venerdì, Gennaio 27, 2023
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Appello al Canada perché faccia pressioni sul regime iraniano

a cura dello staff del CNRI

CNRI – Il mese scorso un iraniano di 63 anni è morto in carcere. Il suo nome era Kavous Seyed-Emami, era direttore della Persian Heritage Wildlife Foundation e professore di sociologia all’Università Imam Sadeq, nella capitale iraniana.

Era stato arrestato durante le proteste della fine di Gennaio e incarcerato.

Sua moglie, Maryam Mombeini, è stata convocata nel carcere di Evin dalle autorità dopo settimane passate senza sapere nulla sulla sorte del marito o dove si trovasse. La donna ha poi subito un crudele interrogatorio sul lavoro del marito e gli agenti hanno cercato di farle firmare una falsa confessione sul coinvolgimento del marito in attività di spionaggio.

E’ stato dopo questo tremendo interrogatorio che a Maryam è stato detto che il marito era morto. Le è stato detto che si era ucciso in cella. Ma la sua famiglia, soprattutto i figli Ramin e Mehran Seyed-Emami, ritengono che sia stato ucciso dalle guardie in carcere.

Maryam è stata avvertita di non parlare ai media, perché se l’avesse fatto avrebbe messo in pericolo la sua famiglia.

La scorsa settimana Maryam ha cercato di lasciare il paese, ma è stata fermata in aeroporto e le è stato proibito di lasciare l’Iran. I suoi figli voglio riportarla a Vancouver il più presto possibile e chiedono al governo canadese di intervenire con urgenza.

Ramin e Mehran hanno ricevuto centinaia di messaggi minacciosi e avvertimenti a non parlare del padre, ma essi ritengono che questo sia l’unico modo per ottenere giustizia. I due fratelli hanno chiesto al governo canadese di indagare sulle circostanze che riguardano l’arresto del padre e la sua conseguente morte.

Alla famiglia ancora non è stato detto perché Kavous fosse stato arrestato e si ritiene che non ci siano assolutamente prove che fosse una spia. I figli dicono che il padre aveva dedicato la sua vita ai problemi ambientali e ad unire le persone.

All’inizio di questa settimana Ramin e Mehran hanno incontrato a New York Chrystia Freeland, il Ministro degli Esteri canadese, perché intervenga con urgenza per fare pressioni sull’Iran. Hanno detto che il ministro Freeland li ha rassicurati che interverrà per far sì che la loro madre possa uscire dall’Iran il più presto possibile. Tuttavia i due fratelli l’hanno sollecitata a parlare di questo pubblicamente.

Dopo la recente ondata di proteste dell’inizio dell’anno, centinaia di persone sono state arrestate e molte alla fine sono morte. Non è raro che i prigionieri politici vengano duramente maltrattati e che molti vengano torturati. Quello che è certo è che molte delle morti dei prigionieri che si trovavano sotto custodia sono state provocate dalle torture e dalla mancanza di cure mediche.

Come quelli di molte altre vittime, i familiari di Seyed-Emami hanno subito una campagna intimidatoria. La loro casa è stata perquisita e loro vengono costantemente sorvegliati. Hanno ricevuto minacce di morte ed hanno visto le autorità portare avanti una campagna diffamatoria contro il loro padre.

Parlando di come le autorità abbiano cercato di ridurli al silenzio, i due fratelli hanno detto che pensano di essere più al sicuro se parlano.

 

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