame Rajavi, sono sicuro che quasi un migliaio di altre giovani donne del MEK apprezzeranno avere un’altra giovane donna che va lì e lavora con loro. Perché sì, io affido la sicurezza della mia stessa figlia nelle mani di presunti terroristi. Ma non dipende da me. Non dipende da me. Dipende da mia figlia. Sara, a te la scelta. Se ne avrò l’opportunità e la presidente mi permetterà di andare, verrai con me anche se significasse dovere andare ad Ashraf?
Sara PHILLIPS:            Io dico, andiamo
PHILLIPS:       Grazie

 

 

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