martedì, Novembre 29, 2022
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La prospettiva di una rivolta costringe i sostenitori di Raisi a mettere in discussione lui e le sue politiche

La popolazione di varie città dell’Iran è scesa in strada in seguito all’improvviso aumento dei prezzi del pane. La crisi economica dell’Iran è entrata, a quanto pare, in una fase caratterizzata dalla scarsità di cibo, terrorizzando i funzionari del regime per la reazione della gente e per un’incombente insurrezione.
La scelta di Ebraim Raisi come presidente è stata il frutto di un calcolo del leader supremo Ali Khamenei, nel tentativo disperato di consolidare il potere degli Ayatollah. Il popolo iraniano, di tutta risposta, oppose un incredibile boicottaggio nazionale durante le elezioni, e dato che Khamenei era a conoscenza della terribile “fama” di Raisi quale assassino di massa, ha tentato di abbindolare il popolo iraniano sulla buona fede di Raisi e del suo governo.
In questo Khamenei, i media di stato e i funzionari del regime hanno operato una vera e propria distorsione della verità sul nuovo esecutivo, esponendolo come il “salvatore” del popolo e dell’economia del Paese. Quando Raisi gettava polvere negli occhi della gente millantando una “rivitalizzazione economica”, lo “sradicamento della povertà” o la “costruzione di milioni di case”, Khamenei applaudiva il suo folle tirapiedi.
Il quadro però, ora, è completamente cambiato. La situazione ha raggiunto un punto in cui i media statali e i funzionari del regime, come i leader della preghiera del venerdì, considerati i portavoce di Khamenei, criticano apertamente Raisi e il suo governo ed esprimono forti timori per una società sempre più instabile.
“La gente è giustamente preoccupata per il proprio futuro. Le misure adottate dal governo riguardo ai prezzi della farina e della pasta hanno suscitato ansia nella società”, ha detto l’8 maggio Mohammad Baqer Ghalibaf, speaker del parlamento e convinto sostenitore di Raisi, citato dal sito statale Khabaronline.
“Contrariamente a quanto si credeva, che il parlamento e il governo non avrebbero avuto problemi, sembra che il conflitto tra i due poteri invece sia gradualmente emerso. Il disegno di impeachment dei ministri del lavoro, dell’industria e dell’economia insieme al presidente viene portato avanti dai deputati”, ha scritto il 6 maggio l’agenzia statale Eghtesadnews.
“Invito Raisi a interrompere i suoi viaggi nelle province, per una sola settimana e ad occuparsi dei problemi della gente”, ha detto Yasser Jebraili, deputato vicino al Presidente, lo scorso 7 maggio citato dal giornale statale Eghtesad.
“Il governo del signor Raisi non può ripetere gli stessi errori del suo predecessore. Il piano del governo dovrebbe essere strategico e futuristico. La gente non può tollerare la situazione attuale”. Così è stato citato Kazem Fattah Damavandi, il leader della preghiera del venerdì di Damavand dall’agenzia di stampa statale Mehr il 5 maggio.
“Il governo dovrebbe prendere misure serie per affrontare i prezzi alle stelle e l’inflazione. Questa situazione è inaccettabile, e ci aspettiamo di più da questo governo”, così Mehr News ha citato Ali Hossainzadeh, rappresentante di Khamenei nella città di Lamerd, provincia di Fars, il 5 maggio.
“Il cosiddetto governo rivoluzionario non dovrebbe nemmeno parlare di aumentare i prezzi della farina e della pasta, figuriamoci farlo. Non funziona più incolpare il governo precedente dopo otto mesi di cosiddetto governo unificato!” ha scritto l’8 maggio il quotidiano statale Jomhuri-e Eslami.
“Signor Raisi! È diventato chiaro che lei non è in grado di risolvere i problemi. Quindi, dimettiti coraggiosamente e lascia che se ne occupino gli esperti”, ha aggiunto il quotidiano.
“Hanno fatto una tale confusione che si credeva avrebbero risolto tutti i problemi prima di prendere il governo. L’inflazione scenderà, ci sarà cibo in abbondanza, gli edifici cominceranno ad essere costruiti rapidamente, e tutti gli iraniani avranno un lavoro decente. Ma niente di tutto questo è successo”, ha scritto il 30 aprile il quotidiano statale Arman-e Meil.
L’Iran soffre di una crisi economica senza precedenti e, secondo un articolo del quotidiano statale Jahan-e Sanat dell’8 maggio, “non c’è una chiara prospettiva di miglioramento finanziario”, e gli sforzi disperati del regime per coprire le realtà “aumenterebbero il divario tra la gente e il governo, il che è pericoloso”.
Il tasso d’inflazione del paese supera il 50% e tutti gli indicatori indicano un’economia in caduta libera. In altre parole, il regime siede su una polveriera. L’aumento dei prezzi dei beni essenziali come il pane, la carne e il riso colpisce gravemente la gente che, in un sempre maggior numero di casi, non riceve pagamenti da mesi.
Il regime non può continuare la sua retorica anti-occidentale e vantarsi della “resilienza economica” quando sempre più persone si ritrovano sotto la soglia di povertà e non possono guadagnarsi da vivere. Per questo, sembra che la desolante prospettiva economica stia inducendo i media statali a mitigare quegli sforzi decennali per mascherare il regime e le sue politiche devastanti.
“Quando la gente non può provvedere al proprio sostentamento, che è il pane, la possibilità che si scateni la rabbia sociale sarà inevitabile. Anche la Rivoluzione francese è cominciata quando la gente non poteva guadagnarsi da vivere”, ha avvertito il quotidiano Jahan-e Sanat al governo di Raisi lo scorso 8 maggio.
Il regime ha privato gli iraniani della libertà per 42 anni. I mullah hanno oppresso le proteste della gente e soffocato le loro giuste richieste per una vita decente e per trarre profitto dalle molte risorse del loro paese. Ma privare la gente di beni di base come il pane è tutta un’altra storia, una sfida molto pericolosa per i mullah. L’ultima persona che ha ignorato la richiesta di pane della gente è stata Maria Antonietta, la sposa del re di Francia Luigi XVI. Quando le fu detto che la gente non aveva pane da mangiare, lei rispose: “Qu’ils mangent de la brioche” – “Che mangino brioche”. Il suo destino è storia, e sembra che la storia si stia ripetendo in Iran.

 

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