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Philippe Douste-Blazy : « Sono sicuro che il vostro coraggio, la vostra perseveranza e i vostri sacrifici pagheranno»

Il 24 Marzo 2012 si è tenuta a Parigi una conferenza internazionale, su iniziativa del Comitato Francese per un Iran Democratico (CFID) in presenza di migliaia di iraniani. Ecco l’intervento di Philippe Douste-Blazy, vice segretario generale dell’ONU ed ex ministro degli esteri francese.

Cari Amici,

Signora Presidentessa, cara Madame Rajavi, Signore e Signori e cari amici.

Nonostante sia stato trattenuto oggi a Tolosa, nella mia città, ho tenuto ha formularvi i miei auguri in occasione del Nowruz e ad rassicurare ai miei amici della Resistenza e a quelli di Ashraf e ovviamente di Liberty, della mia più profonda e sincera solidarietà. Finora, tre gruppi di residenti di Ashraf hanno lasciato questo campo per trasferirsi a Liberty. Ogni volta lo scenario è lo stesso : dislocare precipitosamente 400 persone dalle loro case verso Camp Liberty, quest’ultimo in grado appena di accogliere un terzo dei 1200 residenti che sono già sul posto. Ogni volta perquisizioni opprimenti, ogni volta insulti, ogni volta oltraggi e a volte bastonate. Ogni volta lo scenario è lo stesso.

Una parte dei beni degli abitanti non può essere trasferita, nonostante il protocollo di intesa firmato tra il governo iracheno e l’ONU preveda di non porre alcuna restrizione a questo proposito. Poi c’è qualche cosa che vorrei dire molto sinceramente : una lunga attesa fino a Camp Liberty, e ancora delle perquisizioni estenuanti per infine sbarcare in quello che somiglia più ad una prigione che a un campo.

Privati della libertà di circolazione, privati degli avvocati, privati delle loro famiglie, privati dell’accesso alle cure mediche. E lo dico come medico : sono scandalizzato da questo. Sorvegliati dalla forze di polizia pesantemente armate.
Si, questi rifugiati sono il simbolo degli uomini e delle donne privati dei più elementari dei diritti umani. Manca persino l’acqua potabile, è una vergogna.

E’ a seguito di questo percorso estenuante che il cuore di questo ingegnere iraniano, Bardia Amir-Mostofian, ha ceduto. Non poteva più sopportare tutta questa ingiustizia, tutta questa umiliazione dopo 48 ore di controlli e perquisizioni. Vorrei soffermarmi su di lui, su Bardia, perché egli rappresenta questi 3400 oppositori al regime iraniano. Questi oppositori che hanno detto « no » alla dittatura religiosa, sono per la maggior parte usciti, come lui, dalle più grandi università. Bardia aveva fatto i suoi studi in Germania. Vent’anni fa aveva deciso di unirsi alla resistenza iraniana a Campo Ashraf e di combattere l’integralismo religioso.

Il mondo non può restare in silenzio nel vedere questi uomini e queste donne coraggiose essere trattati come volgari prigionieri privati dei loro diritti e soprattutto privati della loro dignità. Noi siamo tutti là, al loro fianco, noi siamo al fianco di quelli che affrontano dei rischi per la loro vita. Bardia è morto il giorno del Nowruz perché il trasferimento di questo terzo gruppo è stato deciso con una fretta totalmente ingiustificata, impedendo a queste donne e questi uomini di celebrare la loro festa per il Nuovo Anno.

E la domanda quindi è la seguente….  non c’è che una domanda da porsi : chi è responsabile ?  La mia richiesta oggi, è che venga intrapresa un’inchiesta dall’ONU. Chiedo una tale inchiesta per definire le condizioni che hanno portato al decesso di Bardia e per chiarire le circostanze del decesso dei 13 residenti di Ashraf a cui il governo iracheno ha rifiutato le cure appropriate a causa dello scandaloso ed indegno blocco medico imposto da ormai 3 anni agli abitanti di Ashraf e mantenuto a Liberty.

Un mese dopo l’arrivo del primo gruppo a Liberty, nessuna persona è stata ancora trasferita verso un paese terzo. Il processo dell’Alto Commissariato per i Rifugiati è cominciato, vorrei qui rendere omaggio al mio amico M. Gutierrez. Ma Camp Liberty, non è un campo di transito – come ci è stato detto, come è già stato affermato. La Comunità Internazionale, e in particolar modo l’UNAMI hanno il dovere di migliorare rapidamente le condizioni di vita in questo campo. Altrimenti si avrà una enorme crisi umanitaria. Il diritto degli abitanti a costruire, a costruire le loro case, le loro abitazioni, i loro alloggi è riconosciuto nel protocollo di intesa firmato tra il governo iracheno e l’ONU. Ma fino ad ora le autorità irachene hanno impedito agli abitanti di migliorare le loro abitazioni.

Nello stesso tempo, bisogna che il processo iniziato dall’Alto Commissariato per i Rifugiati, per il riconoscimento dello status di rifugiati di questi richiedenti asilo, si acceleri e che gli stati democratici accolgano urgentemente sul loro territorio il massimo numero di questi rifugiati iraniani in pericolo.

Infine, vorrei approfittare di questa riunione, davanti a voi tutti riuniti questo pomeriggio a Parigi, per dire che a Liberty diversi punti devono essere garantiti.
– Il primo punto è che le forze di polizia si ritirino dall’interno del campo. Queste sono delle forze di polizia armate che fanno paura. Si devono ritirare. Non si può vivere con delle forze di polizia a qualche metro da sé. Soprattutto quando sono ostili.
– Secondo punto: che gli abitanti possano sistemare le costruzioni per adattare il campo alla presenza dei feriti e dei malati. Non si possono alloggiare dei feriti e dei malati come si alloggiano le persone sane.
– Terzo punto: che uno spazio di vita più grande sia concesso agli abitanti per godere di un soggiorno decente prima di lasciare l’Iraq.
– E infine: chiedo qui stasera che questi rifugiati abbiano libero accesso ai loro avvocati e alle cure mediche, agli infermieri, al personale sanitario, ai medici.
Senza questo Camp Liberty sarà – e peso le parole – una vergogna per l’umanità.

In conclusione, tengo molto ad esprimere qui davanti a voi tutti il mio totale sostegno agli sforzi di Madame Rajavi, che ha saputo mostrare in questa occasione, non soltanto una grandissima tolleranza, ma anche e soprattutto una reale apertura mentale per trovare una soluzione pacifica alla crisi di Ashraf.
Vorrei ora rivolgermi ad ognuna e ognuno di voi, abitanti di Ashraf, abitanti di Liberty. Io so che voi potete vederci via satellite. Noi restiamo oggi più che mai al vostro fianco e non permetteremo che i vostri diritti, la vostra dignità, che la vostra libertà sia presa in ostaggio da quelli che cercano di compiacere le autorità di Tehran. Noi siamo al vostro fianco da molti mesi, non vi lasceremo cadere.
Noi viviamo dei drammi attualmente in Francia. Abbiamo visto nella mia città di Tolosa, dove mi trovo questo pomeriggio, il dramma enorme al quale può condurre l’integralismo fondamentalista. La Francia ha preso brutalmente coscienza di che cosa possa essere. Io sono sicuro che il vostro coraggio, la vostra perseveranza e i vostri sacrifici pagheranno e che voi potrete alla fine diffondere la Primavera, il vero Nowruz che  portate nel vostro spirito, a tutto l’Iran.