
In Iran continuano le proteste nonostante la massiccia repressione del popolo da parte del regime.
I rapporti dall’interno del paese riportano che ci sono state, nel mese di Agosto, in Iran, almeno 177 proteste. Si parla di una media di 6 proteste al giorno, in tutto il paese.
Hanno preso parte alle manifestazioni ed alle proteste iraniani provenienti da tutti i ceti sociali, inclusi insegnanti, operai e pensionati.
I lavoratori hanno partecipato a più di 80 proteste in 29 diverse città: molti sono scesi in strada per il mancato versamento dei salari, il licenziamento dei dipendenti, le pessime condizioni di lavoro, la mancanza di sicurezza sul lavoro, il mancato rinnovamento dei contratti e le paghe misere. Molte delle proteste sono durate diversi giorni.
Anche gli insegnati hanno tenuto proteste in diverse città: le manifestazioni erano state programmate in anticipo ed erano altamente organizzate. Sono state espresse diverse rimostranze, tra cui quella nei confronti dei bassissimi salari, che costringono la categoria a vivere in povertà, nei confronti del mancato versamento degli stipendi arretrati e dell’inesistenza dei contratti a tempo indeterminato precedentemente aggiudicati. I dimostranti hanno anche protestato contro l’elevato numero di insegnanti arrestati negli ultimi mesi.
Neanche i prigionieri si sono esentati dal prendere parte all’ondata di scontento che ha attraversato il paese: diversi prigionieri politici sono ora in sciopero della fame. L’attivista per i diritti civili ed ex membro dell’Associazione Verde del Kurdistan Akbar Gavili è in sciopero della fame, in protesta contro il suo ingiusto arresto. L’avvocato ed attivista Mohammad Najafi è in sciopero della fame per protestare contro la propria messa in isolamento nella prigione di Arak. Ali Ashraf Parvaneh ha iniziato anch’egli lo sciopero della fame perché detenuto da 18 anni senza aver mai avuto neanche un giorno di permesso. Il prigioniero sunnita Hamzeh Darvish è in sciopero della fame perché gli sono stati negati i propri diritti, come il diritto di scegliere il proprio avvocato.
Anche i pensionati sono scesi in piazza, realizzando un totale di sei proteste in quattro diverse città. Molti dei dimostranti erano ex insegnanti , ex dipendenti dello stato ed ex lavoratori di diverse compagnie, inclusa la Tehran Metro, la fabbrica Nilo Tile di Isfahan, la Fars Province Telecommunications e la Isfahan Telecommunication Company.
Durante lo scorso mese, diverse città del paese sono state teatro delle rimostranze dei creditori truffati, che hanno domandato la restituzione dei risparmi rubatili. Enti affiliati al regime si erano indebitamente appropriati dei risparmi di una vita di diversi cittadini, creando grandissimi malcontenti in seno alla società.
Il regime ha intensificato i suoi sforzi nel tentativo di silenziare il dissenso, ricorrendo alla violenza ed alla repressione, ma il popolo ha fatto capire che non permetterà al regime di continuare in questo modo. Il regime al potere mal amministra il paese da decenni, ed il popolo si impoverisce ogni giorno di più, mentre i funzionari del regime continuano a riempirsi le tasche.
Non c’è dubbio che le proteste continueranno fino a quando al regime sarà permesso di portare avanti il suo corrotto governo, che disconosce del tutto i diritti umani.
