mercoledì, Novembre 30, 2022
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Ad un uomo condannato dal regime iraniano verranno cavati gli occhi

CNRI – Il disumano regime dei mullah ha condannato un ragazzo ad essere accecato.

Questa pena crudele e medievale è stata applicata sabato 1° Agosto al ventisettenne identificato solo dal nome, Hamed.

Hamed aveva detto di fronte ad un tribunale del regime che a Marzo 2011, a 23 anni, aveva involontariamente ferito ad un occhio un altro ragazzo durante una rissa in strada, secondo quanto riportato da un giornale ufficiale iraniano di stato.

“Era circa mezzanotte e mi trovavo in casa, quando mia madre mi chiamò dicendomi che mio padre aveva avuto un incidente stradale. Sono corso ad aiutare mio padre ma davvero non volevo ferire gli occhi di nessuno”, ha detto Hamed al tribunale del regime.

Dopo questa sentenza Farideh Karimi, membro del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) ed attivista per i diritti umani ha detto:

“Siamo davvero dispiaciuti che i governi europei non protestino per questi casi di barbarie che avvengono in Iran. Questi atti selvaggi, che rappresentano una forma di tortura, sono racchiusi nelle leggi del regime iraniano. Almeno quattro persone sono state impiccate in pubblico in Iran il mese scorso. Anche queste impiccagioni pubbliche costituiscono una forma di pubblica tortura. Quando la gente viene spinta ad andarle a vedere, chiunque vi assista viene torturato da questo atto barbaro. Viene da chiedersi: perché l’UE chiude gli occhi di fronte a queste atrocità?”

Gli esponenti della magistratura del regime iraniano hanno difeso pubblicamente la pratica di amputare gli arti, di cavare gli occhi e persino di lapidare le persone a morte, come una componente reale della loro legislazione.

Mohammad-Javad Larijani, capo del “Consiglio per i Diritti Umani” del regime iraniano, il 10 Aprile 2014 ha detto: “Il problema è che l’Occidente non comprende che la Qisas (la legge del taglione) è differente dall’esecuzione. Noi non ci vergogniamo della lapidazione o di qualunque altro dettame islamico”.

“Nessuno ha il diritto di dire ad un giudice di evitare di emettere certe sentenze perché le Nazioni Unite si sconvolgono. Noi dobbiamo difendere in modo serio e deciso la condanna alla lapidazione”.

E ha detto inoltre: “La rappresaglia e la pena sono cose belle e necessarie. Sono una forma di protezione per l’individuo e per i diritti civili della gente in una società. Il boia o la persona che applica la condanna è in realtà un gran difensore dei diritti umani. Si potrebbe dire che c’è umanità nell’atto di rappresaglia”.

Il regime iraniano lunedì ha amputato una mano ed un piede ad un detenuto della prigione di Mashhad, Iran nord-orientale.

Al prigioniero, identificato solo come Rahman K., sono stati tagliati la mano destra e il piede sinistro dalle autorità. Un altro detenuto è in attesa di subire fra poco la stessa condanna. 

Il 28 Giugno di quest’anno, il regime fondamentalista ha amputato le dita a due detenuti della stessa prigione di Mashhad.

Da quando è entrato in carica Hassan Rouhani, presidente del regime teocratico, nel 2013, sono state giustiziate più di 1800 persone ed altre centinaia hanno subito pene degradanti e disumane come l’amputazione, la fustigazione in pubblico e l’essere portate in giro per le strade della città.

A Maggio 2015, un religioso iraniano di alto livello, rappresentante del leader supremo del regime nella provincia di Hormozgan (Iran meridionale), ha chiesto di aumentare l’applicazione della pena disumana dell’amputazione delle mani.

Mentre era in visita a Mashhad, Ghulam-Ali Naeem Abadi ha detto: “Se le mani di quei pochi che commettono furti nella società vengono tagliate, questi saranno di esempio per gli altri e la sicurezza verrà ripristinata”.

“La sicurezza verrebbe ripristinata nella società con l’amputazione di poche dita. Perché allora queste pene non vengono pienamente applicate?”, ha chiesto.

Lo scorso Dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato le palesi violazioni dei diritti umani commesse dal regime iraniano.

La risoluzione ha criticato l’uso fatto dal regime iraniano di pene disumane come la fustigazione e le amputazioni.

La 61a risoluzione dell’ONU sulle violazioni dei diritti umani in Iran ha anche censurato la dittatura dei mullah per l’aumento delle esecuzioni, delle impiccagioni pubbliche e dell’esecuzione dei minorenni.

Il regime iraniano ha presentato nel 2013 un terribile apparecchio che viene utilizzato per tagliare le dita. Questo apparecchio, che sembra ideato per un macabro film dell’orrore, agisce come una sega circolare che ghigliottina le dita dei prigionieri.

Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) ha ripetutamente condannato le pene medievali applicate dal regime teocratico in Iran ed ha chiesto la presentazione del fascicolo sulla vergognosa situazione dei diritti umani in Iran al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

 

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