
Gentile sindaca di Cuneo, Signora Manassero,
Gentile senatore Rampi,
Gentili sindaci,
la vostra preziosa iniziativa di organizzare questo incontro rappresenta un forte messaggio di solidarietà con il popolo iraniano, che lotta per rovesciare la dittatura religiosa.
Il nostro popolo, vedendo voi, legislatori e rappresentanti eletti dai cittadini, insieme ai membri del Consiglio comunale e ai Signori Sindaci qui presenti, comprende di non essere solo e sente che le coscienze libere e nobili sono al suo fianco.
Quando Ashraf, la città simbolo della resistenza dei membri dei Mojahedin del Popolo, si trovava sotto un assedio mortale, Cuneo si schierò al suo fianco. In quel periodo, Cuneo città della Resistenza dichiarò un gemellaggio con Ashraf.
Oggi Cuneo è ancora una volta al fianco dei residenti di Ashraf e delle Unità della Resistenza.
È al fianco di coloro che si sollevano in Iran, il cui sangue ha bagnato le strade del Paese.
E Cuneo è al fianco della lunga schiera dei condannati a morte.
Dall’inizio della guerra, nel marzo scorso, i mullah hanno giustiziato decine di prigionieri politici, tra cui 9 membri dei Mojahedin del Popolo. Hanno mandato al patibolo decine di manifestanti della rivolta di gennaio. Molti altri sono stati condannati a morte e attendono l’esecuzione della sentenza, mentre migliaia di manifestanti rischiano processi gravemente iniqui e possibili condanne alla pena capitale.
Il 1° luglio, la prigioniera politica Arghavan Fallahi, di 25 anni, è stata condannata a morte.
La sua principale “colpa” è quella di sostenere i Mojahedin del Popolo. Questa sentenza non rispetta nessuno degli standard giudiziari internazionali, tanto più che è stata pronunciata dopo mesi di torture e trattamenti disumani inflitti ad Arghavan.
La “colpa” di Arghavan, così come quella degli altri giustiziati e dei condannati a morte, è quella di non voler assistere alla continuazione della prigionia del popolo iraniano nelle mani di una banda criminale.
La loro “colpa” è volere la fine della repressione e dell’umiliazione delle donne iraniane da parte di una dittatura misogina.
Se questo regime avesse anche solo un minimo di stabilità, non avrebbe bisogno di ricorrere a queste esecuzioni.
Ma neppure attraverso questi crimini riuscirà a sottrarsi alla prospettiva del proprio rovesciamento.
Inoltre, il regime non può intimidire la società iraniana e, in particolare, i suoi giovani coraggiosi.
Non può scoraggiare un popolo che lotta per una Repubblica democratica.
Non può spegnere la fiamma della Resistenza.
Oggi, più che mai, le Unità della Resistenza stanno colpendo i centri della repressione.
I giovani ribelli si sono sollevati contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Lavoratori, studenti, infermieri e pensionati hanno esteso le loro proteste.
Per conservare il potere, i mullah hanno commesso innumerevoli crimini: dal massacro di 30.000 prigionieri politici nel 1988 alle ripetute uccisioni dei manifestanti durante le rivolte degli ultimi anni.
Sono proprio questi crimini a testimoniare in modo inequivocabile la prospettiva della caduta del regime.
Tanto più che, nonostante tutta questa repressione, una Resistenza organizzata continua ad avanzare nelle città iraniane.
Cuneo, con i suoi 15.000 caduti nella Seconda Guerra Mondiale, rappresenta un esempio della vittoria della Resistenza popolare.
Anche il nostro popolo, oggi, resiste per salvare e liberare il proprio Paese. Lotta per un futuro nel quale non vi sia posto né per la dittatura religiosa né per la dittatura monarchica.
Desidero ringraziare il Comune di Cuneo per avere organizzato questo incontro, nonché l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Cuneo e l’Associazione dei Medici Iraniani per il loro sostegno.
Nel luglio scorso, la maggioranza dei parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato italiani ha sottoscritto un appello per fermare le esecuzioni in Iran. I firmatari hanno dichiarato che il sostegno al governo provvisorio annunciato dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana e al movimento di Resistenza costituisce un passo necessario verso l’instaurazione della democrazia in Iran e la realizzazione della pace e della convivenza nella regione e nel mondo.
Sì, è proprio questa la politica giusta che l’Europa dovrebbe adottare nei confronti di un regime che rappresenta una minaccia per la pace e la sicurezza mondiale.
Oggi questo regime è più debole, impotente e privo di soluzioni che mai. Si trova sull’orlo del rovesciamento, ma cerca di nascondere questa realtà attraverso clamore propagandistico e campagne di disinformazione e menzogne. La politica di appeasement prende a pretesto proprio questa mistificazione per cercare ancora una volta un compromesso con il regime.
Eppure, di fronte alle catastrofi provocate da questo regime in Iran, nella regione e nel mondo, esiste una sola via d’uscita: il suo rovesciamento da parte del popolo iraniano e della Resistenza organizzata.
Oggi auspico che il Governo italiano condizioni i propri rapporti con la dittatura al potere in Iran alla cessazione delle esecuzioni.
È giunto il momento che l’Italia e l’intera comunità internazionale riconoscano la lotta del popolo iraniano per il rovesciamento del regime e la lotta dei giovani ribelli contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Vi ringrazio tutti.
