
Martedì 10 settembre, prigionieri politici in 21 prigioni in Iran hanno iniziato uno sciopero della fame come parte della campagna in corso “No to Executions Tuesdays (I martedì del No alle esecuzioni)”, ora alla sua 33a settimana consecutiva. Questa protesta, che sta guadagnando costantemente slancio a livello nazionale, cerca di aumentare la consapevolezza e l’opposizione rispetto all’uso della pena di morte da parte del regime, che è aumentato negli ultimi mesi.
Questi prigioni sono:
Evin Prison (Women’s Ward, Wards 4 and 6),
Ghezel Hesar Prison (Units 3 and 4),
Karaj Central Prison,
Greater Tehran Prison,
Khorramabad Prison,
Shiraz Military Prison,
Bam Prison,
Esfahan’s Asadabad Prison,
Mashhad Prison,
Lakan Rasht Prison (Men’s and Women’s Wards),
Qaem Shahr Prison,
Ardabil Prison,
Tabriz Prison,
Urmia Prison,
Khoy Prison,
Naqadeh Prison,
Salmas Prison,
Saqqez Prison,
Baneh Prison,
Mariwan Prison, e
Kamyaran Prison.
La dichiarazione congiunta dei prigionieri condanna la recente repressione del regime, gli arresti ingiusti e le tattiche intimidatorie impiegate dai funzionari carcerari, in particolare nella prigione di Urmia, dove i partecipanti alla campagna sono stati minacciati da Peyman Khanzadeh, direttore della prigione, e Nader Azarnia, capo della sicurezza.
I prigionieri hanno riferito che 29 persone sono già state giustiziate dal 21 agosto, con molteplici segnalazioni di detenuti torturati a morte. Gli scioperanti hanno ricordato che questi abusi sono stati evidenziati nel recente rapporto dell’allora relatore speciale delle Nazioni Unite Javaid Rehman, che descrive le azioni del regime come “crimini barbari” i cui perpetratori devono essere chiamati a rispondere a livello internazionale. Nella loro dichiarazione, i prigionieri in sciopero hanno ribadito il loro impegno a continuare la campagna fino all’abolizione della pena di morte e hanno invitato tutti i prigionieri in Iran a unirsi alla causa. Hanno anche esortato la relatrice speciale delle Nazioni Unite Mai Sato a visitare le prigioni iraniane, in particolare per indagare sulle condizioni dei prigionieri politici e dei condannati a morte.
I have been the Special Rapporteur on #Iran 1 month. During August 2024, at least 93 individuals were executed. Based on information received, only a fraction is officially reported by the Islamic Republic of #Iran, highlighting the need for transparency. https://t.co/vVfWuexkMI
— Mai Sato (@drmaisato) September 3, 2024
Questa protesta coordinata riflette la più ampia agitazione in Iran, con continue dimostrazioni da parte di vari gruppi sociali, tra i quali operai, infermieri, pensionati e insegnanti, che chiedono giustizia e un cambiamento radicale. Mentre cresce l’attenzione internazionale sulla situazione nelle prigioni iraniane, lo sciopero della fame dei prigionieri è un potente simbolo di resistenza contro le tattiche repressive del regime e l’uso eccessivo della pena di morte.
Intanto, Amnesty International ha sollevato preoccupazioni urgenti riguardo all’imminente rischio di esecuzione cui è esposta Sharifeh Mohammadi, un’attivista per i diritti umani in Iran. Mohammadi, condannata a morte nel giugno 2024 da una corte rivoluzionaria a Rasht, nella provincia di Gilan, viene punita esclusivamente per la sua pacifica difesa dei diritti delle donne e dei lavoratori, nonché per la sua aperta opposizione alla pena di morte. La sua condanna è stata comminata dopo un processo gravemente iniquo, durante il quale le sue accuse di tortura e maltrattamenti non sono mai state indagate.
