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Un Islam democratico per l’Iran

Da: Shahriar Kia

Una grandissima coalizione bipartisan sostiene con forza il MEK come alternativa democratica al regime iraniano.

Di Ryan Mauro, giovedì 9 luglio 2013

Shahriar Kia è il portavoce di un gruppo di opposizione iraniano alloggiato a Camp Liberty, in Iraq. Kia dice che il gruppo, l’Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo Iraniano (PMOI, noto anche come MEK) , sostiene un Iran democratico, laico , con la separazione tra Stato e Chiesa e uguaglianza tra i sessi, senza nucleare. Ha studiato alla North Texas University e attualmente risiede in Iraq. Il suo nome utente Twitter è @shahriarkia. Quella che segue è l’intervista a Shahriar Kia di Ryan Mauro, del Clarion Project:

Ryan Mauro: Ci dica perché Camp Ashraf dovrebbe stare a cuore all’Occidente.

Shahriar Kia: E’ una cosa naturale che qualsiasi coscienza retta in ogni società democratica, che rispetti i valori e i diritti umani si preoccupi delle vite di 3200 rifugiati inermi, 1000 dei quali sono donne. Nel 2004, gli Stati Uniti hanno sottoscritto un accordo singolarmente con ciascun residente che garantiva che in cambio della deposizione delle armi si sarebbero fatti carico della loro protezione conformemente alla quarta Convenzione di Ginevra fino alla loro collocazione finale. Inoltre, gli Stati Uniti e in particolare il segretario di Stato Clinton e le Nazioni Unite, hanno assicurato che con il trasferimento dei residenti a Liberty la loro sicurezza sarebbe stata garantita fino alla ricollocazione dell’ultimo di loro in paesi terzi. A quesato proposito, devo sottolineare che il governo degli Stati Uniti e l’ONU sono responsabili di ogni crimine che venga perpetrato a (Camp) Liberty o Ashraf.

Nonostante questo impegno, vi sono stati due attacchi mortali sferrati dalle forze irachene a Camp Ashraf nel 2009 e nel 2011, che hanno causato la morte di 50 residenti e il ferimento di più di mille tra loro; tre attacchi missilistici lanciati da milizie legate al regime iraniano e dal governo iracheno hanno lanciato 100 razzi del calibro di 107 millimetri che hanno ucciso 10 persone e ne hanno ferite oltre 107.

Il regime iraniano e il governo iracheno di Maliki, con la collaborazione del Rappresentante speciale del segretario generale dell’ONU, Martin Kobler, hanno messo in agenda lo smantellamento dell’opposizione ai mullah. Due rapporti stilati dal Gruppo di lavoro dell’ONU sulle detenzioni arbitrarie hanno descritto Camp Liberty come un campo di detenzione.

Le milizie legate alla forza terrorista Al Quds del regime iraniano hanno dichiarato alla Associated Press che presto lanceranno un altro attacco contro Camp Liberty, eppure il governo iracheno vieta i muri a T, i bunker di cemento, giubbotti antiproiettili ed elmetti che appartengono ai residenti. Sono lasciati senza difesa.

E’ per tutti i suddetti motivi che la comunità internazionale è seriamente preoccupata del destino dei residenti di Ashraf e Liberty. La gran parte dei parlamentari, autorità politiche e giuridiche provenienti da 50 paesi di tutto il mondo hanno anch’essi manifestato la loro preoccupazione. In un immenso raduno di 100.000 Iraniani a Parigi il 22 giugno, queste personalità hanno lanciato un appello per salvare le vite dei residenti di Ashraf e Liberty e hanno sollecitato il loro immediato ritorno a Camp Ashraf, che è più sicuro di Camp Liberty.

Mauro: Perché i residenti di Ashraf non fanno i bagagli e se ne vanno?

Kia: Dopo aver vissuto per 26 anni come rifugiati in Iraq, i residenti hanno perso i diritti di rifugiato in Iraq e hanno accettato di lasciare il paese e trasferirsi in altri paesi ma ora, dopo 17 mesi, non vi è alcuna prospettiva di un trasferimento dei residenti in paesi terzi.

Il piano di Luogo di Transito Temporaneo (TTL) che li ha trasferiti forzatamente a Liberty è un progetto fasullo portato avanti da Kobler su ordine del regime iraniano. Kobler, d’accordo con il primo ministro iracheno al-Maliki, ha raggirato i residenti per trasferirli alla prigione Liberty. Il generale James Jones in un’intervista dell’11 marzo 2013 ha detto che “la gente a Camp Liberty vive in una situazione peggiore di quanto sia quella dei detenuti di Guantanamo Bay.”

Un’area piccolissima (circa mezzo chilometro quadrato), con una popolazione di 3100 persone che vivono estremamente ammassati in roulotte vulnerabili in una delle zone più pericolose di Baghdad, costituisce un bersaglio facilissimo per i terroristi iraniani. Adesso Kobler cerca di scaricare sui residenti la colpa del fallimento del TTL e del piano di reinsediamento.

Dopo 17 mesi, solo il 2% dei residenti di Liberty è stato trasferito e, a parte l’Albania, nessun altro paese ha accettato di accoglierli. Questo è un complotto criminale contro i membri del MEK in Iraq che ha lo scopo di liberare i mullah della forza organizzata che li farà cadere e cambierà l’Iran. Però, il complotto per annientare i residenti è fallito grazie alla resistenza dei residenti a fronte di tutte le pressioni e le repressioni.

Mauro: Se il governo iracheno sta facendo il gioco dell’Iran, perché il governo iracheno non spazza via direttamente il campo?

Kia: Sulla base degli accordi scritti firmati dal governo iracheno, dagli Stati Uniti e dall’ONU, si deve proteggere i residenti di Ashraf e Liberty e rispettare i loro diritti umani. Cio nonostante, il governo iracheno e il regime iraniano hanno tentato ripetutamente, finora, di smantellare e massacrare il PMOI attraverso una serie di attacchi mortali. Circa 70 persone sono state uccise e più di mille ferite. Si tratta di crimini lampanti contro l’umanità e rifugiati indifesi. I mullah dell’Iran, ingabbiati nelle crisi interna e internazionale sono sulla ripida china del rovesciamento. Con l società iraniana pronta a sollevarsi contro il regime dei mullah, il regime considera come sua minaccia massima l’esistenza di un’opposizione organizzata e dotata di sostegno internazionale e interno come il MEK. Quindi, il regime iraniano vuole che Liberty diventi un campo di morte per il MEK. I terroristi legati alla Forza Quds del regime iraniano hanno detto che nel loro ultimo attacco disponevano di 120 missili pronti a essere lanciati. Continueranno questi attacchi finché il MEK abbandonerà l’Iraq.

Mauro: E’ vero che il MEK è una specie di setta e nel passato ha condotto attacchi terroristici contro gli Americani?

Kia: Queste false accuse contro il MEK sono state confutate con chiarezza dopo dozzine di deliberazioni dei tribunali statunitensi, dell’Unione Europea e britannici favorevoli a cancellare il MEK dalla lista dei gruppi terroristici. Molti funzionari statunitensi hanno ammesso ripetutamente che il MEK fu inserito nella lista nel 1997, pochi mesi dopo che Khatami diventò presidente, come “gesto di buona volontà” e come parte della politica di riavvicinamento di Clinton. Molti membri del Congresso degli Stati Uniti si sono opposti al marchio di Organizzazione terroristica straniera attribuito al MEK, già molto prima che fosse cancellato. Una grandissima coalizione bipartisan di ex funzionari di governo sostiene vigorosamente il MEK quale alternativa democratica al regime iraniano.

L’elenco comprende l’ex sindaco della città di New York Rudy Giuliani, l’ex direttore dell’FBI Louis Freeh, l’ex direttore della CIA Porter Goss; l’ex ministro della Giustizia Michael Mukasey, l’ex capo dello Stato Maggiore congiunto delle forze armate generale Hugh Sheton, l’ex segretario della Sicurezza Interna Tom Ridge, l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale generale James Jones, l’ex governatore della Pennsylvania Ed Rendell, l’ex governatore del New Mexico Bill Richardson; l’ex ambasciatore alle Nazioni Unite John Bolton e l’ex Presidente della Camera dei Rappresentanti Newt Gingrich.

Non credo che personalità di questo livello tenderebbero a sostenere un gruppo terroristico o settario.

Gli attacchi contro il MEK, il più grande movimento organizzato che perora un Islam democratico e tollerante contro il fondamentalismo e il terrorismo, sono stati un regalo ai fondamentalisti e terroristi che uccidono in nome dell’Islam. Queste affermazioni infondate hanno fatto parte dell’arrendevolezza verso il fascismo religioso e della strana tolleranza dell’Occidente nei confronti del terrorismo e dei progetti nucleari.

Mauro: Lei e gli altri residenti in Iraq del MEK siete musulmani praticanti. Che idea avete della legge della Sharia e della compatibilità dell’Islam con i valori democratici occidentali

Kia: il MEK rappresenta l’Islam vero, tollerante e pluralistico che può ravvisarsi oggi in qualsiasi società progressista. Questo Islam è l’antitesi del fondamentalismo islamico, il cui cuore pulsante sta a Teheran.

Per prima cosa, mi consenta di far riferimento a una dichiarazione del Comitato internazionale In cerca di giustizia, rilasciata il 27 maggio 2013 e firmata da 18 personalità statunitensi e dell’Unione Europea che hanno visitato Camp Ashraf al tempo in cui era sotto la protezione delle forze statunitensi, dal 2003 al 2008.

La relazione afferma:

“I residenti di Liberty costituiscono una validissima componente della società iraniana, dotati di notevole competenza politica e molti anni di esperienza di lotta contro il regime dei mullah. Il loro unico fine è quello di liberare la loro patria ed è ovvio che non accetteranno a nessun prezzo la dissoluzione o l’eliminazione della loro organizzazione.

In un possibile mutamento di circostanze sono una forza affidabile che può essere un fattore determinante nel condurre l’Iran verso la democrazia e la stabilità, evitando estremismi e guerra civile. Si tratta di quell’elemento la cui assenza nel mondo arabo ha dato come esito la deviazione della primavera araba dalle sue origini democratiche. Non esistono alternative al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), che trae le sue origini nella lotta del popolo iraniano per la libertà intrapresa all’inizio del 20° secolo”.

Ritengo che la migliore risposta alla sua domanda sia il famoso piano in 10 punti della signora Rajavi, presidente eletto del CNRI, per il periodo di transizione. Nel grande raduno di 100.000 presenze del 22 giugno a Parigi, la signora Rajavi ha delineato le sue considerazioni sulla Sharia nell’Islam e le sue convinzioni quale donna musulmana rispetto ai valori democratici.

1. Crediamo nel principio della legge e della giustizia. Vogliamo istituire un sistema giudiziario moderno basato sul principio di presunzione di innocenza, il diritto alla difesa, veri strumenti giuridici di protezione e il diritto di essere processato in udienza pubblica. Vogliamo anche l’indipendenza totale dei giudici. La Sharia dei mullah sarà abolita.

2. Nella nostra concezione, le consultazioni elettorali sono il solo criterio di legittimazione. Di conseguenza vogliamo una repubblica basata sul suffragio universale.

3. Vogliamo un sistema pluralistico, libertà di associazione e di riunione. Rispettiamo tutte le libertà individuali. Riconfermiano la totale libertà di espressione e dei mezzi di comunicazione e accesso incondizionato per tutti a internet.

4. Sosteniamo e ci impegniamo per l’abolizione della pena di morte.

5. Ci impegniamo per la separazione tra Stato e Chiesa. Ogni forma di discriminazione contro i seguaci di qualsiasi religione o confessione sarà proibita.

6. Crediamo nella totale parità tra i sessi in campo politico, sociale ed economico. Ci impegniamo anche a favore di una pari partecipazione delle donne nella leadership politica. Qualsiasi forma di discriminazione verso le donne sarà abolita. Avranno il diritto di scegliere liberamente il proprio abbigliamento. Saranno libere rispetto al matrimonio, l’istruzione e il lavoro.

7. Ci impegniamo per l’eguaglianza tra tutte le nazionalità. Sosteniamo il piano per l’autonomia del Kurdistan iraniano adottato dal Consiglio nazione della resistenza iraniana. Ogni lingua e cultura di qualsiasi nazionalità dei nostri compatrioti è parte delle risorse umane della nostra nazione e deve diffondersi ed essere pubblicizzata nell’Iran di domani.

8. Riconosciamo la proprietà privata, gli investimenti privati e l’economia di mercato. Tutti i cittadini iraniani devono godere di pari opportunità nell’occupazione e nell’attività imprenditoriale. Proteggeremo e rivitalizzeremo l’ambiente.

9. La nostra politica estera sarà basata sulla coesistenza pacifica, sulla pace internazionale e regionale e sulla cooperazione, così come sul rispetto per la Carta delle Nazioni Unite.

10. Vogliamo un Iran non nucleare, senza armi di distruzione di massa.