martedì, Ottobre 4, 2022
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Senato della Repubblica Italiana, intervento della presidente Maryam Rajavi

Italian Senate Conference: Iran, Human Rights, Justice, and the Role of the International Community

“Iran: i diritti umani, la giustizia e il ruolo della comunità internazionale”
Maryam Rajavi: chiediamo che l’eccidio dei prigionieri politici venga riconosciuto dalla camera e dal senato come un crimine contro l’umanità.
Onorevoli membri del senato e del parlamento della Repubblica italiana, sig. ministro Terzi, cari amici,
porgendovi il mio più cordiale saluto vorrei ringraziarvi per i vostri sforzi in difesa dei diritti umani in Iran.
Questa conferenza si celebra in un momento nevralgico.
Oggi, a causa delle sue politiche guerrafondaie e dei suoi sforzi per esportare il terrore ed il fondamentalismo, il governo al potere in Iran è fonte di guerra e insicurezza in tutto il medioriente.
A causa della sua persistenza nello sviluppo dei missili balistici e il pericoloso progetto della produzione della bomba atomica è una minaccia per la sicurezza globale.
A causa dell’attivazione nella pianificazione di azioni terroristiche in Europa, è un effettivo pericolo per i paesi europei.
Il comune denominatore di tutte queste minacce è la violazione dei diritti del popolo iraniano per mano dei mullà.
Essi commettono atti terroristici e promuovono le guerre per potere continuare la repressione degli iraniani.
È proprio per questo motivo che difendere i diritti umani in Iran non giova soltanto al nostro popolo ma è anzi una necessità per elevare il livello del rispetto dei diritti umani nel mondo e per la tutela della vita e della sicurezza dei popoli mediorientali.
Tre anni fa fu neutralizzato il piano del regime per detonare una bomba nel raduno della resistenza iraniana a Parigi. Un diplomatico del regime, che per la realizzazione di questo piano aveva portato materialmente il materiale plastico dall’Iran all’Europa e l’aveva consegnato ai sicari, è stato condannato a 20 anni di carcere dalla magistratura belga.
Questo fascicolo è uno dei più importanti documenti che certifica l’urgenza del pericolo terroristico del regime ai danni dell’Europa.
Come ben sapete, per lunghi anni i governi occidentali hanno macellato i diritti umani degli iraniani ai piedi delle ragioni diplomatico- commerciali parlando di “dialogo con gli pseudoriformisti”.
Il sig.Franco Frattini, ex ministro degli Esteri della Repubblica Italiana, ha fornito una clamorosa testimonianza nel corso della riunione annuale della resistenza iraniana, asserendo: “Durante gli anni, in qualità di ministro degli Esteri e vicepresidente della Commissione europea, ho avuto personalmente contatti con i rappresentanti del regime iraniano, a volte con i cosiddetti riformisti e a volte con i cosiddetti ortodossi… Mon c’era nessuna differenza tra di loro.
Sono dei bravi giocatori d’azzardo […], tentano di nascondere la verità dietro le quinte. Dietro le quinte ci sono soltanto il terrore e la violazione dei diritti delle persone”.
Fortunatamente durante gli ultimi anni a causa delle continue rivolte del popolo iraniano il teatrino di burattinai dei riformisti e degli ortodossi è stato smontato.
Per fronteggiare le rivolte Khamenei ha nominato presidente della Repubblica il boia dell’eccidio, dando così il colpo di grazia agli spettacoli farsa del riformismo.
Il mullà Raisi era uno dei membri del Comitato della Morte , responsabile dell’eccidio dei prigionieri politici dell’87.
In quell’anno Khomeini, il fondatore del regime, emanò un fatwa, decretando l’esecuzione di tutti i prigionieri politici ancora fermi sulle loro posizioni. In base a quest’ordine vennero impiccati 30 mila prigionieri politici, il 90% dei quali erano i Mojahedin.
In quest’ultimi mesi, durante il processo di uno degli esecutori di quest’eccidio, i testimoni hanno raccontato i loro ricordi riguardo l’inaudita ferocia dei boia.
Uno di questi, come ho accennato, è l’attuale presidente della dittatura religiosa, il mullà Raisi. Promuovendo Raisi
Khamenei e il suo regime hanno dichiarato guerra al popolo iraniano.
Nel contempo hanno anche accelerato il processo per l’acquisizione della bomba atomica.
Citando un’affermazione di Massud (il leader della Resistenza): “Il falso e disumano regime del velayat-e faghih non può esistere senza la repressione interna, l’esportazione del terrore e la promozione della guerra, perché la repressione e la creazione della guerra sono insite nella dottrina di tutte le bande di questo regime, bande che relativamente a queste tematiche hanno le stesse identiche posizioni.”

Il riconoscimento dell’eccidio dell’88 come l’eliminazione di una generazione.

A fronte di quell’atto che gettava le basi per l’eliminazione sistematica di una generazione tramite l’eliminazione fisica, gli iraniani hanno deciso di accrescere la campagna giuridica per il ripristino del diritto negato degli impiccati.
Uno degli obiettivi di questa campagna è la consegna degli assassinii tra cui Khamenei e Raisi alla giustizia.
L’obiettivo finale è la liberazione dell’Iran dalla cappa della repressione e dell’ingiustizia.
Questa è una parte della grande lotta degli iraniani per il rovesciamento del regime, che finirà soltanto quando il paese sarà liberato dallo spettro della dittatura religiosa.

Intorno a questa campagna giuridica si è formato un movimento che ha annoverato tra i propri compiti la raccolta completa dei nominativi dei martiri e dei loro luoghi di sepoltura; è finora statopubblicato un volume contenente i nomi di 5000 dei prigionieri rimasti fino all’ultimo fermi sulle loro posizioni.
Nel giugno dell’anno corrente la Segretaeia Generale di Amnesty International ha sottolineato la necessità di processare il presidente del regime in relazione alle sue responsabilità nei crimini internazionali pregressi e/o ancora in corso.
Anche l’inviato speciale delle nazioni unite per la situazione dei diritti umani in Iran, il prof. Javaid Rahman, ha richiesto un’indagine indipendente per l’eccidio dei prigionieri politici iraniani ordinato dal governo e il ruolo di Raisi nel massacro.
Ci aspettiamo quindi da ambedue le camere del governo italiano il riconoscimento dell’accaduto, ovvero l’eliminazione fisica di una generazione, lassificata come crimine contro l’umanità, in quanto tale, e il loro pronunciamento in tal senso.
Chiediamo inoltre di sottolineare la necessità di assicurare Khamenei e Raisi alla giustizia per i crimini commessi contro l’umanità.
La responsabilità dell’Italia e dell’Europa
L’italia viene ricordata dagli iraniani per l’indimenticabile sostegno offerto ai rivoltosi aprendo le porte dell’ambasciata a Tehran per accogliere i giovani perseguitati.
Gli iraniani riconoscono nell’Italia anche la solidarietà e le buone relazioni risalenti ai tempi passati tra la Resistenza iraniana e il parlamento e senato della Repubblica, ricordando il sostegno ai diritti umani dei Mojahedin durante la loro permanenza in Iraq, quando erano assediati dal governo fantoccio iracheno filo-iraniano. Gli iraniani considerano l’Italia come la patria di Emma dal Forno, coraggiosa donna italiana che nel 1980 si immolò in protesta contro la fucilazione degli adolescenti iraniani, sacrificandosi per svegliare le coscienze i di tutto il mondo. Da quel momento gli Ayatollah non hanno mais messo di uccidere. In questi giorni ricorre l’anniversario della grande rivolta del 2019, che coinvolse più di 200 città iraniane.
Durante quei giorni, per ordine diretto di Khamenei, i Pasdaran assassinarono almeno 1500 giovani.
Si tratta della più grande carneficina mia commessa durante una manifestazione popolare nel mondo contemporaneo.
Affinché non si ripetano tali tragedie, il popolo iraniano e la sua Resistenza chiedono di collocare il rispetto di diritti umani degli Iraniani e la protezione della vita dei dimostranti al centro di ogni colloquio con il regime teocratico.
Senza richiedere il rispetto dei diritti umani degli Iraniani e in assenza dell’adozione di una politica ferma, nessun colloquio e nessuno sforzo per impedire al regime di dotarsi dell’arma atomica avranno successo. Sandro Pertini, l’ex presidente della Repubblica Italiana, uno dei comandanti della Resistenza italiana e molto amato da popolo disse: “In ogni momento e in qualsiasi circostanza siate liberi e per essere tali siate pronti per pagarne il prezzo”.
I Mojahedin e i Nuclei di rivolta, inclusi colto che sono rinchiusi nelle carceri del regime e che resistono per il miglioramento delle condizioni del popolo iraniano, sono pronti a pagare qualsiasi prezzo.
E per questo che hanno la capacità di rovesciare il fascismo religioso e instaurare una repubblica democratica basata sulla separazione tra religione e stato, l’uguaglianza tra uomo e donna, l’abolizione della pena di morte e un’Iran denuclearizzato.

Ringrazio tutti voi amici per avermi seguito.

Maryam Rajavi: We expect both Houses of the Italian Parliament to officially recognize the massacre of political prisoners in Iran as genocide and a crime against humanity

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