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Iran – Rezaee: oggi appare chiaro che la crisi che circonda il regime iraniano al potere è reale e può portare alla sua caduta

Il discorso di Abolghassem Rezaee, rappresentante del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, alla conferenza tenutasi il 28 novembre alla Camera dei Deputati sulla rimozione dei Mojahedin del Popolo dalla black-list U.S.A. e la prospettiva del cambiamento in Iran nel 2013

Illustri parlamentari, cari amici!
Innanzitutto, voglio inviare i miei più calorosi auguri ai membri del Parlamento Italiano.
La maggioranza dei membri del Parlamento è rimasta, per tre decenni, al fianco della Resistenza Iraniana nei momenti più duri e ci ha sostenuto con la firma e l’approvazione di diverse risoluzioni.
Gli interessi economici non gli hanno mai impedito di appoggiare la Resistenza Iraniana. I rappresentanti italiani non sono mai stati influenzati dalla pubblicità negativa e diffamatoria sulla resistenza da parte del regime iraniano. Nel momento in cui la politica dell’accondiscendenza portava all’inserimento della Resistenza Iraniana nella lista nera di Europa e Stati Uniti, i rappresentanti italiani non ci hanno negato il loro appoggio.
Noi dobbiamo la nostra vittoria nella lotta per sconfiggere la lista nera a questo appoggio. Questo appoggio non c’è stato dato per interessi personali, di gruppo o economici ma piuttosto per l’onore e la dignità che scaturiscono dai rappresentanti italiani.
Cari Amici,
oggi appare chiaro che la crisi che circonda il regime iraniano al potere è reale e può portare alla sua caduta.
1- La crisi sociale
La crisi sociale, derivante dal malcontento giunto ad un punto di rottura e dalla bancarotta economica, è dovuta alla corruzione e al ladrocinio. Il regime deve fare i conti con un esercito di gente affamata.
2- I conflitti interni
I conflitti interni e le divisioni a livello della leadership, sono il risultato della lotta di potere tra le differenti parti del governo.
3- Il programma nucleare
L’insistenza del regime a voler portare avanti il suo programma atomico ha portato al fallimento dei colloqui sul nucleare, che a sua volta porterà ad uno scontro finale.
4- La Rivoluzione Siriana
L’intervento del regime iraniano per salvare il criminale regime siriano e l’imminente crollo del regime di Assad avranno certamente un impatto strategico sul regime teocratico e sulla sua economia al collasso.
Per affrontare la crisi il regime sta seguendo la solita politica: da una parte sta intensificando l’esportazione del terrorismo verso la regione ed il resto del mondo e dall’altra sta aumentando la repressione interna.
Giusto il mese scorso, per creare un atmosfera di paura e far fronte al malcontento popolare, il regime iraniano ha impiccato 100 persone e altre mille sono in attesa di esecuzione.
Ieri, la Terza Commissione dell’Assemblea Generale dell’ONU, ha condannato per la 59a volta il regime per la violazione dei diritti umani in Iran.
Pur se l’approvazione di risoluzioni che condannino l’Iran è necessaria, tuttavia non è mai abbastanza. L’unica via efficace per confrontarsi con questo regime disumano che ha commesso così tanti crimini contro il popolo iraniano, è tagliare tutte le relazioni economiche e diplomatiche.
Cari Amici,
la ritirata del regime di fronte a questa crisi preparerà definitivamente la via alla protesta e alla sua caduta. Ma la caduta dei mullah non avverà da sola. C’è bisogno di un movimento organizzato per guidarla e condurla alla vittoria finale.
La rimozione della etichetta terroristica dall’OMPI ha accresciuto la fiducia in sé del popolo iraniano ed ha dato maggior potere ai giovani consentendo loro di espandere ed unificare le cellule della resistenza.
Per raggiungere il suo scopo di distruggere la Resistenza Iraniana il governo iraniano, con l’aiuto di Maliki, il quale deve la sua posizione ai mullah iraniani, ha aumentato la pressione sui membri della Resistenza Iraniana nei campi di Ashraf e Liberty.

Sfortunatamente, il Rappresentante del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Martin Kobler, non solo non ha difeso i diritti di questi rifugiati, ma ha realmente agevolato il raggiungimento degli obbiettivi del governo iracheno nei confronti dei residenti.
La Resistenza Iraniana ha ripetutamente chiesto al Segretario Generale delle Nazioni Unite di nominare una persona neutrale, incaricata di indagare su questo caso e trovare una giusta risoluzione al problema.
Il riconoscimento di Camp Liberty come campo per rifugiati da parte dell’UNHCR, è la misura più efficace per affrontare questi complotti.
Cari Amici,
la Resistenza Iraniana ha ripetutamente affermato che la maniera per sbarazzarsi del regime teocratico e per far tornare la pace nella regione non è, né quella dell’accondiscendenza né quella dell’intervento militare. L’unica soluzione è il cambiamento di regime per mano del popolo iraniano e della sua resistenza organizzata. E ora, dopo anni di lotte, la rimozione dell’ingiusta etichetta terroristica in aggiunta alle crisi interne, hanno fornito le condizioni per questo cambiamento.
Ora sta alla comunità internazionale riconoscere questa resistenza e appoggiare il piano in 10 punti di Maryam Rajavi. Un piano basato su valori universali, sulle leggi internazionali, sulla separazione tra stato e religione, sull’uguaglianza tra uomini e donne, sulla abolizione della pena di morte e un Iran non nuclearizzato.
Il Parlamento Italiano e il Governo Italiano ci hanno sostenuto per molti anni nella nostra campagna per la rimozione dell’etichetta terroristica, nella difesa dei diritti dei residenti di Ashraf e nell’accettare i residenti feriti e malati. Noi chiediamo specificamente al Parlamento e al Governo Italiano di essere ancora una volta pionieri e, con il riconoscimento della resistenza, preparare la via verso il futuro. Non c’è alcun dubbio che questo tipo di sostegno e riconoscimento possano far sì che molto sangue non venga versato per mano dei mullah in Iran.
In conclusione, ci rivolgiamo al Parlamento Italiano perché intraprenda urgentemente misure volte a bloccare il diffondersi delle esecuzioni in Iran e rinvii il dossier sulle violazioni dei diritti umani da parte del regime al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.