Da leggere, maggio 2014 – Sotto l’ordine diretto del Presidente Iraniano Hassan Ruohani è avvenuto Il barbaro raid, di giovedi 17 aprile scorso, contro i prigionieri politici nel carcere di Evin. L’ordine è stato eseguito, barbaramente, dai passdaran e dagli agenti criminali dell’intelligence dei mullah.
I prigionieri indifesi, vengono pestati selvaggiamente, subendo gravi emorragie, traumi cranici e rottura delle costole. I prigionieri, vengono trasferiti in celle di isolamento della sezione 240 di Evin, iniziano immediatamente lo sciopero della fame, insieme ai loro familiari che continua fino ad oggi.
Il comportamento del Regime è un grave atto terroristico da parte del Presidente Iraniano.
Cosa devono fare a questo punto i governi del tutto il mondo per poter salvaguardare i diritti umani in Iran?
La signora Rajavi, presidente del Consiglio della Resistenza, chiede alla comunità internazionale in particolare agli Stati Uniti, all’Unione Europea, al Segretario Generale delle Nazioni Unite di condannare il raid alla prigione ed esorta i giovani di Tehran ad esprimere la loro solidarietà ai prigionieri e alle loro famiglie.
Rajavi, Ha anche chiesto risoluzioni immediate, efficaci e vincolanti per fermare le barbare e sistematiche violazioni dei diritti umani da parte del dittatore religioso al potere in Iran.
“Il silenzio e l’immobilismo da qualunque pretesto giustificati, di fronte alla ferocia dei mullah al potere in Iran, equivalgono a voltare le spalle ai principi e ai valori per la salvaguardia dei quali le Nazioni Unite furono fondate e che l’Unione Europea professa di difendere” ha agginto Rajavi.
Ed ha precisato: “Il raid che giunge insieme al trend in crescita delle esecuzioni di gruppo e arbitrarie che hanno superato le 700 da quando Rouhani ha assunto la sua carica, dimostra il fragile stato del regime dei mullah ed il suo terrore per la sua inevitabile caduta”.
“Le esecuzioni, la repressione e la discriminazione sono i pilastri principali del potere dei mullah e qualunque cedimento in questi ambiti accelererà il decorso della caduta del regime”, ha aggiunto.
Larijani Il capo della magistratura del regime iraniano ha reagito alle recenti condanne internazionali per l’impennata del numero delle esecuzioni in Iran, dicendo ad un incontro con i comandanti di Polizia: “Non ci interessa quello che dicono” ed ha aggiunto: “Ci dicono di smetterla con la Qisas (la legge del taglione). A noi non interessa quello che vogliono imporci”.
Dr. Jamshid Ashough
