domenica, Dicembre 4, 2022
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Maryam Radjavi, una donna per l’Iran

Una vita per la libertà e i diritti delle donne

Imagedi Elisabetta Colla

noidonne.org – Maryam Radjavi è nata nel 1953 a Teheran da una famiglia della classe media. Madre di una ragazza di 21 anni, Maryam è ingegnere in metallurgia dell'università di tecnologia di Teheran. Comincia le sue attività contro lo Scià negli anni 1970 mentre studia all'università e diventa rapidamente una dirigente del movimento Mojahedin del popolo, un'organizzazione musulmana, democratica e nazionalista che raccomanda l'instaurazione di un governo democratico, pluralistico e laico in Iran.

Il regime dello Scià uccide una delle sue sorelle, Narguesse, e quello di Khomeini ne assassina un'altra, Massoumeh, che muore sotto tortura nel 1982; quando è incinta d’otto mesi viene ucciso anche il suo primo marito, Mahmoud Izadkhah.
Dopo la caduta della monarchia, Maryam diventa responsabile della sezione sociale del Mojahedin, che svolge un ruolo chiave nell'adesione degli studenti e dei liceali, mentre l’organizzazione dei Mojahedin emerge come il principale movimento d'opposizione al regime dei mullah. Nel 1980, si presenta alle elezioni legislative a Teheran e, nonostante le frodi massicce dei mullah, ottiene più di un quarto di milione di voti.
La Sig.ra Radjavi svolge un ruolo decisivo nell'organizzazione di due importanti manifestazioni pacifiche a Teheran, nell’aprile e nel giugno 1981, contro la dittatura nascente. Il 20 giugno 1981, gli iraniani immergono nel terrore khomeinista. Decine di migliaia di persone vengono arrestate o uccise.
Nel 1982, Maryam parte per Parigi. Risulta rapidamente la donna più energica e più capace del movimento della diaspora. È finalmente eletta co-leader dei Mojahedin nel 1985. Quattro anni più tardi, nel 1989, viene eletta segretario generale dei Mojahedin dal Congresso del movimento.
Nell'agosto 1993, il Consiglio nazionale della resistenza iraniana, il Parlamento in esilio, elegge Maryam Radjavi come presidente futuro della repubblica per il periodo transitorio dopo la caduta dei mullah.
Si dimette allora dalle sue altre funzioni per dedicarsi interamente alle sue nuove responsabilità. La sig.ra Radjavi fa conoscere la resistenza sulla scena internazionale, dirigendo una campagna mondiale per denunciare le violazioni dei diritti dell'uomo in Iran, l'esportazione del terrorismo e dell'integralismo con i mullah, i loro sforzi per acquisire armi nucleari, e presentare gli obiettivi della resistenza all'opinione pubblica internazionale.
Nella sua nuova veste di presidente della repubblica eletta, Maryam rappresenta una sfida ardua in ambito politico, sociale, culturale ed ideologico ai mullah al potere. Sotto la sua direzione, le donne hanno raggiunto posizioni chiave nelle file della resistenza. Le donne formano la metà dei membri del CNRI. Occupano responsabilità nei comandi politici, internazionali e militari della resistenza. Un terzo dei combattenti dell'esercito di liberazione nazionale iraniana e numerosi dei suoi comandanti sono donne.
Maryam tiene numerose conferenze sull'argomento che lei considera di maggiore rilievo: la versione moderna e democratica dell'islam contro l’interpretazione reazionaria ed integralista di questa religione. Per lei, la più gran distinzione tra queste due visioni diametralmente opposte, è la situazione in cui versano le donne. L'elezione di Maryam Radjavi ha avuto un impatto profondo e dinamico sugli iraniani che vivono all'estero e ha dato alla società oppressa dell’Iran, specialmente alle donne, una nuova speranza in un futuro migliore. Numerose delegazioni della diaspora di quattro milioni d’iraniani, fra gli strati più istruiti della società, vengono a trovarla a Parigi. Maryam mira anche a salvaguardare l'eredità ricca, ma minacciata, dell'arte e della cultura in Iran: numerosi cantanti, intellettuali, artisti, pittori, scultori, poeti ed autori famosi sostengono il programma di Maryam per un Iran libero e laico. La Sig.ra Radjavi rappresenta l’assoluta antitesi – in tutti i sensi – al regime dei mullah: una donna che rappresenta tutto ciò che disprezzano. È per questo che tanti iraniani la sostengono e che sta diventando un vero simbolo dell'unità nazionale contro la tirannia religiosa in Iran.

 

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