sabato, Dicembre 10, 2022
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Amnesty: il regime iraniano deve smettere di costruire strade sopra le fosse comuni dei dissidenti

Amnesty International ha lanciato una campagna urgente per impedire al regime iraniano di costruire una strada sulle fosse comuni dei prigionieri politici assassinati negli anni ’80. L’ associazione per i diritti umani esorta le persone di tutto il mondo a scrivere ai funzionari del regime responsabili di questa decisione e ai loro rappresentanti diplomatici locali prima del 6 settembre. Amnesty ha stabilito che ogni lettera debba chiedere al regime di:

• fermare la distruzione di queste tombe
• permettere ai propri cari di seppellire i loro morti con dignità
• smettere di molestare le famiglie che cercano giustizia per i loro parenti
• riconoscere che le fosse comuni sono scene del crimine e che dovrebbe essere istituita un’inchiesta da esperti forensi
• condurre un’indagine penale approfondita sulla campagna di “sparizioni”, inclusa la colpevolezza dei responsabili.

Progetto stradale

Il 20 luglio sono emerse prove fotografiche e video che hanno mostrato la distruzione della struttura in cemento che segna le fosse comuni, nonché dei marcatori tombali di decine di singole tombe, ed ora son circondate con filo spinato e sorveglianza pesante.
Un ufficiale responsabile del sito riporta che il Regime costruirà un viale e un parco lì, nonostante le iniziali promesse alle famiglie secondo cui il progetto non avrebbe interferito con le tombe.
Amnesty ha scritto: “La distruzione delle tombe segue una campagna di tre anni di sparizioni forzate da parte delle autorità coinvolte nel destino e nella sorte di quelli uccisi in modo extragiudiziale nel 1988, negando alle famiglie il diritto di ricevere e di seppellire resti dei loro cari secondo le loro tradizioni, profanando il sepolcro trasformandolo in una discarica, proibendo rituali di lutto e reprimendo ogni discussione pubblica critica sugli omicidi “.

1988 Massacro

Nel 1988, per ordine dell’ allora capo supremo Ruhollah Khomeini, in pochi mesi furono giustiziati 30.000 prigionieri politici, principalmente membri dell’ organizzazione dei Mojahedin del popolo Iraniano (PMOI / MEK). Molti di quelli uccisi, compresi gli adolescenti e gli anziani, avevano già scontato la loro pena ed erano in attesa di rilascio. I loro omicidi furono coperti dal regime e i loro corpi sepolti in fosse comuni. Le loro famiglie sono state costantemente minacciate di arresto e persino di esecuzione per aver fatto domande sul massacro del 1988, che costituisce una forma di tortura, vietata dal Patto internazionale sui diritti civili e politici ed è un crimine secondo il diritto internazionale. Il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o volontarie ha detto: “Una detenzione seguita da un’esecuzione extragiudiziale è una sparizione forzata vera e propria, se … dopo la detenzione, o anche dopo l’esecuzione, i funzionari statali si rifiutano di rivelare il destino o il luogo delle persone interessate o si rifiutano di riconoscere l’atto che è stato perpetrato “.

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