domenica, Gennaio 29, 2023
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Appello all’ONU: Alcuni premi Nobel condannano le esecuzioni compiute dal regime iraniano. I responsabili devono essere incriminati

Un gruppo di premi Nobel ha espresso gravi preoccupazioni per le continue violazioni dei diritti umani in Iran. 21 premi Nobel di Stati Uniti, Canada, Germania e Norvegia hanno pubblicato una lettera chiedendo al Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres di usare i suoi buoni uffici “attraverso il Consiglio dell’ONU per i Diritti Umani, per monitorare più da vicino la situazione dei diritti umani in Iran, informare il mondo delle violazioni che avvengono in quel paese e condannare con fermezza tali violazioni…” e “per la fine immediata degli arresti arbitrari, delle torture e delle esecuzioni. I responsabili di tali esecuzioni devono essere incriminati”, ha scritto Pejman Amiri, un dissidente iraniano e giornalista free-lance in un articolo su NewsBlaze il 22 Luglio 2017. E l’articolo prosegue dicendo:

“I 21 premi Nobel hanno elogiato l’ultimo rapporto del Segretario Generale sulla situazione dei diritti umani in Iran, nel quale ha parlato del massacro del 1988 in Iran, di oltre 30.000 esseri umani innocenti colpevoli di essere amanti della libertà”, ha detto il Dr. Richard J. Roberts, americano, premio Nobel per la medicina che ha guidato questa iniziativa. Il massacro del 1988 attualmente si è rivelato una questione interna molto difficile per i brutali mullah in Iran.

Questi illustri premi Nobel hanno ribadito le loro precedenti comunicazioni avute con l’ONU sul destino dei membri dell’opposizione iraniana, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), nei campi di Ashraf e Liberty in Iraq, che si trovavano sotto costanti attacchi missilistici.

“In comunicazioni precedenti, avevamo espresso la nostra massima ripugnanza per il massacro dei rifugiati nei campi di Ashraf e Liberty in Iraq, tutti oppositori della repressione e delle violazioni dei diritti umani in Iran. Abbiamo inoltre espresso il nostro appoggio riguardo al loro trasferimento sani e salvi fuori dall’Iraq. Fortunatamente, con la supervisione della comunità internazionale, questi residenti sono stati ora trasferiti in altri paesi, come l’Albania. Siamo stati testimoni dei suoi sforzi diretti quale Alto Commissario dell’ONU per i Rifugiati, per perorare la causa dei residenti di Ashraf e Liberty e le esprimiamo la nostra umile gratitudine”, hanno scritto.

Dal 2011 al 2016, quale funzionario capo dell’ONU per i rifugiati, Guterres insieme all’UNHCR ha supportato il trasferimento in sicurezza dei membri del MEK fuori dall’Iraq. E’ personalmente intervenuto presso l’ex-primo ministro iracheno Nouri al-Maliki, per impedire altri attacchi contro i residenti. al-Maliki e le milizie sciite filo-iraniane hanno attaccato regolarmente i membri del MEK per conto di Teheran.

“Noi vogliamo che lei, nella sua nuova posizione, chieda al governo iracheno di risarcire i residenti di Ashraf e Liberty per la perdita delle loro proprietà in Iraq, valutate in 600 milioni di dollari. Durante la loro detenzione in Iraq, il governo non ha permesso loro di vendere le loro proprietà e si è rifiutato di fornire un risarcimento. Questo denaro avrebbe permesso ai residenti di finanziare la loro attuale sistemazione in Albania la quale, da una prospettiva umanitaria, è sia necessaria che vitale”, dice la ancora la lettera dei premi Nobel a Guterres.

“Oltre ai nostri doveri scientifici, far progredire la scienza e migliorare la vita umana, noi consideriamo un nostro dovere difendere i diritti umani in tutto il mondo. Noi crediamo che le due imprese della scienza e dei diritti umani debbano avanzare simultaneamente, per creare un mondo migliore. Calpestare insensatamente i diritti umani nel 21° secolo è assolutamente inaccettabile”, hanno aggiunto, gettando così una luce sulle motivazioni alla base di questa iniziativa umanitaria: condannare l’Iran per il suo numero di esecuzioni pro-capite, che è il più alto del mondo.

Le esecuzioni sono proseguite dalle elezioni presidenziali-farsa di Maggio in Iran, con Hassan Rouhani che ha conservato la sua presidenza. Negli ultimi mesi molte persone sono state impiccate in pubblico. Le impiccagioni avvengono a dispetto dei lobbisti del regime che in tutto il mondo, ed in particolare negli Stati Uniti, cercano di dipingere il governo iraniano e Hassan Rouhani come dei moderati.

Nei primi giorni di questo regime, dopo la rivoluzione del 1979, Rouhani aveva chiesto l’esecuzione pubblica dei dissidenti durante la preghiera del venerdì. Il suo ministro della giustizia fu uno dei quattro membri di una commissione che supervisionava le esecuzioni di oltre 30.000 prigionieri politici e prigionieri di coscienza, durante il massacro del 1988.

Attualmente i parenti delle vittime di esecuzione sono attive sui social media per chiedere che venga fatta giustizia e che vengano assicurati alla giustizia gli aguzzini e coloro che ordinarono le esecuzioni. La lettera dei premi Nobel al Segretario Generale delle Nazioni Unitela quale ribadisce che “Gli autori di queste esecuzioni devono essere incriminati”.

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