di Gabriella Liberatore
Il 19 ottobre si è tenuta a Roma la VI Marcia internazionale per la libertà delle minoranze e dei popoli oppressi, organizzata dall’Associazione Società libera. La violazione dei diritti umani in Iran e la denuncia dell’eccidio di 52 oppositori iraniani e del rapimento di 7 rifugiati compiuto dalle forze irachene a Campo Ashraf sono state tra le emergenze umanitarie centrali della manifestazione. La manifestazione si è conclusa in piazza Campo dei Fiori con gli interventi delle associazioni partecipanti e con una fiaccolata a favore della libertà delle minoranze e dei popoli oppressi e per la liberazione dei 7 ostaggi.
Gli interventi hanno evidenziato come il regime teocratico al potere in Iran oltre ad essere tra i più illiberali e disumani è anche il più pericoloso perché estende i suoi tentacoli sui paesi vicini, su cui esercita ingerenze se non addirittura ordini.
Accade in Siria dove è il sostegno principale, materiale e morale, del dittatore Assad, in Libano, in Afganistan e soprattutto in Iraq, il cui premier al-Maliki guida ormai un governo fantoccio nelle mani dei mullà iraniani.
Il 1° settembre le forze del primo ministro iracheno su ordine di Khamenei sono entrate nel campo Ashraf, dove si trovavano 101 rifugiati iraniani, protetti dalla IV Convenzioni di Ginevra, e ne hanno barbaramente trucidato 52 e presi in ostaggio 6 donne e un uomo. Queste 6 donne ed un uomo sono ancora nelle mani degli iracheni, subiscono torture e rischiano di essere consegnati agli aguzzini iraniani per la loro soluzione finale.
Pochissimi media occidentali hanno data la notizie e voci rare ed isolate hanno denunciato la grave violazione non solo dei diritti umani ma del rispetto delle leggi internazionali. Quello del 1° settembre è un vero e proprio genocidio verso la dissidenza iraniana, quella che fa capo ai Mojahedin del popolo e al Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana, di cui la PMOI fa parte.
È stato l’ultimo atto, in ordine cronologico – e non è affatto escluso che non ce ne siano altri – di una serie di mortali aggressioni, iniziate nel luglio del 2009. Sinora sono centinaia i morti e migliaia i feriti, ma l’obiettivo è la distruzione totale, fisica e morale, degli oppositori al regime iraniano che non si piegano in nessun modo alla feroce repressione e che denunciano al mondo il vero volto del regime.
Sì, perché il regime teocratico del velat-e faghi è unico ed uno: le cosiddette fazioni che tanto piacciono ai media occidentali, a molti governi e agli interessi dei poteri economici forti sono solo un gioco delle parti, fumo da gettare negli, diversivi per intellettuali chic.
Rafsanjani, Khatami, Ahmadinejad e da ultimo Rouhani di diverso hanno solo la verniciatura – vestito, carattere, atteggiamento, urla o sorrisi. Tutti sono invece ben saldi nella difesa del regime, il cui capo assoluto ed indiscusso, ricordiamolo, è Khamenei.
In Iran non c’è la democrazia, non ci sono le libertà, i diritti delle persone, non esiste la laicità dello stato o delle istituzioni. Le elezioni sono sempre elezioni farsa, servono per imbrogliare e confondere. La pena di morte è applicata per reati di opinione, per chi si oppone, per comportamenti privati; inoltre molte accuse per furto o spaccio di droga nascondono reati politici. La pena di morte avviene per impiccagione nella pubblica piazza, per terrorizzare. Il vero cambiamento con Rouhani è solo la sua faccia: le impiccagioni sono aumentate – in due settimane dall’11 al 25 settembre, mentre all’ONU era osannato, il boia ha lavorato a tutto ritmo con 50 impiccati e i tribunali hanno emesso sentenze per lapidazione, taglio della mano ed estirpazione degli occhi. Per non parlare della questione nucleare, dove l’arricchimento dell’uranio – quindi la costruzione dell’arma atomica – non si è mai fermato, né intendono fermarlo, anzi è così avanzato che non è più possibile tornare indietro. Tutti lo sanno, come sanno che la popolazione non vuole il nucleare, ma gli interessi economici impongono a tutti, anche alla Comunità internazionale, il gioco delle parti. Se in questo giogo gli iraniani muoiono, sono oppressi, non hanno le libertà fondamentali, l’opposizione viene sterminata è un dettaglio trascurabile per i grandi affari, un dettaglio da tenere il più possibile nascosto e da offuscare parlando d’altro; è un prezzo da pagare alla realpolitik.
Furono proprio i Mojahedin nel 2002 a denunciare al mondo le centrifughe segrete del regime, sono sempre loro che denunciano in tutti i luoghi i crimini del regime, sono loro con i loro martiri la speranza che il cambio del regime è possibile; sono loro la spina nel fianco del regime e per questo il regime li vuole annientare con il genocidio in atto a campo Ashraf.
Occorre fermare il genocidio degli oppositori politici e i governi occidentali devono impegnarsi per la liberazione dei 7 ostaggi: è il minimo che possono fare per non essere accusati di ignavia verso i diritti umani e di appeasement verso un regime sanguinario e liberticida.
Gli iraniani continueranno comunque nella lotta per i loro diritti dovunque si trovino, continueranno a guastare la festa dell’ipocrisia messa in atto dal regime e dai suoi accoliti occidentali per affermare la giustizia e la verità e il mondo onesto e democratico, la maggioranza, non può che stargli vicino.
