sabato, Dicembre 10, 2022
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Iran: 109 anni di lotta incessante per la libertà

CNRI – Esattamente 109 anni fà in Iran avveniva la Rivoluzione Costituzionale, che definiva una nuova era di lotta per la libertà e le rivoluzioni a venire.

Sin dal 1906, il popolo dell’Iran si è ribellato tre volte ai suoi oppressori, sia che si trattasse di dittatori classici come lo Scià, o di tiranni fondamentalisti come Khomeini e Khamenei.

Il Movimento Costituzionale del 1906 vide la formazione dell’assemblea parlamentare che erose molto del peso politico dello Scià. Un secondo importante momento critico si ebbe con le rivolte del 1952 che intrappolarono il governo democraticamente eletto del nazionalista Dr. Mohammad Mossadegh, che aveva posto fine alla dominazione coloniale britannica sull’industria del petrolio iraniana. Poi arrivò la rivoluzione del 1979 nella quale gli intellettuali democratici, capeggiati dall’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI), ebbero un ruolo primario, ma la cui leadership fu poi usurpata da Ruhollah Khomeini che la trasformò in uno stato di terrore fondamentalista.

Nel secolo passato sono avvenute innumerevoli rivolte e proteste anti-regime del popolo iraniano ed il movimento per un vero cambiamento democratico continua fino ad oggi.

Dei 109 anni di lotta trascorsi, gli ultimi 50 hanno visto la notevole resistenza dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (o Mujahedin-e Khalq, MEK), l’unico gruppo che ha portato avanti una resistenza incessante, giorno dopo giorno, per un periodo così lungo.

Il PMOI (o Mujahedin-e Khalq, MEK) venne fondato il 6 Settembre 1965 da tre studenti universitari, Mohammad Hanifnejad, Said Mohsen, e Ali-Ashgar Badizadgan, per combattere il regime dello Scià. I primi membri provenivano perlopiù dalla classe media, ed erano professionisti e tecnocrati che vivevano a Tehran. In un periodo di feroce repressione operata dalla polizia segreta dello Scià, la SAVAK, i membri si riunivano regolarmente per discutere di religione, storia, filosofia e teorie rivoluzionarie.

Sebbene i tre fondatori furono in seguito giustiziati dal regime dello Scià, dalla prigione l’unico sopravvissuto del comitato centrale, Massoud Rajavi, ricreò il PMOI che divenne una forza cardine della rivoluzione anti-monarchica del 1979.

I mullah fondamentalisti in Iran credono che interpretare l’Islam sia loro esclusivo dominio. Il PMOI rifiuta questa visione e la visione reazionaria dell’Islam dei religiosi. L’interpretazione omni-comprensiva dell’Islam del PMOI si è dimostrata più persuasiva, attraente e di successo di qualunque altro tentativo fatto in passato.

Per i Mojahedin la libertà, così come la parità sessuale, etnica e religiosa, i diritti umani e la pace, non sono semplicemente promesse elettorali, ma principi ideologici basati sulla sua visione del Corano, sulle tradizioni e gli insegnamenti del Profeta Maometto, degli imam sciiti e di altri leaders.

Mentre i mullah fondamentalisti credono nel concetto del velayat-e faqih, che riveste di legge, di potere e di legittimità il leader supremo, il PMOI ritiene che il solo criterio di legittimità politica siano le urne elettorali. E’ l’elettorato che, esprimendosi in libere ed eque elezioni, da’ ad un partito, ad un gruppo, ad una coalizione o ad un individuo, il mandato a governare.

Per circa due anni mezzo dopo la rivoluzione, il PMOI sfruttò la pochissima apertura politica esistente per diffondere il suo messaggio e guadagnarsi appoggi. Il 20 Giugno 1981, una manifestazione pacifica di mezzo milione di sostenitori del PMOI a Tehran si trasformò in un bagno di sangue per ordine di Khomeini e il PMOI fu costretto ad entrare in clandestinità per dare inizio ad una campagna di resistenza per denunciare e spodestare il regime di Khomeini.

Il 29 Luglio 1981, Rajavi annunciò la formazione del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), l’alternativa democratica alla dittatura religiosa e terrorista. La vasta coalizione, che comprende rappresentanti di vari gruppi di opposizione di diverse correnti, finora è stata la coalizione più duratura dell’opposizione.

 

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