Fonte: Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra
GINEVRA (9 Dicembre 2013) – Un gruppo di esperti indipendenti delle Nazioni Unite si è rivolto oggi al Governo dell’Iraq perché verifichi il destino e il luogo preciso in cui si trovano i sette residenti di Campo Ashraf che, secondo quanto riportato, sono stati rapiti lo scorso Settembre dopo un attacco nel quale sono state uccise 52 persone.
Oltre 3000 esuli iraniani hanno vissuto nel campo per rifugiati di Ashraf, nei pressi di Baghdad, sin dagli anni ’80.
Questi esperti in materia di diritti umani hanno espresso grave preoccupazione per la mancanza di informazioni da parte delle autorità irachene riguardanti l’indagine in corso sull’attacco.
“Chiediamo al Governo dell’Iraq di accelerare le indagini per poter rivelare il destino e il luogo di detenzione di questi individui”, ha detto il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulle Sparizioni Indotte o Non-volontarie ricordando che, ad un certo punto, le forze irachene sembra abbiano ammesso di avere in custodia questi individui.
Tre mesi dopo questo episodio di violenza, i fatti devono ancora essere stabiliti. Tuttavia, vi sono accuse secondo le quali l’attacco e il rapimento dei sette residenti di Campo Ashraf, comprese sei donne, siano stati portati a termine dalle forze di sicurezza irachene. È stato anche affermato che è impossibile per chiunque entrare a Campo Ashraf senza la collaborazione delle forze irachene.
Tutti coloro che sono stati uccisi si afferma siano morti in conseguenza di ferite da arma da fuoco, che hanno interessato principalmente la testa o il collo.
Molti degli uccisi sono stati ritrovati con le mani legate, atto apparentemente commesso prima della loro morte. Alcune vittime si afferma siano state colpite a morte mentre fuggivano o cercavano assistenza medica dopo essere stati feriti.
“Le leggi internazionali richiedono specificamente ai governi di garantire che su tutte le accuse di omicidio venga indagato in maniera veloce, efficace ed imparziale, indipendentemente da chi ne sia l’eventuale responsabile”, ha precisato Christof Heyns, Inviato Speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie. “Una tale inosservanza costituisce una violazione del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici”.
Il gruppo di esperti ha sottolineato che: “L’impunità con cui questi crimini sono stati commessi è particolarmente evidente, vista la gravità dei reati e le presunte prove di coinivolgimento delle forze irachene nel perpetrare questi crimini”. Secondo loro: “Lo Stato ha l’obbligo di esercitare la dovuta diligenza per prevenire, proteggere, indagare, perseguire e punire tutti gli atti di violenza, compresi quelli perpetrati nei confronti delle donne e garantire il loro diritto ad assere trattate con dignità”.
“Il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulle Detenzioni Arbitrarie ha ripetutamente definito la detenzione a Campo Ashraf, arbitraria”, ha detto Mads Andenas che attualmente dirige questo organismo di esperti. “Il governo iracheno ha una responsabilità particolare nel proteggere i detenuti da violazioni dei diritti umani come le recenti uccisioni e i rapimenti e ora deve dare il via ad indagini indipendenti, porre fine a questo regime di detenzione e, nel frattempo, fornire efficace protezione a coloro che rimangono in detenzione”.
Juan E. Méndez, Inviato Speciale delle Nazioni Unite sulla Tortura ed altri trattamenti o pene crudeli, disumane o degradanti, ha reiterato l’appello urgente a rivelare il destino e il luogo di dentenzione dei sette esuli iraniani. “La detenzione in luoghi segreti può favorire il perpetrarsi della tortura e altri maltrattamenti e può, di per sé,costituire una forma di simile trattamento”, ha ammonito.
Sono state espresse preoccupazioni che i sette residenti di Campo Ashraf scomparsi, possano essere riportati in maniera coatta nella Repubblica Islamica dell’Iran, dove potrebbero essere a rischio di essere perseguiti, torturati o subire altre forme di maltrattamenti. Secondo l’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), i sette residenti scomparsi sono richiedenti asilo e godono dello status di persone protette.
“Gli obblighi dell’Iraq, in base alle leggi internazionali, sono chiari: il Governo non può espellere, riportare, estradare o trasferire in nessuna altra maniera una persona in un altro Stato nel quale vi siano motivi fondati che la persona si troverebbe in pericolo di essere soggetta a tortura”, ha sottolineato Mendez.
L’esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla promozione di un ordine internazionale equo e democratico, Alfred de Zayas, ha precisato che questa è la terza volta che i residenti di Campo Ashraf subiscono attacchi fisici. “Io condanno la mancanza di adeguate indagini sui massacri e l’impunità dei responsabili”, ha detto.
De Zayas ha puntualizzato che: “Gravi crimini di questa natura e l’impunità che li accompagna, implicano la violazioni di numerose disposizioni di trattati internazionali e costituiscono un attacco allo stato di diritto, un affronto alla comunità internazionale e una minaccia all’ordine internazionale”.
“Le famiglie degli uccisi e degli scomparsi hanno il diritto di sapere cosa è accaduto ai loro cari e ad un adeguato risarcimento per le sofferenze patite,” ha affermato.
Il gruppo di esperti ha esortato le autorità irachene a “prendere tutti i provvedimenti necessari a rivelare il luogo di detenzione delle persone scomparse, a garantire la loro incolumità e i loro diritti e ad impedire la loro estradizione in Iran”.
