
CNRI – Il sostegno per l’attivista iraniano per i diritti dei lavoratori Jafar Azimzadeh, in sciopero delle fame, è giunto da tutte le parti: dagli alleati in Occidente, dai suoi compagni prigionieri politici e dalla madre di una dissidente iraniana assassinata.
Sholeh Pakravan, madre di Reyhaneh Jabbari, ha parlato apertamente delle violazioni dei diritti umani in Iran da quando sua figlia è stata giustiziata nel 2014 e ora ha scritto una lettera aperta di sostegno a Jafar Azimzadeh.
Nella lettera ha affrontato le attuali gravi questioni, come la negligenza dimostrata verso questo prigioniero politico e la fustigazione dei lavoratori di Agh Darreh e Bafgh. Questi atti brutali sono un tentativo di creare una società con una forza lavoro oppressa, silenziosa e a buon mercato in modo che gli investitori stranieri non debbano scontrarsi con le reali condizioni e il paese possa diventare competitivo a livello mondiale.
Sholeh Pakravan ha scritto che la silenziosa esecuzione dei lavoratori e l’arresto dei loro rappresentanti dimostrano il ritorno ufficiale alla schiavitù in Iran.
Ha poi incoraggiato il popolo iraniano a combattere contro il regime, mettendolo in guardia contro il terribile futuro che lo aspetta se verrà permesso a regime di prevalere. Ed ha scritto: “Il destino dei vostri figli non sarà altro che sofferenza e dolore. Parlate nelle strade di ciò che chiedete per la vostra sopravvivenza. Fate sì che i vostri desideri e le vostre aspettative siano chiaramente rispettate dalle autorità. Appoggiate le richieste dei rappresentanti dei prigionieri e parlate di loro in privato e pubblicamente”.
Poi Sholeh Pakravan ha proseguito con questa triste metafora sull’Iran dicendo: “Dietro i bei sorrisi dei funzionari, si nascondono i corpi e le anime spezzate dei figli dell’Iran prigionieri, gli scioperi della fame, la tortura degli interrogatori e le norme codarde. Dietro il grande muro di bugie, ci sono centinaia di forche invisibili che silenziosamente giustiziano i nostri cari”.
Jafar Azimzadeh, un prigioniero politico detenuto nel carcere di Evin, sta praticando lo sciopero della fame da 51 giorni.
La figlia di Sholeh Pakravan, Reyhaneh Jabbari, è stata giustiziata il 25 Ottobre 2014 per aver ucciso un agente dell’intelligence del regime dei mullah che aveva tentato di violentarla sette anni prima, quando aveva solo 19 anni.
