lunedì, Febbraio 6, 2023
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Editoriale: Il regime iraniano dà il via al gioco del rimpasto di governo ai tempi supplementari

I notiziari e gli analisti hanno scoperto che i media del regime iraniano in questi giorni sono pieni di una questione del tutto nuova: quella del rimpasto del governo di Hassan Rouhani.
Un rimpasto di governo è qualcosa senza precedenti nella storia del regime iraniano, con rari esempi scoperti negli ultimi 11 governi dei mullah, dovuti soprattutto a conflitti e scontri interni al regime e non come risultato di un cambiamento delle politiche di governo.

Qualcosa che potrebbe essere definito in maniera molto più appropriata come una “riallocazione di posizioni”, piuttosto che un rimpasto di governo.
Sollevare la questione di un rimpasto di governo nelle dittature generalmente è una reazione a situazioni minacciose dovute a sviluppi interni, sociali e politici, oppure a pressioni internazionali, come i continui rimpasti durante gli ultimi cinque mesi del regime dello Scià, nel 1979, che rappresentano un chiaro esempio di questo genere.
Una questione importantissima da precisare è che quando un sistema non riesce a produrre nessun cambiamento o miglioramento all’interno della sua struttura giocandosi la carta delle “riforme” in patria e quella dell’“accondiscendenza” all’estero, allora come si può supporre che ai tempi supplementari tiri fuori dal suo grosso libro dei trucchi una carta vincente, spostando semplicemente alcuni pezzi i quali hanno tutti giurato lealtà al principio del vilayat-e-faqih (il potere assoluto dei religiosi) nel momento stesso della fondazione del regime?
Ciò che è piuttosto chiaro sia al popolo iraniano che al regime dei mullah, quali due estremità della società iraniana, è che la situazione politica della società stessa, il corso degli sviluppi politici, sociali ed internazionali rappresentano tutte minacce all’esistenza stessa del regime del velayat-e faqih. Queste condizioni intimidatorie, senza alcun dubbio i fattori più importanti che stanno costringendo il regime a ricorrere al ridicolo show del rimpasto di governo, cambiando un pezzo alla fine del suo mandato, possono essere riassunti in tre sviluppi principali:
1- Un totale cambio di regime è ciò che tutta la società iraniana sta chiedendo. Una richiesta che diventa più forte giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, anno dopo anno, alla quale il popolo iraniano non ha mai rinunciato e che ha continuamente invocato nelle sue proteste e nelle sue rivolte.
Questo è un fatto che il capo dell’ufficio di Rouhani, Vaezi, è stato costretto ad ammettere, anche se implicitamente: “Le nuove circostanze richiedono che alcuni membri del governo, nominati dal presidente in condizioni normali, vengano sostituiti”, ha detto Vaezi mentre si recava all’incontro del gabinetto di Rouhani con Khamenei.
2- Riguardo ai fattori internazionali, le due questioni dell’accordo sul nucleare del 2015, noto anche come JCPOA e dei diritti umani, hanno messo sotto la massima pressione il regime dei mullah in maniera irreversibile. Queste due crisi, entrambe il risultato della lotta e della resistenza del popolo iraniano, avranno degli effetti diretti e devastanti su tutto il regime dei mullah nel suo complesso.
3- I conflitti tra le bande rivali del regime sono giunte ben oltre i confini quantitativi e ora si stanno diffondendo alle fondamenta del regime, uno sviluppo questo che è senza dubbio il risultato del primo fattore, vale a dire delle proteste popolari in tutta la nazione.
I tre fatti e sviluppi summenzionati hanno unito le mani che stanno spingendo tutto il regime del velayat-e faqih verso una crisi di identità sempre più profonda. Ecco perché la questione del rimpasto di governo viene sollevata con la supervisione di Khamenei, perché agisca da valvola di sicurezza per prolungare la vita del regime.
Per attuare questo cosiddetto rimpasto di governo, dalla scatola dei trucchi del regime è stata tirata fuori una ben nota combinazione di volgarità, bugie, menzogne e inganni, che ha portato come risultato alla sostituzione di un solo pezzo, cioè alle dimissioni del capo della banca centrale del regime alla fine del suo mandato!
Nel presentare questo pacchetto, Hassan Rouhani ha dichiarato, nella maniera più rozza, che la ragione per cui il popolo sfruttato odia l’attuale capo della banca centrale è la sua lotta contro la corruzione. E ha detto: “Seif è stato un direttore estremamente onesto e prezioso che ha svolto i suoi obblighi molto bene. La lotta alla corruzione creata da entità non autorizzate, verrà ricordata nella storia come un successo di Seif. Egli ha combattuto questo tipo di corruzione con tutte le sue forze ed è riuscito a rimuovere questo tumore maligno” (discorso di Hassan Rouhani – Mercoledì 25 Luglio 2018).
Ma per vedere la vera immagine, sarebbe sufficiente spostare l’inquadratura da Rouhani e zoomare attraverso la finestra del suo ufficio, sulle persone che hanno continuato a radunarsi per gli ultimi due anni di fronte agli enti statali truffaldini, gridando e bussando alle loro porte chiuse per poter riottenere parte dei loro patrimoni.
E per rispondere alle affermazioni di Rouhani, basterebbe mettere sul tavolo il passato di Seif mostrandogli le terribili realtà che continuano ad attanagliare il popolo iraniano: un tasso di inflazione quadruplicato, un tasso di cambio con la valuta estera triplicato, una diminuzione del 75% del valore della valuta nazionale e la lista continua.
Le affermazioni di Rouhani sono così palesemente rozze e ridicole che persino il parlamentare del regime Ahmadi Lashki le ha contestate cercando di mostrare al presidente del regime la vera realtà dei fatti. “Presidente Rouhani, per quanto ancora continuerà a legare l’economia del paese alle politiche di Seif? A causa delle politiche errate di Seif, molte persone si sono rivoltate contro il regime islamico. Quando ha intenzione di annunciare la data in cui gli istituti di credito falliti ripagheranno i loro investitori? Quando ha intenzione di stabilizzare la valuta e il mercato dell’oro?”, ha detto Lashki il 24 Luglio 2018.
Ma a parte questi soliti giochi e i pacchetti banali, la verità è che Khamenei, Rouhani e tutti i membri dei loro uffici e del governo, così come i parlamentari, sono assolutamente consapevoli di ciò che hanno fatto al popolo e, per dirlo con le parole del capo dell’ufficio di Rouhani, Vaezi, “di ciò che le nuove circostanze richiedono”.
Le nuove circostanze, nelle quali i cosiddetti ponti “riformisti” e moderati” sono stati completamente distrutti dal popolo iraniano, che ha lanciato una protesta a livello nazionale a Gennaio e che da allora non ha mai smesso di protestare, l’epoca d’oro della politica di accondiscendenza dell’Occidente si è trasformata in giorni e settimane di pressione a livello globale, il collasso della struttura economica del paese e i conflitti all’interno della mafia al potere hanno raggiunto le fondamenta stesse del regime, tutto suggerisce un gioco al rimpasto nei tempi supplementari e non con gli spettatori seduti allo stadio a tifare per le loro squadre, ma che invece si sono riversati nelle strade e nelle piazze delle città a gridare i loro 40 anni di amore per la libertà e per iniziare in Iran un enorme rimpasto che ponga fine al predominio del velayat-e faqih e che rovesci il regime dei mullah.

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