lunedì, Febbraio 6, 2023
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Amnesty International emette una nota per un’azione urgente per una detenuta iraniana minacciata di estensione della pena

a cura dello staff del CNRI

CNRI – A Maggio di quest’anno, il marito della prigioniera politica Maryam Akbari Monfared, Hassan Jafari Hatam, è stato convocato a Teheran per un interrogatorio. Non aveva idea del perché fosse stato convocato, ma si è recato lo stesso nell’ufficio del Ministero dell’Intelligence.

Appena arrivato è stato aggredito e i funzionari gli hanno detto che la pena di sua moglie sarebbe stata prolungata di altri tre anni. Hanno spiegato ad Hassan che questo sarebbe avvenuto perché sua moglie stava parlando, in alcune lettere aperte dal carcere, dei suoi fratelli e delle decine di migliaia di altri prigionieri politici uccisi durante il massacro del 1988.

Lo scorso anno Maryam ha presentato una denuncia formale chiedendo un’indagine sul massacro del 1988 e da allora ha scritto diverse lettere aperte.

Lunedì Amnesty International ha pubblicato una nota aggiornata di Azione Urgente sul suo caso, dicendo che la donna è stata minacciata di un’estensione della sua pena perché sta chiedendo giustizia per un massacro illegale del 1988.

Il comunicato di Amnesty International precisa che la denuncia ufficiale di Maryam non è stata inoltrata e che, per punizione, le autorità le hanno impedito di presentarsi a degli appuntamenti medici urgenti essenziali per la cura dei suoi problemi alla tiroide e di altri disturbi provocati dall’artrite reumatoide, che le stanno causando gran dolore.

Maryam si trova in carcere dalla fine del 2009. E’ stata condannata a 15 anni con l’accusa di “inimicizia verso Dio”, nonostante il suo solo “crimine” sia stato quello di parlare al telefono con alcuni suoi familiari membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI). Il PMOI è un legittimo gruppo di opposizione che sta combattendo per i diritti del popolo iraniano.

Riguardo al periodo seguente al suo arresto, la nota di Amnesty International afferma: “Maryam Akbari Monfared è stata arrestata il 31 Dicembre 2009. Per i cinque mesi successivi la sua famiglia non ha avuto notizie sulla sua sorte o su dove fosse detenuta. E’ stata tenuta in isolamento i primi 43 giorni dopo il suo arresto, è stata sottoposta a pesanti interrogatori e le è stato completamente negato l’accesso ad un avvocato. Ha incontrato il suo avvocato, d’ufficio, per la prima volta al suo processo che si è limitato ad una breve udienza. A Maggio 2010 è stata condannata a 15 anni di carcere dalla Sezione 15 del tribunale rivoluzionario di Teheran che l’ha accusata di “inimicizia verso Dio” (moharebeh). La corte ha emesso il suo verdetto nonostante l’assenza di qualunque prova che fosse stata coinvolta in attività armate. Amnesty International ritiene che a Maryam Akbari Monfared non sia stato fornito un giudizio scritto, che contenga le prove e le motivazioni legali su cui si è basata la sua incriminazione. Suo marito ha detto che durante l’udienza, il giudice le ha detto che lei stava pagando per le attività dei suoi parenti nell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, un gruppo bandito dal paese che vuole il rovesciamento del governo iraniano. La sezione 33 della Corte Suprema ha confermato la sentenza ad Agosto 2010”.

La nota aggiunge che, nonostante la richiesta di Maryam per un nuovo processo, la Corte Suprema ha deciso che il suo caso non sarebbe stato affrontato di nuovo.

Il massacro del 1988 in Iran ha riguardato personalmente Maryam, perché i suoi fratelli erano tra le 30.000 vittime. Tutti furono seppelliti in fosse comuni anonime.

 

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