martedì, Ottobre 4, 2022
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Il messaggio di Maryam Rajavi agli iraniani che hanno manifestato per nove mesi davanti al tribunale dove si processava un criminale del regime in occasione dell’udienza finale

La perseveranza degli eroi che si mantennero saldi nel 1988 è l’onore nazionale e il giudice dei valori del popolo iraniano
L’indagine sul massacro del 1988 dovrebbe essere estesa a tutte le prigioni dell’Iran, dal 1981

Alla fine del processo a Hamid Noury (uno scagnozzo del massacro del 1988) in Svezia, la signora Maryam Rajavi, Presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI), ha rivolto un messaggio agli iraniani che amano la libertà e ai familiari dei martiri, che si sono radunati e hanno manifestato fuori dal tribunale durante le udienze dall’inizio del processo il 10 agosto 2021 fino alla fine, il 4 maggio. Ha lodato i manifestanti che hanno chiesto giustizia a nome dei Mujahedin-e Khalq (MEK/OMPI) e dei combattenti che furono massacrati per la loro saldezza, che hanno incessantemente dimostrato e marciato negli ultimi nove mesi per chiedere al mondo di perseguire gli assassini di massa al potere in Iran per crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio. Con la loro vigilanza, non hanno consentito al Ministero dell’Intelligence dei mullah di avere successo nelle sue trame per deviare e controllare il movimento Appello per la Giustizia.
Enfatizzando il fatto che la perseveranza degli eroi che si mantennero saldi nel 1988 è l’onore nazionale e il giudice dei valori del popolo iraniano, la signora Rajavi ha affermato: “Il massacro di prigionieri politici nella prigione di Gohardasht è stato dichiarato un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità, esigendo la pena più severa per uno dei perpetratori coinvolti. Questa dichiarazione è solo una tappa della vostra magnifica campagna Appello per la Giustizia. Tuttavia, è un prodotto storico dei sacrifici dei prigionieri politici che rimasero saldi e furono massacrati dall’agosto 1988”.
Ricordando che la Resistenza iraniana aveva rivelato il contenuto della fatwa di Khomeini e il massacro in corso già alla fine di luglio e nell’agosto del 1988, la signora Rajavi ha detto: “A quell’epoca, il MEK e i suoi sostenitori tennero dimostrazioni e condussero scioperi della fame in molti Paesi per informare e sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale. Negli ultimi 34 anni, la Resistenza iraniana ha svolto centinaia, migliaia di conferenze, dimostrazioni, raduni e ha convocato tribunali simbolici, rivelando documenti, nomi di vittime e localizzazioni di tombe senza nomi e fosse comuni”.
La signora Rajavi ha elogiato tutti coloro che si sono sacrificati e si sono impegnati nel movimento Appello per la Giustizia negli ultimi tre decenni, inclusi il professor Kazem Rajavi (fratello maggiore di Massoud Rajavi e primo ambasciatore dell’Iran alle Nazioni Unite dopo la rivoluzione del 1979, assassinato dal regime nel 1995 a Ginevra) e tutti coloro che sono stati arrestati e torturati per avere raccolto informazioni sul massacro, presentato denunce o protestato contro il regime. Ha anche elogiato per le loro testimonianze accurate gli ex prigionieri sia membri del MEK che marxisti, che, con un profondo senso di responsabilità, hanno fornito i dettagli essenziali e inconfutabili sul massacro del 1988 per l’incriminazione da parte del pubblico ministero. La signora Rajavi, quindi, ha affermato: “Il processo di Stoccolma ha dimostrato la validità delle testimonianze degli ex prigionieri dell’OMPI. Ha anche confermato che le informazioni rivelate in 34 anni dall’OMPI e del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) sul massacro erano credibili. Questo è un duro colpo per il regime clericale, che ha continuato a negare le uccisioni sin dall’inizio”.
Riferendosi alle cospirazioni e agli espedienti utilizzati dal regime per nascondere o banalizzare il movimento per la giustizia per il massacro del 1988 di 30.000 prigionieri politici, la signora Rajavi ha osservato: “Il processo e i risultati ottenuti fino a questo punto significano che le cospirazioni del regime iraniano contro il movimento Appello per la Giustizia sono in gran parte fallite. Gli assassini e i mercenari che nutrono l’illusione di poter nascondere o banalizzare il massacro distruggendo le tombe delle vittime o con ogni tipo di menzogna sono del tutto in errore. Coloro che cercano invano di usare il martirio di 30.000 prigionieri politici per cospirare contro l’OMPI e il loro leader si sbagliano gravemente. Lo splendore di questa gloriosa epopea dei nostri tempi, il tremendo sacrificio di quegli eroi risoluti, il loro status e la loro dignità storici si sono trasformati nell’onore nazionale e nel giudice dei valori del popolo iraniano. I mullah e i loro complici non hanno potuto e non potranno impossessarsene o deviarli”.
La Presidente-eletta del CNRI ha concluso il suo messaggio alla manifestazione di iraniani che amano la libertà dicendo: “L’indagine sul genocidio e sui crimini contro l’umanità durante il massacro dei prigionieri politici del 1988 dovrebbe essere estesa a tutte le prigioni dell’Iran, non solo a quella di Gohardasht, a partire dal 1981. I coraggiosi figli dell’Iran e noi affronteremo i dirigenti, i carnefici e i mercenari del regime nella corte di giustizia del popolo iraniano”.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI)
6 maggio 2022

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