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Alan Dershowitz – Una frode che minaccia la vita umana

Il discorso di Alan Dershowitz alla conferenza di Washington D.C il 25 febbraio 2012

Sig. TANCREDO:  Il primo dei nostri illustri partecipanti ad affrontare questa questione è il Professor Alan Dershowitz. (Applausi) Sebbene probabilmente non abbia bisogno di grosse presentazioni, ne ho una breve da farvi.
Nel 1983 la Lega Anti-Diffamazione ha consegnato un premio a Mr. Dershowitz per la sua generosa e significativa leadership ed il suo incessante sostegno alla lotta per i diritti umani e civili. Nel consegnargli il premio, un Premio Nobel ha detto: “Se ci fosse stata qualche persona come Alan Dershowitz negli anni ’30 e ’40, la storia degli ebrei europei avrebbe potuto essere diversa”.  Sig. Dershowitz. (Applausi.)

Sig. DERSHOWITZ:  Grazie. Quel video incredibile dovrebbe essere visto da ogni americano, da ogni governo ufficiale e da chiunque abbia a cuore i diritti umani. E’ una prova, la prova di uno scandalo e di una crisi umanitaria che si stanno svolgendo.
Guardo queste brillanti personalità presenti qui e mi chiedo cosa avrebbe fatto Rudy Giuliani se qualcuno avesse provato a presentare un’offerta commerciale che mostrava Camp Liberty nel modo in cui è stato mostrato all’inizio, quando la realtà è ciò che abbiamo visto. Sarebbero finiti subito in galera per frode commerciale, per aver violato le aspettative della gente. Questo è uno scandalo. Questa è una truffa; una truffa che non riguarda il denaro, ma una frode che implica delle minacce alla vita umana.

Ciò di cui abbiamo immediatamente bisogno, è una commissione d’inchiesta per determinare in che modo è stata perpetrata questa frode. Chi ha certificato – (Applausi) chi ha approvato quel buco infernale, quella discarica di immondizia? Chi ha detto che era conforme agli standards delle Nazioni Unite?

Qualcuno è responsabile per aver perpetrato questa frode e per aver portato 400 persone innocenti a rischiare la loro salute e la loro vita, ad essere esposti a quel genere di immondizia e di pericolo per la salute. Dobbiamo andare fino in fondo a tutto ciò. Per come la vedo io, non sono io a prendere queste decisioni, ma credo che a nessuno dovrebbe essere chiesto di vivere in queste circostanze e, a meno che e finché i 400 che sono lì  vengano trasferiti in luoghi sicuri fuori dall’Iraq, dove nessuno può fidarsi del  governo iracheno per proteggerli, e in rifugi sicuri, a nessun altro dovrebbe essere richiesto di trasferirsi da quel luogo bello e sicuro, con quelle residenze magnificamente costruite e scuole e strutture sportive che è Campo Ashraf, a quel posto orribile, veramente orribile. Guardate, se fosse un posto destinato ad ospitare le persone per un paio di giorni finché non vengano trasferiti in un luogo più sicuro, lo si potrebbe capire, forse persino giustificare. Ma se questo deve essere un posto dove ci si aspetta che delle persone vivano, mio Dio, che razza di esseri umani possono costringere delle persone che sono considerate individui protetti dalle Nazioni Unite e ai quali gli Stati Uniti hanno fatto una promessa solenne, a fare di questo la loro casa. Questa non è una casa.
 
Questo non è qualcosa nel quale  dovrebbe essere richiesto alla gente di vivere, ma lasciatemi dire ciò che sta succedendo. E’ molto più grave di questo perché io sono costantemente al telefono con gente del Dipartimento di Stato e delle Nazioni Unite e sappiamo che stanno incolpando le vittime, stanno incolpando le vittime.

Stanno preparando dei rapporti che dicono, beh, sono le vittime che hanno gettato la spazzatura, sono le vittime che hanno aperto l’acqua e rovinato i tubi di scarico, sono le vittime che hanno reso questo posto invivibile. Questa è la scusa più vecchia del mondo.

Guardate cosa hanno costruito a Campo Ashraf quando hanno avuto l’opportunità di creare e costruire e  guardate cosa gli è stato dato. Non incolpate le vittime.

Abbiamo due emergenze: ora, abbiamo l’attuale emergenza delle strutture in sé. Ma abbiamo anche la continua emergenza umanitaria per cui ogni giorno, ogni giorno che un membro di Campo Ashraf vive in Iraq, è un giorno in cui non sanno se finiranno quel giorno in sicurezza o vivi.

Abbiamo visto quello che gli iracheni sono pronti a fare. Ora che l’Iraq è diventato essenzialmente una filiale interamente di proprietà dell’Iran, ora che Maliki sta prendendo ordini dai mullah, sappiamo ciò che farebbero i mullah se potessero mettere le mani su di loro. Non ci sono proprio le basi per continuare a fidarsi. E perciò la questione principale è portare queste persone innocenti fuori dall’Iraq e verso la salvezza in luoghi del mondo dove possano vivere in pace.

Entrambe queste crisi umanitarie vengono esacerbate dal fatto che il MEK continua ad essere nella lista delle organizzazioni terroristiche armate.

Il Dipartimento di Stato, il nostro Dipartimento di Stato, sta inviando dei messaggi contraddittori. Da una parte sentiamo dall’Ambasciatore Fried e da altri, e io gli credo, che davvero vogliamo aiutare la gente di Campo Ashraf. Li vogliamo portare fuori. Questo è l’obbiettivo del Dipartimento di Stato.

Dall’altra parte, il Dipartimento di Stato si è rifiutato di toglierli dalla lista. Hanno di fronte da un anno e mezzo un mandato di una corte, e si sono rifiutati di agire secondo questo mandato.

Hanno violato la volontà del Congresso che ha dato loro un certo numero di giorni per agire su questa decisione e si sono rifiutati di farlo e terzo, continuano ad addossare il problema sui residenti di Ashraf come fanno anche le Nazioni Unite.

Vedete, questo è parte di un problema molto più grande. Questo non è il momento di parlarne qui. Parte di un più grande problema. L’Amministrazione degli Stati Uniti oggi parla dello stesso Iran in due modi diversi. Da un lato noi non tollereremo le armi nucleari; dall’altro lato forse l’Iran non ha davvero deciso di fabbricare una bomba nucleare.

Udiamo voci contraddittorie che lanciano però un messaggio di via libera: fate quello che state facendo, non cambiate. Non abbiamo un approccio univoco.

Lasciatemelo dire, uno dei più grandi privilegi della mia vita professionale, che sta andando verso il mezzo secolo ormai, è proprio ciò che sto facendo ora. Io rappresento un gruppo dei migliori clienti che abbia mai rappresentato nella mia vita. Rappresento l’ex-Procuratore Generale degli Stati Uniti, l’ex-Sindaco di New York, l’ex-Governatore della Pennsylvania e il Capo della Sicurezza Nazionale, tutta una serie di generali ed abbiamo deciso di presentare un “amicus brief”*

Loro stanno presentando il brief. Loro sono i clienti, io sono solo l’avvocato. Loro sono i clienti e parlano ad una sola voce, una sola voce. Ed il messaggio che stanno mamdando alla corte ed il messaggio che stanno mandando al Dipartimento di Stato e il messaggio che stanno mandando al mondo è che il MEK non è una organizzazione terroristica. E deve essere immediatamente tolta dalla lista. (Applausi)
 
MR. DERSHOWITZ:  Io parlo  a nome di questi illustri personaggi che non solo hanno servito il loro Paese. Hanno servito il loro Paese con un tale merito; alcuni sul campo di battaglia; alcuni nelle posizioni di governo di maggiore responsabilità. Ora stanno parlando con una sola voce e sono lieto di poterli rappresentare.

Ma posso anche parlare a nome di altri. Posso parlare a nome di Eli Wiesel, il mio caro amico con il quale ho discusso recentemene di questo e mi ha detto che dovevo comunicare a voi, e dovevo comunicare al mondo da parte sua, il suo impegno su questa questione umanitaria e ha detto che non avrà riposo finché non sarà sicuro che questa gente è al sicuro.

Eli Wiesel, la sua famiglia è andata perduta perché non abbiamo impedito un genocidio dal 1939 al 1945. E’ un’opportunità rara, per un difensore dei diritti umani, essere in una posizione che consenta di impedire un danno. E’ raro. Di solito entriamo in scena dopo il fatto.

Noi guardiamo ai genocidi che sono stati commessi in Ruanda e in Darfur. Guardiamo quello che sta succedendo in Siria e diciamo che non possiamo fare niente e gemeremo e ci lamenteremo quando sarà tutto finito. Cercheremo coloro che sono responsabili. Prenderemo qualche persona e la porteremo di fronte alla Corte Penale Internazionale per essere processata. Ma questa è un’opportunità di impedire un disastro umanitario. Quanto raramente abbiamo questa opportunità nella nostra vita? Come ho già detto altre volte, sia la Torah che il Corano dicono: “Chi salva una sola vita umana, è come se avesse salvato il mondo”.

Noi abbiamo l’opportunità di salvare più di 3000 vite umane. Non possiamo fallire. Dobbiamo mantenere alta la pressione. (Applausi)

Ci sono alcuni nel governo che ci hanno criticati per avergli fatto pressione. La pressione è l’arma della democrazia. Ecco che cos’è la democrazia. Tutti noi oggi qui crediamo nel profondo della nostra anima che l’America non abbia mantenuto la sua promessa. L’America deve mantenere la sua promessa. Noi dobbiamo mantenere alta la pressione. E’ l’essenza della democrazia il richiedere al nostro governo di riparare ad un  torto.

E’ facile da fare quando chiediamo che venga riparato un torto fatto a noi. Ma è sacrosanto e molto più importante e determinante quando stiamo difendendo gli altri, e noi che siamo qui oggi dobbiamo continuare a richiedere al nostro governo di riparare ad un torto fatto a quelli che vivono a Campo Ashraf e Camp Liberty e, cosa più importante, di impedire una crisi umanitaria ancora più grande.

Quindi manteniamo alta la pressione e grazie mille. (Applausi)

*espressione che fa riferimento ad “Amicus curiae” termine giuridico che, tradotto letteralmente, significa “amico della corte”. Con questa espressione ci si riferisce a chiunque, che non sia parte in causa, offra volontariamente informazioni alla corte su un aspetto della legge o su altre parti del caso, per aiutare la corte a decidere – n.d.t.

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