Fonte: ohchr.org
GINEVRA (12 Marzo 2014) – Gli Inviati Speciali delle Nazioni Unite* sulla situazione dei diritti umani in Iran, sulle esecuzioni sommarie, sulla tortura e sulla violenza contro le donne, hanno lanciato l’allarme oggi sulla continua impennata delle esecuzioni nel paese, che recentemente ha visto anche l’impiccagione di una ex-sposa bambina in circostanze discutibili.
Farzaneh Moradi, che sembra sia stata costretta al matrimonio all’età di 15 anni, è stata impiccata il 4 Marzo 2014 nella prigione di Isfahan, dopo essere stata accusata dell’omicidio di suo marito. Inizialmente aveva confessato il delitto, sei anni fa, ma in seguito aveva spiegato di averlo fatto perché convinta da un uomo che non sarebbe stata giustiziata perché era una giovane madre. Sembra che la corte non abbia acconsentito alla revisione della sua confessione iniziale.
“Questo è un altro caso allarmante che dimostra la necessità di una moratoria immediata sulla pena di morte nella Repubblica Islamica dell’Iran”, ha detto l’Inviato Speciale sulla situazione dei diritti umani in Iran Ahmed Shaheed, sottolineando i suoi gravi dubbi sull’applicazione delle garanzie del giusto processo in questo e in altri casi.
“Il governo continua a giustiziare le persone ad un ritmo sconcertante, nonostante le serie richieste di applicazione degli standards del giusto processo” ha detto l’Inviato Speciale sulle esecuzioni extra-giudiziali, sommarie o arbitrarie, Christof Heyns.
“In questo caso, l’accusata sembra sia stata costretta al matrimonio da ragazzina ed ha affermato di essere stata convinta a confessare un crimine che non aveva commesso”, ha precisato. “Ma l’esecuzione è stata portata a termine apparentemente senza prestare la dovuta attenzione a queste circostanze e affermazioni molto inquietanti”.
Si è avuta notizia di almeno176 persone impiccate in Iran solo nel 2014, coerentemente con quello che appare come un tasso di aumento costante dall’estate del 2013. La maggior parte di queste condanne a morte sono state applicate per reati legati alla droga, in violazione delle norme legali internazionali che limitano l’applicabilità della pena capitale ai crimini “più gravi”.
“Farzaneh Moradi era una vittima ancor prima di essere impiccata. Era una ex-sposa bambina che apparentemente non è potuta sfuggire al suo matrimonio a causa delle regole culturali e alle barriere legali poste al divorzio in Iran”, ha sottolineato Rashida Manjoo, Inviata Speciale sulla violenza contro le donne, le sue cause e conseguenze.
“Sembra essere stata nuovamente vittima del sistema, stavolta pagando con la sua vita”, ha detto.
“Il governo dovrà lavorare per rispettare i suoi obblighi di fornire protezione tra gli altri alle donne e ai bambini”.
L’Inviato Speciale sulla tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, Juan E. Méndez, ha aggiunto: “La crudeltà di questa esecuzione, alla luce di una probabile confessione estorta, è particolarmente profonda e ingiusta”.
Gli esperti dell’ONU hanno ancora una volta esortato il Governo dell’Iran a “prestare attenzione all’appello della comunità internazionale e a dichiarare una moratoria sulle esecuzioni”. Hanno espresso il loro sconcerto per il continuo aumento delle esecuzioni e per le recenti dichiarazioni rilasciate dai funzionari iraniani secondo i quali le esecuzioni compiute dal governo finora sono state “un enorme servizio all’umanità”.
Già in precedenza, il 21 Gennaio 2014, gli Inviati Speciali sulla situazione dei diritti umani in Iran e sulle esecuzioni sommarie, avevano chiesto al Governo dell’Iran di limitare urgentemente le esecuzioni, alla luce della recente notizia di un aumento delle impiccagioni, in seguito alle preoccupazioni espresse sull’applicazione delle garanzie del giusto processo e per il continuo utilizzo della pena di morte per reati che non rientrano degli standards dei crimini “più gravi” secondo quanto sabilito dalla legge internazionale.
(*) Gli esperti: l’Inviato Speciale sulla situazione dei diritti umani in Iran, Ahmed Shaheed; l’Inviato Speciale sulle esecuzioni extra-giudiziali, sommarie o arbitrarie, Christof Heyns; l’Inviato Speciale sulla violenza contro le donne, le sue cause e conseguenze, Rashida Manjoo e l’Inviato Speciale sulla tortura ed altri trattamenti o pene crudeli, disumane o degradanti, Juan E. Méndez.
Gli esperti delle Nazioni Unite sui diritti umani fanno parte di quello che va sotto il nome di Procedure Speciali del Consiglio per i Diritti Umani. Procedure Speciali, il più grande organismo di esperti indipendenti all’interno del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, è il nome generale dell’apparato investigativo e di monitoraggio indipendente del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani che si occupa della situazione di nazioni specifiche o di tematiche particolari in tutte le parti del mondo.
Gli Inviati Speciali sono incaricati dal Consiglio per i Diritti Umani di monitorare, riferire e consigliare su questioni riguardanti i diritti umani. Attualmente, vi sono 37 mandati tematici e 14 mandati relativi a nazioni e territori, con 72 incaricati. Gli esperti lavorano volontariamente. Non fanno parte del personale dell’ONU e non ricevono nessun salario per il loro lavoro. Sono indipendenti da qualunque governo o organizzazione e operano in base alle loro capacità individuali.
