Caveat Emptor! (Avvertimento Emptor!)
The Hill (Congress Blog) – Di Brian Binley MP (Member of Parliament)
La situazione che descriverò potrebbe apparire assurda a voi che leggete, ma è crudamente reale per un gruppo di iraniani esuli, che hanno creduto negli Stati Uniti, e che corrono, ora, il rischio di essere massacrati.
Immaginate per un momento di essere rifugiati del Campo di Ashraf in Iraq e di essere uno dei 3400 dissidenti iraniani indifesi, classificato come “Persona Protetta”, secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, da parte degli Stati Uniti nel 2004 (e solo dopo numerose revisioni da parte di apparati di indagine e corpi investigativi americani). Inoltre, immaginate che il governo del Primo Ministro Iracheno Nouri Al-Maliki, con impareggiabile parallelismo con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran, e col supremo Leader iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, avessero attaccato, congiuntamente, il vostro campo – una volta nel luglio 2009 ed di nuovo nell’aprile 2011 – uccidendo circa 50 persone disarmate, tra uomini e donne, e ferendone un centinaio. Successivamente, Al-Maliki e il suo governo, insieme al suo confinante alleato, hanno inequivocabilmente stabilito il loro desiderio di annichilire i rifugiati di Ashraf, e chiudere il campo entro la fine del 2011.
Ora, i rifugiati di Ashraf, che tra l’altro affrontano un assedio inumano portato contro il loro campo, e non hanno neanche accesso alla minima assistenza medica per i loro feriti e per tutti quelli, tra i residenti, che versano in condizioni critiche, hanno improvvisamente ricevuto un annuncio nientemeno che dall’Ambasciatore Lawrence Butler, Deputato Assistente Segretario nell’Ufficio degli Affari del Vicino Oriente. L’Ambasciatore ha proposto ai residenti di essere trasferiti da qualche altra parte in Iraq.
La domanda è: accettereste la sua proposta?
Ma vediamo la proposta di Butler. Sì, avete sentito bene! La sua suggestiva proposta aveva il senso di controbattere quella del Parlamento Europeo, che auspicava una dislocazione volontaria dei rifugiati di Ashraf in altri Paesi, dove possano essere al riparo dagli attacchi criminali di Al-Maliki e delle sue forze armate, così come da analoghi atti ordinati da Khamenei e dagli altri mullah di Teheran.
Come potrebbe, dunque, proteggere i rifugiati di Ashraf, il loro dislocamento in non precisate località all’interno dell’Iraq? L’ambasciatore degli Stati Uniti non ha una risposta, o forse, non ha abbastanza interesse alle migliaia di vite umane, da elaborare una proposta razionale.
Sentite le parole del Generale Hugh Shelton, ex Presidente del Personale Congiunto, che si trovava a Washington il 17 luglio, che ha pronunciato a proposito del piano di Butler: “La sua idea (di Butler), secondo la quale i residenti di Ashraf debbano essere dislocati da qualche altra parte in Iraq, senza nessuna assicurazione, e persino senza nessuna apparente preoccupazione per la loro sicurezza o fornendo una ragione sul perché questa sia una buona idea, oltre al dire che devono allontanarsi dal confine iraniano, è spaventosa. Questo mi induce a fermarmi e stupirmi: Cosa beve quest’uomo?”
Chiaramente, un trasferimento è certamente una soluzione per i rifugiati di Ashraf, terrorizzati e uccisi dalle forze di Al-Maliki, il quale ha dimostrato di essere capace di assassinio premeditato di uomini e donne indifesi.
Ma naturalmente, né voi né nessun altro potreste accettare il consiglio dell’ambasciatore, specialmente se si considera la risoluzione approvata all’unanimità dal Comitato agli Affari Esteri della Camera dei Deputati (come emendamento di H.R. 2583 dell’Atto di Autorizzazione delle Relazioni Estere, anno fiscale 2012). La risoluzione, introdotta dal Deputato Ted Poe (R. Texas), stipula che gli Stati Uniti, tra le altre misure di supporto ai rifugiati di Ashraf, deve “…fare ogni passo appropriato e necessario, in accordo coi concordati internazionali, a supporto degli impegni degli Stati Uniti di assicurare protezione e sicurezza fisica ai residenti del Campo di Ashraf; e fare ogni passo appropriato e necessario per impedire la deportazione forzata dei rifugiati di Ashraf all’interno dell’Iraq, e favorire una robusta presenza della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite (UNAMI) in Iraq, nel Campo di Ashraf.”
Come potrebbero i residenti di Ashraf, accettare razionalmente l’idea di un dislocamento all’interno dell’Iraq, quando un importante comitato del Congresso americano ha unanimemente rigettato questa stessa soluzione come pericolosa per la loro sicurezza?
Il portavoce del Parlamento iracheno, Osama Al-Noujaifi, ha inequivocabilmente affermato al Parlamento Europeo, questo 13 luglio: “Noi approviamo la soluzione europea di reinsediamento dei rifugiati in un terzo Paese (oltre Iran e Iraq), e se potessero essere trasferiti in Europa, sarà, questa, una soluzione ottimale. Il piano proposto dagli americani di dislocarli all’interno dell’Iraq è stato rigettato da tutte le parti in causa, e anche noi lo consideriamo inaccettabile, a avalliamo la soluzione di un terzo Paese. Noi auspichiamo che si vogliano rispettare i diritti umani di di questi rifugiati politici, e deploriamo quanto è loro accaduto.”
Il piano dell’ambasciatore Butler di dislocare i rifugiati di Ashraf in aree dell’Iraq imprecisate, sotto il controllo di Al-Maliki, comporta il grave rischio di creare ulteriori orrori, e deve essere immediatamente rigettato.
Gli Stati Uniti hanno siglato un accordo di protezione con ogni residente di Ashraf, fino al loro reinsediamento finale; di conseguenza, questo comporta una innegabile responsabilità e un obbligo legale, morale e politico.
Il Dipartimento di Stato deve fare attenzione agli appelli bipartisan del Comitato Parlamentare, e continuare a garantire la protezione dei rifugiati di Ashraf o sostenere il piano del Parlamento Europeo di spostarli in un terzo Paese.
Il Segretario di Stato Clinton e sicuramente il Presidente Obama, non vogliono ereditarne la carneficina.
Se il Dipartimento di Stato crede che l’irresponsabile opzione sostenuta dall’ambasciatore Butler possa permettere agli Stati Uniti di lavarsi le mani della propria responsabilità di proteggere i rifugiati di Ashraf, farebbe un serio errore di calcolo, e le campane d’allarme rintoccherebbero: “Caveat Emptor!”
Brian Binley è un membro del Parlamento del Regno Unito.
The Hill (Congress Blog) – Di Brian Binley MP (Member of Parliament)
La situazione che descriverò potrebbe apparire assurda a voi che leggete, ma è crudamente reale per un gruppo di iraniani esuli, che hanno creduto negli Stati Uniti, e che corrono, ora, il rischio di essere massacrati. Immaginate per un momento di essere rifugiati del Campo di Ashraf in Iraq e di essere uno dei 3400 dissidenti iraniani indifesi, classificato come “Persona Protetta”, secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, da parte degli Stati Uniti nel 2004 (e solo dopo numerose revisioni da parte di apparati di indagine e corpi investigativi americani). Inoltre, immaginate che il governo del Primo Ministro Iracheno Nouri Al-Maliki, con impareggiabile parallelismo con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche dell’Iran, e col supremo Leader iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, avessero attaccato, congiuntamente, il vostro campo – una volta nel luglio 2009 ed di nuovo nell’aprile 2011 – uccidendo circa 50 persone disarmate, tra uomini e donne, e ferendone un centinaio. Successivamente, Al-Maliki e il suo governo, insieme al suo confinante alleato, hanno inequivocabilmente stabilito il loro desiderio di annichilire i rifugiati di Ashraf, e chiudere il campo entro la fine del 2011.
Ora, i rifugiati di Ashraf, che tra l’altro affrontano un assedio inumano portato contro il loro campo, e non hanno neanche accesso alla minima assistenza medica per i loro feriti e per tutti quelli, tra i residenti, che versano in condizioni critiche, hanno improvvisamente ricevuto un annuncio nientemeno che dall’Ambasciatore Lawrence Butler, Deputato Assistente Segretario nell’Ufficio degli Affari del Vicino Oriente. L’Ambasciatore ha proposto ai residenti di essere trasferiti da qualche altra parte in Iraq.
La domanda è: accettereste la sua proposta?
Ma vediamo la proposta di Butler. Sì, avete sentito bene! La sua suggestiva proposta aveva il senso di controbattere quella del Parlamento Europeo, che auspicava una dislocazione volontaria dei rifugiati di Ashraf in altri Paesi, dove possano essere al riparo dagli attacchi criminali di Al-Maliki e delle sue forze armate, così come da analoghi atti ordinati da Khamenei e dagli altri mullah di Teheran.
Come potrebbe, dunque, proteggere i rifugiati di Ashraf, il loro dislocamento in non precisate località all’interno dell’Iraq? L’ambasciatore degli Stati Uniti non ha una risposta, o forse, non ha abbastanza interesse alle migliaia di vite umane, da elaborare una proposta razionale.
Sentite le parole del Generale Hugh Shelton, ex Presidente del Personale Congiunto, che si trovava a Washington il 17 luglio, che ha pronunciato a proposito del piano di Butler: “La sua idea (di Butler), secondo la quale i residenti di Ashraf debbano essere dislocati da qualche altra parte in Iraq, senza nessuna assicurazione, e persino senza nessuna apparente preoccupazione per la loro sicurezza o fornendo una ragione sul perché questa sia una buona idea, oltre al dire che devono allontanarsi dal confine iraniano, è spaventosa. Questo mi induce a fermarmi e stupirmi: Cosa beve quest’uomo?”
Chiaramente, un trasferimento è certamente una soluzione per i rifugiati di Ashraf, terrorizzati e uccisi dalle forze di Al-Maliki, il quale ha dimostrato di essere capace di assassinio premeditato di uomini e donne indifesi.
Ma naturalmente, né voi né nessun altro potreste accettare il consiglio dell’ambasciatore, specialmente se si considera la risoluzione approvata all’unanimità dal Comitato agli Affari Esteri della Camera dei Deputati (come emendamento di H.R. 2583 dell’Atto di Autorizzazione delle Relazioni Estere, anno fiscale 2012). La risoluzione, introdotta dal Deputato Ted Poe (R. Texas), stipula che gli Stati Uniti, tra le altre misure di supporto ai rifugiati di Ashraf, deve “…fare ogni passo appropriato e necessario, in accordo coi concordati internazionali, a supporto degli impegni degli Stati Uniti di assicurare protezione e sicurezza fisica ai residenti del Campo di Ashraf; e fare ogni passo appropriato e necessario per impedire la deportazione forzata dei rifugiati di Ashraf all’interno dell’Iraq, e favorire una robusta presenza della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite (UNAMI) in Iraq, nel Campo di Ashraf.”
Come potrebbero i residenti di Ashraf, accettare razionalmente l’idea di un dislocamento all’interno dell’Iraq, quando un importante comitato del Congresso americano ha unanimemente rigettato questa stessa soluzione come pericolosa per la loro sicurezza?
Il portavoce del Parlamento iracheno, Osama Al-Noujaifi, ha inequivocabilmente affermato al Parlamento Europeo, questo 13 luglio: “Noi approviamo la soluzione europea di reinsediamento dei rifugiati in un terzo Paese (oltre Iran e Iraq), e se potessero essere trasferiti in Europa, sarà, questa, una soluzione ottimale. Il piano proposto dagli americani di dislocarli all’interno dell’Iraq è stato rigettato da tutte le parti in causa, e anche noi lo consideriamo inaccettabile, a avalliamo la soluzione di un terzo Paese. Noi auspichiamo che si vogliano rispettare i diritti umani di di questi rifugiati politici, e deploriamo quanto è loro accaduto.”
Il piano dell’ambasciatore Butler di dislocare i rifugiati di Ashraf in aree dell’Iraq imprecisate, sotto il controllo di Al-Maliki, comporta il grave rischio di creare ulteriori orrori, e deve essere immediatamente rigettato.
Gli Stati Uniti hanno siglato un accordo di protezione con ogni residente di Ashraf, fino al loro reinsediamento finale; di conseguenza, questo comporta una innegabile responsabilità e un obbligo legale, morale e politico.
Il Dipartimento di Stato deve fare attenzione agli appelli bipartisan del Comitato Parlamentare, e continuare a garantire la protezione dei rifugiati di Ashraf o sostenere il piano del Parlamento Europeo di spostarli in un terzo Paese.
Il Segretario di Stato Clinton e sicuramente il Presidente Obama, non vogliono ereditarne la carneficina.
Se il Dipartimento di Stato crede che l’irresponsabile opzione sostenuta dall’ambasciatore Butler possa permettere agli Stati Uniti di lavarsi le mani della propria responsabilità di proteggere i rifugiati di Ashraf, farebbe un serio errore di calcolo, e le campane d’allarme rintoccherebbero: “Caveat Emptor!”
Brian Binley è un membro del Parlamento del Regno Unito.
