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L’ultima confessione di Khamenei sull’ingiustizia, sull’incapacità del regime di riformarsi e sul disperato tentativo di sfuggire alla sua caduta

Rivolte in Iran – No. 82

Domenica 18 Febbraio, terrorizzato dalle rivolte nazionali, dalla rabbia e dall’odio del popolo frustrato, Khamenei, leader supremo del regime ormai destinato alla caduta, ha fatto la sua ultima confessione sull’ingiustizia del regime dei mullah dicendo: “Siamo totalmente coscienti delle critiche del popolo e delle sue rimostranze. Ce le hanno riferite.

Le hanno dette ad altri e queste parole sono arrivate fino a noi… Quando diciamo che possono criticarci, non vuol dire che possano criticare solo il governo, o la magistratura, o il parlamento. No, qualcuno può criticare anche quest’umile persona, me”. Ed ha aggiunto: “Noi siamo indietro nella giustizia, non c’è alcun dubbio su questo. Noi lo riconosciamo e ammettiamo che… riguardo alla giustizia dobbiamo impegnarci di più, dobbiamo lavorare e dobbiamo scusarci con l’Onnipotente Dio e con il nostro caro popolo. Noi abbiamo problemi nella giustizia”.

Le scuse di Khameni non fanno altro che ricordare il messaggio dello Scià del Novembre 1978, due mesi prima che lasciasse l’Iran, quando disse: “Io ho udito il messaggio della vostra rivoluzione”. Le parole di Khamenei rappresentano anche il delirio di un regime al collasso. Fa queste scuse in un momento in cui i suoi crimini non sono affatto diminuiti e in cui ogni giorno arrivano notizie di persone arrestate durante le proteste e morte a causa delle torture degli aguzzini del regime dei mullah. Khamenei è il più grosso ladro della storia dell’Iran e il peggiore assassino del popolo iraniano. Lui e gli altri leaders del regime non hanno fatto nulla, negli ultimi quattro decenni, se non rubare, compiere esecuzioni di massa, massacri e torture.

Allo stesso tempo Khamenei ha ammesso ancora una volta, che qualunque riforma e qualunque cambiamento all’interno di questo regime o della sua costituzione è assolutamente un’illusione che porterebbe alla caduta del regime. “L’amministrazione del paese viene rispettata. La costituzione viene rispettata. La costituzione deve essere rispettata. Questa struttura deve essere rispettata, così come tutti i principi della costituzione… la rivoluzione, cioè il sistema rivoluzionario, questo sistema islamico”, ha detto.

Durante le eroiche proteste di Gennaio, il popolo iraniano ha dato la sua risposta a queste ultime dichiarazioni di rimorso, con gli slogan “A morte il principio del velayat-e-faqih!” e  “Abbasso il governo dei mullah!”. Questa tattica stupida, non riuscirà a salvare il suo sistema totalmente corrotto e al collasso dalla caduta. I giovani iraniani sono determinati a ripulire per sempre l’Iran, dalla presenza di questo regime di assassini e di ladri.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

19 Febbraio 2018

 

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