martedì, Novembre 29, 2022
HomeComunicati StampaGeneraleIran: Appello alle N.U, agli S.U.A, all'UE, alla lega Araba per la...

Iran: Appello alle N.U, agli S.U.A, all’UE, alla lega Araba per la protezione di Ashraf

Appello alle Nazione Unite, agli Sati Uniti d’America, all’Unione Europea, all’Unione Araba per la protezione di Ashraf con una forza internazionale 

Image• L’Iraq usa l’alibi della sovranità nazionale per sottrarsi dalla responsabilità internazionale di protezione (Responsibility to Protection) e per calpestare le Convezioni internazionali, una copertura per opprimere e decimare i residenti di Ashraf su ordine di Khamenei, in base ad un “accordo reciproco”;
• L’attuale governo iracheno non è idoneo a proteggere i residenti di Ashraf, pertanto tale responsabilità è delle forze statunitensi finché non subentrerà una forza internazionale.

CNRI, Gli atti criminali compiuti dal regime dei mullà ad Ashraf hanno suscitato orrore ed esecrazione nel popolo iraniano e iracheno e nell’opinione pubblica in tutto il mondo ed hanno provocato la condanna di governi e di organizzazioni di difesa dei diritti umani, mentre le autorità irachene si aggrappano a ridicoli giustificazioni e banali menzogne come l’alibi della sovranità nazionale  per sottrarsi dalla Responsabilità internazionale di Protezione (Responsibility to Protection) e calpestare le Convezioni internazionali, una copertura per opprimere e massacrare i residenti di Ashraf.

Le autorità irachene non parlano dell’ordine di Khamenei e al-Maliki, nato da un “accordo reciproco” per opprimere la forza principale dell’opposizione iraniana in Iraq, non parlano dell’evidente  terrorismo del regime iraniano e della Forza terroristica Qods contro i Mojahedin del popolo iraniano in Iraq, non parlano delle sporche iniziative e propagande né della demonizzazione contro la Resistenza Iraniana e fanno finta di niente, ma fanno esternazioni sul fatto che i residenti di Ashraf non rispettano la sovranità nazionale dell’Iraq. Pretendono di far credere che l’attacco criminale ad Ashraf fosse per estendere la sovranità nazionale nel Campo di Ashraf e installare una stazione di polizia, come in altre zone dell’Iraq.
Questi alibi sono del tutto infondati e non corrispondono alla verità, non possono scagionare i mandanti e gli esecutori dei massacri e dei  crimini contro l’umanità dalle loro responsabilità e dalle conseguenze internazionali.
Il Comitato internazionale dei Giuristi per la difesa di Ashraf, composto da 8500 giuristi, e il Comitato internazionale alla ricerca della Giustizia, composto da 2000 parlamentari, in Europa e negli Stati Uniti d’America, e le ripetute risoluzioni dell’Unione Europea, del 12 luglio 2007, del 4 settembre 2008 e del 24 aprile 2009, testimoniano che:

1. I residenti di Ashraf e i loro avvocati difensori hanno sempre dichiarato di rispettare la sovranità dell’Iraq. Ma se qualcuno con l’alibi della sovranità nazionale esegue gli ordini del vali-e faghih ( capo supremo religioso ) del regime reazionario al potere in Iran, come l’eccidio dei membri dell’opposizione iraniana ad Ashraf, avvenuto il 28 e 29 luglio, questo è assolutamente inaccettabile;
2. I residenti di Ashraf hanno sempre rispettato la sovranità nazionale dell’Iraq, e dal luglio 2008 all’agosto 2009 hanno dialogato e negoziato con le autorità irachene e, nonostante le raccomandazioni internazionali, tra cui quella del Comitato internazionale dei Giuristi, hanno mostrato una straordinaria disponibilità;
3. Installare una stazione di polizia all’interno del Campo di Ashraf e la modalità di pianificarla è una miserabile  scusa per attaccare e opprimere i residenti di Ashraf su richiesta dell’instabile  regime iraniano. I residenti di Ashraf hanno avuto la massima collaborazione con le forze irachene sin da  quando queste  nel 2009 si sono recati ad Ashraf e i residenti di Ashraf hanno messo a loro disposizione tutto quello che potevano;
4. I residenti di Ashraf hanno messo a disposizione delle forze irachene i palazzi dell’ingresso del Campo, contenenti decine di vani e molti bungalow. Questi palazzi, costruiti con i soldi dei residenti di Ashraf, servivano per i ricevimenti di giuristi, avvocati difensori, delegazioni parlamentari da tutto il mondo e delle delegazioni internazionali in visita ad Ashraf;
5. I residenti di Ashraf avevano costruito, con ingenti spese, quattro torri di vigilanza comprese di infrastrutture e urbanizzazioni fuori dal Campo e le hanno messe a disposizione delle forze irachene;
6. I residenti di Ashraf, per dimostrare il loro sentimento di totale collaborazione con le forze irachene, avevano smontato le loro dieci torri di sorveglianza situate nel perimetro interno di Ashraf che per due decenni erano state usate dai Mojahedin del popolo, affinché gli iracheni non pensassero che Ashraf non li riconoscesse e volesse fare ingerenze nei loro compiti;
7. I residenti di Ashraf avevano accettato il censimento, la registrazione delle impronte digitali, l’identificazione e la registrazione da parte del ministero degli Interni iracheno, durato cinque giorni e concluso il 9 aprile 2009;
8. I residenti di Ashraf avevano accettato le interviste fatte dalle autorità irachene in forma individuale e privata avvenute al di fuori del Campo alla presenza delle forze irachene,  durate diciannove giorni e concluse il 22 aprile 2009. Nelle interviste,  presenti anche le forze statunitensi, i residenti di Ashraf tra le proposte del ministero dei diritti umani iracheno avevano scelto di rimanere ad Ashraf, scelta che è stata legalmente registrata, mentre solo undici persone hanno chiesto di lasciare Ashraf;
9. Su proposta di Ashraf, tutti i palazzi, i locali, i giardini, gli orti e tutte le infrastrutture sono stati ispezionati minuziosamente con sofisticati strumenti e cani addestrati della polizia; nell’ispezione, durata tre giorni e conclusa il 20 aprile 2009, secondo il documento firmato non è stato travato alcun materiale esplosivo, né armi e munizioni in genere, solo 23  fuochi pirotecnici, alcuni dei quali vuoti o alterati;
10. Da quanto sopra esposto, non c’è alcun dubbio che la violenta aggressione e l’eccidio dei residenti di Ashraf, con l’alibi dell’installazione di una stazione di polizia, è una viliacca pretesa per eseguire le richieste del regime iraniano. Dall’alba del 28 maggio le forze di polizia avevano effettuato un improvviso attacco  ad Ashraf, e in due mesi hanno esercitato infernali pressioni su Ashraf, accerchiandolo, minacciando e applicando limitazioni e proibizioni. Alla fine, il 28 luglio hanno sferrato un violentissimo attacco decimando i residenti del Campo e, insieme ad altri aggressori, hanno eseguito le richieste di Khamenei, messo in difficoltà dalla rivolta in Iran;
11. Da notare che il 28 luglio, il giorno dell’eccidio, i rappresentanti di Ashraf alle ore 12 stavano dialogando con i comandanti della polizia irachena sulla modalità di stabilire una stazione di polizia. In questo negoziato, durato due ore, i residenti di Ashraf avevano ripetuto ancora una volta che non avevano nulla in contrario su una stazione di polizia all’ingresso di Ashraf e che avrebbero fornito la più completa collaborazione alle forze irachena. Ma la parte irachena non voleva sentire.  Era intenzionata ad attaccare e fare strage su richiesta del regime dittatoriale dei mullà. Durante la negoziazione hanno chiamato tre volte da Baghdad il rappresentante del governo iracheno, e alla fine gli hanno dato l’ordine di interrompere la negoziazione, e così l’attacco ha avuto inizio. L’intensità dell’attacco, il numero elevato dei militari impiegati, la specificità delle forze adoperate e il loro comportamento  palesemente  criminale evidenziavano gli obbiettivi distruttivi dell’attacco. Si è tratto della volontà della distruzione di Ashraf sulla richiesta del regime iraniano, e non della sovranità dell’Iraq;
12. Movafag al-Robeii, che fino a maggio era responsabile nel governo iracheno del fascicolo di Ashraf, un anno fa, il 14 luglio 2008, aveva dichiarato alla TV del regime iraniano in lingua araba in Iraq: “questi fascicoli saranno sistemati al più presto … l’unica via è che le forze armate irachene predano la responsabilità del Campo di Ashraf. L’amministrazione del Campo deve essere esclusivamente nelle mani degli iracheni. Coloro che hanno commesso crimini contro gli iracheni devono essere processati qui. Li prendano i paesi che li sostengono  e la maggior parte tornino al loro paese. Fatta eccezione di forse 56 persone, gli altri vengano graziati. Il resto torni al loro paese”;
13. I residenti di Ashraf non hanno avuto mai problemi con la stazione di polizia all’ingresso di Ashraf e più volte lo hanno dichiarato alle forze irachene e americane. Ma l’installazione di una stazione di polizia nello spazio privato dei residenti di Ashraf e in mezzo al loro Campo, dove tra l’altro vivono 1000 donne musulmane e giovane ragazze con cultura e tradizioni islamiche, hanno altri obbiettivi, ben noti che le autorità irachene più volte  hanno dichiarato. Al-Robeii, il 1 aprile 2009, ha dichiarato alla TV al-Forat: “piano piano le forze di sicurezza irachene entreranno nel Campo, stabiliranno pattugliamenti, ispezioneranno e effettueranno gli attacchi …”;
14.  Il 29 luglio 2009, mentre l’eccidio di Ashraf era in atto, Larijani, capo del majlès    ( parlamento ) dei mullà, e  tutti gli imam della preghiera di venerdì hanno “ringraziato e benedetto” il premier iracheno al-Maliki, e hanno plaudito alla sua “coraggiosa iniziativa” per “l’uccisione dei monafeghin ( ipocriti, termine utilizzato dal regime iraniano per designare PMOI )”;
15. Il premier iracheno, al-Maliki, il 31 luglio, ha dichiarato, alla TV al-Hurrah, con la massima sfacciataggine: “Questo è l’obbiettivo della stazione di polizia, che le persone nel Campo vogliono viaggiare in Iran o in altri paesi ma l’organizzazione e i suoi leader lo impediscono non  permettendo loro di viaggiare. Alcuni vogliono sfruttare l’amnistia e tornare in Iran ma non viene loro concesso. 55 di loro sono inseguiti dall’INTERPOL, perché sono criminali e ci sono denunce a loro carico. I responsabili del Campo non sono disposti a consegnarli. Perciò abbiamo voluto aprire un centro lì”. È evidente che al-Maliki per avere ancora il suo posto nel prossimo turno s’appoggia alla Forza terroristica Qods e al “Corpo Badr 9 dei passdaran della rivoluzione islamica dell’Iran”. Deve, con una spietatezza inaudita, ottenere la benevolenza di Khamenei;
16. Il generale Shemry, capo della polizia a Diyala ha dichiarato, il 2 agosto 2009, alla TV al-Baghdadiah, che “i membri dei Mojahedin del popolo iraniano che si trovano ad Ashraf devono lasciare il territorio dell’Iraq entro 30 giorni”. Shemry ha aggiunto che concede ai membri dei Mojahedin del popolo la scelta di rifugiasi in qualsiasi altro paese oppure tornare in Iran. Il capo della polizia ha minacciato che, se non escono dal Campo con le iniziative militari e con la forza, saranno espulsi, e l’ultimatum parte dal primo del mese corrente;
17. Come si vede il problema non è la sovranità nazionale dell’Iraq, né la presenza della stazione di polizia e il suo comando all’ingresso di Ashraf, nel palazzo del compianto Lord Slynn. Il problema è che con la scusa del “diritto della sovranità irachena” e della “stazione di polizia” vogliono eseguire un “accordo reciproco” tra Khamenei e al-Maliki per opprimere e decimare l’opposizione iraniana oppure costringerli alla resa o ad abbassare la testa. È proprio qui che il crimine contro l’umanità calpesta palesemente le leggi e le Convenzioni e le risoluzioni internazionali e ignora la Responsabilità di Protezione (R. to P.);
18. Il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-Mon, a proposito di R. to P., dichiara il 15 luglio 2008 a New York: “La Responsabilità di Protezione è alleata del governo non sua nemica. I paesi forti proteggono le loro genti, mentre quelli deboli né vogliono e non sono in grado di farlo … la Responsabilità di Protezione rafforza il governo non lo indebolisce”;
19. Il Segretario generale, in base ai documenti firmati nel 2005 nella Conferenza dei capi di stato, afferma, 15 luglio 2008 a New York, che nel mondo di oggi intervenire con lo scopo di impedire il genocidio, i crimini di guerra, la pulizia etnica e i crimini contro l’umanità non è “violazione della sovranità nazionale del paese in questione”. E, proprio come è riscontrabile nel documento ufficiale firmato nella seduta del 2005,  “quando le autorità locali vengono meno chiaramente alla protezione dei propri residenti” rispetto ai suddetti quattro tipi di crimini, e “non assolvono al loro compito”, allora i governi si preparano, tempestivamente e fermamente, attraverso il Consiglio di Sicurezza, secondo la Carta, tra cui la settima, su argomenti specifici, e in collaborazione le organizzazioni regionali e sottoregionali, e in modo collegiale ad intervenire;
20. Considerando le esperienze dell’ultimo anno e la dimostrazione palese che l’attuale governo iracheno non ha la capacità e la competenza di assumere la protezione dei residenti del Campo di Ashraf, e purtroppo, esegue le richieste della dittatura al potere in Iran e opprime l’opposizione iraniana in Iraq in base ad un “accordo reciproco”;
Ora la soluzione, come ha scritto il 2 agosto 2009 la signora Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, al presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, è che le forze statunitensi prendano momentaneamente la responsabilità della protezione di Ashraf finché non saranno sostitute da una forza internazionale.

La Resistenza Iraniana per questo si appella alle Nazioni Unite, all’amministrazione degli Stati Uniti d’America, all’Unione Europea e all’Unione Araba.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
6 Agosto 2009

 

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,632FollowersFollow
40,396FollowersFollow