Hassan Rouhani, presidente del regime teocratico, ha in programma di aumentare le tasse per pagare le sue forze di polizia repressiva, tagliando i servizi pubblici essenziali mentre l’economia del regime è attanagliata dalla crisi, secondo un articolo pubblicato dal Wall Street Journal.
Rouhani “tasserà una classe media scontenta” ma “fortunatamente avrà delle Guardie ben pagate per sedare qualunque potenziale rivolta”, dice l’editoriale dei membri della Fondazione per la Difesa delle Democrazie.
Hassan Rouhani ha presentato la sua proposta di bilancio per il 2015 al Majlis, il parlamento del regime iraniano, all’inizio di questo mese.
Nell’articolo si dice: “Questa proposta suggerisce che, contrariamente alla reputazione di moderato che il presidente iraniano ha in Occidente, la ‘Rouhanomics’ prevede in realtà il potenziamento dell’apparato repressivo del regime modificando, allo stesso tempo, alcune delle politiche più spericolate del suo predecessore Mahmoud Ahmadinejad.
“Nel suo primo anno di presidenza, Rouhani e il suo ministro degli esteri, Javad Zarif, hanno alleggerito la pressione esterna sull’economia iraniana conducendo il paese parzialmente fuori dalla recessione e dall’isolamento internazionale, riducendo l’inflazione quasi della metà, al 18% di Ottobre 2014 contro il 34% del Giugno 2013 e riducendo la disoccupazione al 9,5% dell’estate 2014 contro il 10,4% dell’anno prima, se si deve credere alle statistiche ufficiali.
“Si potrebbe pensare che Rouhani miri nei prossimi anni a consolidare questi risultati. Ma questo bilancio 2015 è una manna per il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, o IRGC, per i rami dell’intelligence e dei tribunali religiosi, il che suggerisce che il vero programma del gran moderato sia quello di preservare e rafforzare le istituzioni chiave del regime per la repressione.
“La Rouhanomics in altre parole, si occupa poco di crescita perché riguarda l’auto-conservazione del regime”.
“Rouhani ha pianificato di spendere 8,4 quadrilioni di rial iraniani nei prossimi anni, il 4% in più dell’anno precedente e conta su un aumento del 23% dell’introito fiscale del governo per controbilanciare in parte i ricavi del petrolio, per i quali ci si aspetta un calo dell’8% o di circa 5 miliardi di dollari”, scrivono gli autori dell’articolo.
Sta inoltre proponendo di ridurre i sussidi del 26%, compresa una diminuzione del 40% dei contributi per il pane. Intanto, spenderà il 59% in più nel sistema sanitario e assicurativo al collasso, a beneficio della classe media e bassa iraniana e per scongiurare le potenziali rivolte sociali.
E aggiungono: “Questa non è una ricetta per la crescita economica ma per compensare lo scontento della classe media. Contemporaneamente Rouhani sta chiedendo un incredibile aumento del budget dell’IRGC a beneficio dei pretoriani del regime in patria e delle sue avanguardie all’estero”.
“Il 64% della spesa pubblica militare andrà all’IRGC e ai Basij, la forza paramilitare che risponde all’IRGC. L’IRGC beneficerà anche dell’aumento dello stanziamento del governo per la sua holding company, quella Khatam al-Anbia colpita dalle sanzioni U.S.A. il cui budget Rouhani ha in progetto di raddoppiare.
“Valutando ogni ramo dell’esercito separatamente, il budget dell’IRGC cresce di uno straordinario 48% nel bilancio 2015, mentre quello dell’esercito regolare mostra solo un leggero aumento.
“La Rouhanomics non solo infliggerà dolore economico proprio a quell’elettorato che ha portato il nuovo presidente al potere, ma potenzierà anche l’apparato del regime incaricato di domare l’inevitabile malcontento dell’elettorato di Rouhani.
“Inoltre Rouhani rafforzerà le altre branche del regime autoritario iraniano. Il suo bilancio garantirà al Ministero dell’Intelligence iraniano 790 milioni di dollari, un aumento di fondi del 40% e un aumento del 37% ad un tribunale speciale religioso che controlla il dissenso tra i religiosi”.
“Ma il suo programma economico deve affrontare le gravi sfide rappresentate dai prezzi del petrolio, diminuiti di un terzo, dallo stallo nei negoziati sul nucleare e dalle sanzioni”, dicono gli autori dell’articolo.
Ed aggiungono: “Fondamentalmente ci sono tre passi necessari da fare se Rouhani vuole seriamente aumentare in modo significativo le entrate fiscali. Primo: deve tassare le numerose fondazioni legate all’IRGC, le fondazioni del leader supremo e quelle religiose che, attualmente, sono esenti da tasse. Secondo: deve aumentare gli introiti provenienti dalla classe mercantile del Bazaar, la cui ricchezza basata sul contante e le connessioni politiche rendono impervio il controllo.
“E terzo: deve aumentare il carico fiscale sulla classe media e quella lavoratrice. Ma mentre sembra siano in corso alcuni tentativi di tassare le fondazioni, al momento solo la tassazione della classe media e di quella lavoratrice sembra essere realistica.
“In conclusione, il bilancio di Rouhani sembra volto alla razionalizzazione della spesa pubblica senza tagliare totalmente il welfare ma, allo stesso tempo, al rafforzamento delle istituzioni incaricate della repressione interna e dell’avventurismo. La Rouhanomics sicuramente deluderà chi ha riposto la sua fede nell’offensiva accattivante lanciata da Tehran subito dopo l’elezione del nuovo presidente.
“Ben lungi dal voltare pagina, Hassan Rouhani sta mischiando decisioni tecnocratiche, pragmatiche ed economiche con l’impegno verso gli ideali della rivoluzione. Quelli che in Occidente o all’interno del paese, erano stati attratti da illusioni di riformismo resteranno delusi”.
