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Rajavi: Le condanne a morte dei genitori dei residenti di Ashraf denuncia l’impotenza dei mullah

Maryam Rajavi: La conferma della pena di morte dei simpatizzanti e dei genitori dei Mojahedin di Ashraf denuncia l'impotenza dei mullah di fronte alla rivolta popolare in Iran ed al sostegno ad Ashraf.

ImageCNRi, 15 maggio – Il procuratore criminale di Teheran ha confermato oggi la condanna a morte di sei prigionieri politici genitori di Mojahedin e simpatizzanti dell'organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano (OMPI). Mohammad Ali Saremi, Jafar Kazemi, Mohssen Danech-Pour-Moghadam e il figlio Ahmad, come pure Mohammad Ali Hadj-Agha'i è condannato alla pena capitale per essersi recato ad Ashraf ed alla presenza dei suoi parenti all'interno del campo.

Secondo il procuratore del regime, il sesto prigioniero, Abdol-Reza Ghanbari, ha a suo carico la colpa di avere, il giorno dello Achoura (il 27 dicembre) di aver avuto legami diretti con l' OMPI. La Sig.ra Maryam Rajavi, presidente eletta della resistenza iraniana, ritiene che queste condanne a morte dei genitori dei simpatizzanti dei Modahedin, denuncino l'impotenza del fascismo religioso dinnanzi alla rivolta popolare e di fronte al vasto sostegno del popolo alla resistenza e ad Ashraf. I mullah criminali, ha aggiunto, provano invano, tramite la tortura e delle esecuzioni dei prigionieri politici e dei simpatizzanti dell'OMPI, ad estinguere la fiamma dell'insurrezione e del sostegno crescente degli iraniani ai residenti di Ashraf. Ma questi crimini ignobili non fanno che attizzare la rabbia e l'odio generale contro il regime e rafforzano la determinazione degli iraniani ad invertire questa dittatura religiosa. La conferma delle pene di morte dei genitori dei residenti di Ashraf, ha proseguito la signora Rajavi, avviene mentre un centinaio di giorni fà, il ministero delle informazioni e della forza terroristica di Qods, con l'aiuto delle forze e del governo iracheno, ha posizionato i suoi agenti dinnanzi l'entrata principale di Ashraf, con la "scusa" di avere legami interpersonali con i residenti, per portare avanti la propria tortura psicologica ai residenti del campo, causando disordini e preparare il terreno per un nuovo massacro. La presidente eletta della resistenza iraniana ha chiamato il segretario generale dell'ONU, il Consiglio di sicurezza, l'alto commissario dei diritti dell'uomo e gli organi interessati dell'ONU, come pure l'Unione europea ad adottare misure rapide per impedire la prosecuzione delle esecuzioni dei prigionieri politici. La Comunità internazionale oggi si trova dinnanzi ad una prova determinante. Di fronte ad una dittatura religiosa sanguinaria che è la vergogna dell'umanità del 21mo secolo, ed occorre dare prova di fermezza mettendola al bando dalla Comunità internazionale. Le relazioni economiche e politiche con questo regime devono essere subordinate alla fine delle esecuzioni e della tortura ed al miglioramento dei diritti dell'uomo.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana 
15 maggio 2010

 

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