
Di Mahmoud Hakmain
Negli ultimi giorni avete ascoltato la vera storia del periodo che il gruppo della Resistenza Iraniana, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano(PMOI/MEK) ha passato in Iraq.
Alla fine dell’ultima puntata avete appreso che, dopo una serie di orribili attacchi, il MEK è stato costretto con la forza a trasferirsi in un altro campo in Iraq. Tuttavia, state per scoprire che non sarebbe stato in salvo fino al suo trasferimento in Europa.
CONDIZIONI DI VITA INADEGUATE
Il membri del MEK avevano trasformato la loro precedente residenza di Campo Ashraf in una città pienamente funzionante, potete immaginare perciò, come si siano sentiti ad essere trasferiti in un posto che un esperto dell’Ufficio dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati aveva concluso essere inadatto ad ospitarli
Camp Liberty non aveva elettricità, né acqua corrente o potabile, né un sistema fognario, né illuminazione pubblica, né un luogo di ricreazione, aveva delle cucine e delle strutture per la mensa danneggiate e una zona notte inadeguata. Ma Martin Kobler, il Rappresentante Speciale per l’Iraq e Capo della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l’Iraq (UNAMI), aveva accettato il trasferimento senza permettere al MEK di vedere il luogo, e presentando un rapporto in cui diceva che rispettava gli standard umanitari internazionali richiesti.
In seguito al rapporto di Kobler, Tahar Boumedra, ex-capo dell’Ufficio Diritti Umani dell’UNAMI, rassegnò le sue dimissioni in segno di protesta per le bugie fornite al MEK, alla comunità internazionale e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Boumedra disse che l’accordo di Kobler con il governo iracheno “aveva violato ogni articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e le norme corrispondenti dell’ICCRP (Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici)”.
Ciononostante, la maggior parte dei membri del MEK vennero trasferiti a forza a Camp Liberty dove, oltre alle condizioni di vita inadeguate, subirono nuovamente minacce e violenze da parte delle forze di sicurezza irachene che agivano per conto del regime iraniano.
MINACCE E VIOLENZE
Le forze di sicurezza respingevano i carichi di cibo e di medicine inviate al MEK e i veicoli per la rimozione degli scarichi fognari. Inoltre rimossero i muri a T di protezione contro la volontà del MEK, e si rifiutarono di lasciare acquistare al MEK l’equipaggiamento protettivo.
E poi, l’attacco iniziò.
A Febbraio, a Giugno e a Dicembre 2013, i membri del MEK vennero colpiti da attacchi missilistici delle forze di sicurezza irachene che agivano per conto del regime iraniano, provocando la morte di 15 persone e il ferimento di quasi 200. Ad Ottobre 2015, un altro massiccio attacco missilistico ha ucciso altri 20 membri del MEK.
IL TRASFERIMENTO
Alla fine i membri del MEK sono stati trasferiti in Albania a Settembre 2016, ma il problema è che è occorso troppo tempo alla comunità internazionale per agire.
Ai membri del MEK era stato concesso lo status di persone protette, durante tutti questi attacchi, ma ci sono voluti lo stesso sette anni, da quando gli Stati Uniti lasciarono l’Iraq, per portare i membri del MEK verso la salvezza. Questo non va bene.
Non va neanche bene che nessuno abbia pagato per questi crimini, nonostante gli appelli delle organizzazioni per i diritti umani che chiedono un’indagine indipendente.
I membri del MEK che si trovavano a Camp Liberty sono al sicuro ora, ma meritano comunque giustizia per gli attacchi subiti.
