Quella che segue è una traduzione, dall’inglese in italiano, di un estratto di un rapporto investigativo pubblicato dal quotidiano in lingua araba Asharq al-Awsat il 6 Maggio, sulle attività della lobby del regime iraniano a Washington.
di: Hossein Abdol-Hossein
Sin dalla metà degli anni ’90 l’atteggiamento di Tehran è stato quello di lavorare per formare dei gruppi di pressione a Washington, con l’appoggio finanziario dell’Iran e sotto la diretta supervisione della Missione Iraniana alle Nazioni Unite.
L’Iran ha creato queste lobbies, con dei mulatti irano-svedesi zoroastriani di Washington a guidare la banda, sperando di sconfiggere le più potenti lobbies degli Stati Uniti e, soprattutto, quella pro-Israele.
Nel mio ufficio di Washington ho ricevuto un invito del prestigioso “Woodrow Wilson Center” che mi chiede di prendere parte ad un seminario dal titolo “Iran, I Prossimi Cinque Anni: Cambiamento o Sempre la Stessa Storia?”
La questione Iran è rovente e questo tipo di seminari spesso attraggono l’attenzione di una folla di funzionari americani, esperti e reporters preoccupati.
Ho aperto il mio invito. Conoscevo uno degli oratori, un giornalista americano che scrive articoli sul Medio Oriente con una certa obbiettività. Gli altri oratori non erano americani e questo mi ha spinto a fare delle ricerche su di loro.
Uno di questi è un iraniano di nome Bijhan Khaje-Pour e dirige una società di consulenze. Sembra che questa società abbia la sua sede in Austria, ma io ho letto il suo nome come oratore in seminari speciali sull’Iran qui nella capitale statunitense.
Dopo una veloce indagine, ho appreso che questa presunta società di consulenze si chiama “Atieh International”, una sussidiaria di “Atieh Group” a Tehran, che si presenta sul suo sito web come esperta nell’offrire “supporto e consulenze alle società estere per entrare ed avere successo sui mercati iraniani”.
Il secondo oratore è un ricercatore francese di nome Bernard Horcard, per il quale la mia ricerca mi ha condotto ad un’intervista ad Euronews di Aprile. In questa intervista diceva: “Ci viene detto ogni giorno da 34 anni che la Repubblica Islamica è sul punto di crollare. Ciononostante, questa Repubblica Islamica resta intatta. Infatti, è il più stabile governo del Medio Oriente e lo possiamo vedere in particolare dopo la Primavera Araba e inoltre è un paese che continua a progredire”.
Horcard continua poi chiedendo che all’Iran venga data la possibilità di arricchire l’uranio e di arrivare ad un accordo che possa portare all’annullamento delle sanzioni e alla normalizzazione delle relazioni con l’Occidente, in particolare con gli Stati Uniti.
Il terzo oratore era Roberto Toscano, un italiano che è stato ambasciatore del suo paese in Iran dal 2003 al 2008. In un articolo su Huffington Post, Toscano ha minimizzato gli slogan degli iraniani come “Abbasso l’America”ed ha scritto che sarebbe meglio per gli Stati Uniti non prestare attenzione alla retorica anti-U.S.A. del regime e continuare ad aprirgli le braccia, altrimenti l’unica via che rimane sarà la guerra. In questo caso gli iraniani si stringerannno attorno al loro leader e il loro slogan “Morte all’America” assumerà un nuovo significato.
Toscano conclude dicendo: “Quando gli irano-americani (e penso in particolare a quelli che fanno parte del Consiglio Nazionale degli Irano-Americani – NIAC) dicono ‘non bombardate l’Iran’, non lo stanno dicendo perché sono buoni con il regime, ma perché sanno che questo darebbe al regime una nuova prospettiva di vita e, allo stesso tempo, trasformerebbe l’anti-americanismo da una liturgia e una retorica del regime, ad un autentico fenomeno popolare”.
Tuttavia il direttore del seminario, come affermato in questo invito, è un irano-americana di nome Hale Esfandiari. E’ direttore del Programma per il Medio Oriente dell’istituto e il regime iraniano la tenne per quattro mesi in isolamento nella prigione di Evin nel 2007. La rilasciarono e da allora la Esfandiari ha continuato ad insistere sulla necessità che gli Stati Uniti si aprano alle relazioni con l’Iran, rimuovano le sanzioni su Tehran e gli consentano di continuare il suo programma nucleare. Ecco perché la Esfandiari tiene seminari nel centro in cui lavora e propone petizioni per la rimozione delle sanzioni.
Cambiare il Futuro
Perciò, senza andare al seminario sull’Iran, avrei potuto prevedere gli eventi in anticipo. Un gruppo di iraniani, alcuni dei quali hanno ottenuto passaporti americani e/o europei, ed europei che sostengono un’apertura incondizionata verso l’Iran, hanno tenuto discorsi per due ore sui cambiamenti del futuro con l’elezione di Hassan Rouhani a presidente dell’Iran, su come questa occasione dovrà essere colta e l’opportunità afferrata per aprirsi alle relazioni con l’Iran. Hanno messo in guardia e discusso sulle conseguenze dei tentativi degli Stati Uniti di ostacolare il raggiungimento di un accordo, anche se l’Iran è unanime e rimane fedele alle sue condizioni sul nucleare, aggiungendo che nessun accordo vuol dire guerra sicura. E questo è qualcosa che non farebbe piacere agli americani dopo due guerre in Afghanistan e in Iraq.
Sembra che Toscano, che ha accettato la responsabilità di migliorare l’immagine dell’Iran e di mettere in guardia sulle conseguenze di una guerra, abbia iniziato applaudendo e complimentandosi con il NIAC e che abbia pubblicato il suo pezzo appoggiando questo consiglio. Un consiglio guidato da un individuo irano-svedese che vive a Washington, di nome Trita Parsi, il quale periodicamente scrive dei pezzi su questo sito web.
Per un decennio, Parsi è stato un caro amico del Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif. Sin da quando Zarif fu rappresentante permanente del suo paese alle Nazioni Unite, a New York a metà degli anni 2000, ha accusato il dissidente iraniano Hassan Dai’al-Islam di prendere parte ad attività in favore degli interessi del regime.
Parsi stesso ha presentato una denuncia contro Dai’al-Islam. La corte ha ordinato che l’account e-mail di Parsi venisse aperto perché venisse chiarito che era in contatto con Zarif e che iniziò ad organizzare incontri tra membri del Congresso di entrambi gli schieramenti della camera e questo funzionario iraniano.
I fatti provati dalle corti statunitensi
Le sue e-mails hanno chiarito che Zarif e Parsi si incontrarono per la prima volta nel Marzo 2006. Zarif diede a Parsi un documento dal titolo “Il Grande Accordo”, che gli iraniani avevano dato agli americani durante la guerra in Iraq nel 2003 e che Washington aveva rifiutato.
I documenti della corte hanno dimostrarono che Tehran diede questo documento all’ambasciatore svizzero in Iran, che cura gli interessi degli Stati Uniti, e che lui lo dette agli americani.
In seguito, egli affermò che anche l’americano Flynt Leverett e sua moglie ricevettero questo documento dagli iraniani e che lo presentarono al governo statunitense. Leverett è l’autore di un libro sulla vita del presidente siriano Bashar Assad ed ha ottime relazioni con Damasco e Tehran.
In un’intervista allo scrittore americano Lee Smith, dice di essere uno dei pochi americani che periodicamente visitano l’Iran senza un visto. Smith ritiene che Leverett sia certo che, se verrà raggiunto un accordo tra Stati Uniti e Iran, egli sarà tra le prime persone a beneficiare dei futuri accordi finanziari, in un modo tale che Smith ha definito Leverett “L’Uomo dell’Iran a Washington”.
Nelle e-mails di Parsi rivelate dalla corte, si trova un accordo tra lui e Zarif su una conferenza al Congresso con la collaborazione della “New America Foundation”, nell’ambito di un progetto intrapreso da Parsi nel 2006 chiamato “Iran Talks Project”.
Parsi, nella sua e-mail al rappresentante iraniano, stimava il costo di questo progetto della durata di sei mesi, che prevedeva l’invito di 10-15 esperti sull’Iran da tutto il mondo, in $100.000. A Settembre 2012 la corte ha emesso una sentenza contro Parsi condannandolo a pagare un risarcimento di $185.000 a Dai’al-Islam.
Il rappresentante permanente dell’Iran alle Nazioni Unite di New York, supervisiona le lobbies iraniane a Washington. Infatti, secondo una citazione sul “Christian Science Monitor” di due ispettori federali statunitensi del Novembre 2009, supervisiona anche il lavoro della “Fondazione Alavi”.
La Fondazione Alavi fu creata dallo Scià dell’Iran nel 1973 con il nome di “Fondazione Pahlavi”. Nel 1979 il nome venne cambiato in “Fondazione Mostazafin” e più tardi è divenuta nota come “Fondazione Alavi”.
A Febbraio 2012, agenti infiltrati della polizia di New York, hanno scoperto dei documenti relativi al 2006 che rivelavano “organi dello spionaggio iraniano negli Stati Uniti che agiscono attraverso numerose fondazioni, come la Fondazione Alavi”.
Questa è un’accusa che questa fondazione continua a negare sul suo sito web, nel quale si dice che la sua missione fondamentale è “informare sulla cultura islamica, la lingua, la letteratura e la cività farsi”. In altre pagine del suo sito web, questa fondazione ritiene che il suo obbiettivo sia sostenere la “cultura sciita”.
Questa fondazione possiede un grattacielo a downtown New York ed i suoi enormi costi di affitto portano enormi profitti, che vengono utilizzati per finanziare 30 istituti scolastici in tutti gli Stati Uniti. Gli esperti ritengono che Tehran usi questi ricavi per ricompensare quei professori che scrivono in suo favore e/o organi di formazione che pubblicano ricerche a favore degli interessi di Tehran.
Però, nonostante la “Fondazione Alavi” neghi dicendo di non avere relaizioni con Tehran, l’ufficio dell’FBI ha rivelato che il capo di questa fondazione, Farshid Jahedi, ha distrutto dei documenti attestanti che la fondazione ha acquistato alcune parti della proprietà della Meli Bank di Tehran, appartenente al governo iraniano. Alcuni di questi beni potrebbero essere stati usati per il programma nuclerare iraniano.
Ad Aprile 2010, la corte federale di New York, ha emesso una condanna a 3 mesi di prigione, con l’accusa di aver intralciato le indagini ed impedito lo svolgimento di un giusto processo, contro Jahedi. Inoltre ha colpito una larga parte dei beni e delle proprietà di questa fondazione.
La fondazione è ancora attiva, ma con cautela.
