LIDU, 26 marzo – In questi giorni, che vedono le agenzie di stampa internazionali trasmettere, per l’ennesima volta, informazioni agghiaccianti sulla consistenza del tragico fenomeno delle esecuzioni capitali, eseguite anche da molti stati aderenti all’alto consesso dell’ONU, Stati Uniti compresi (in primis, naturalmente, quelli governati da dittature, sia di stampo politico che religioso-fondamentalista), Stati che, al limite di una sostanziale, quanto ininterrotta, periodicità stragista, nell’ambito di un dato statistico generale, pari a 7 esecuzioni capitali al giorno, vantano, come la Cina popolare e l’Iran, veri e propri primati in materia, è passata sotto silenzio un’altra tragedia che sta per essere perpetrata ai confini tra Iraq ed Iran.
Ovvero quella relativa alla “sorte” della città di Ashraf che, in territorio iracheno, ospita circa 3.500 profughi iraniani, in massima parte esponenti del “dissenso” iraniano, oppositore del regime dei “mullah”, che, centrato sui precetti del Corano, applica la Sharia che, non solo discrimina pesantemente tra uomo e donna, ma infligge pene corporali, riduce in carcere gli avversari politici, li tortura e, talvolta, li sopprime proditoriamente, così come immancabilmente sopprime, impiccandoli, coram populo, gli omosessuali.
Ebbene, secondo quanto siamo venuti di recente a sapere, anche grazie ad un flusso d’informazioni riservate giunteci attraverso il Consiglio Nazionale della Resistenza in Iran, che fa capo alla signora Maryam Rajavi, esule a Parigi, e che, in un certo senso, presiede ai destini della città di Ashraf, il “presidio dei rifugiati”, cui va, tra l’altro, il merito d’aver fatto di uno sparuto insediamento di pastori, un nucleo abitativo di tutto rispetto, dotato d’ogni tipo di servizio, ivi compresi palestre e luoghi di intrattenimento culturale e per il tempo libero, corre seri pericoli d’essere distrutto. D’essere distrutto e di vedere la sua gente sfollata, dispersa, se non, addirittura, surrettiziamente “eliminata”, grazie alla determinazione liberticida e persecutoria dell’Iran verso “avversari” interni ed esterni ed alla complice connivenza od alla semplice indifferenza, rispetto a questa minaccia, delle autorità irachene cui, di recente, il contingente americano ha “trasferito” potestà di controllo e di garanzia in merito.
Al riguardo, non vanno, infatti, dimenticate le affinità sciite che, superati i contrasti religiosi interni e le ostilità derivanti dalla guerra d’aggressione, scatenata, a suo tempo, da Saddam Hussein, connotano oggi i governi dei due Paesi confinanti.
Che il paventato rischio di “genocidio”, ancorché territorialmente delimitato, costituisca qualcosa di ben più grave di una minaccia starebbe a dimostrarlo, come ci fa sapere il Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, costituita dai “Mojahedin del Popolo Iraniano”, il fatto che il mullah dei mullah, ovvero la guida suprema degli Sciiti, Alì Khamenei, contrariato per la cancellazione, dalla lista dei movimenti terroristici, dell’Organizzazione dei Mojaedin del Popolo Iraniano, effettuata dalla Comunità europea, nonché “esasperato dalla perseveranza dei residenti di Ashraf” … ha, per la prima volta, riconosciuto un accordo surrettizio tra il regime iraniano ed il governo iracheno … dichiarando, in occasione di un incontro con il presidente iracheno a Teheran, che l’accordo riguardante l’espulsione dei Mojahedin dall’Iraq … deve essere attuato ed attendiamo che lo sia, aggiungendo che i Mojahedin sono fonte di disordine e corruzione … e deplorando che i Paesi europei non siano d’accordo con il “trasferimento” dei residenti di Ashraf in Europa.
Tutto questo, mentre, di converso, gli studenti iraniani, rischiando il carcere, hanno invece plaudito alla decisione della Comunità Europea e quelli del Politecnico di Teheran hanno lanciato slogans inneggiando alla “realtà” di Ashraf.
Al cospetto di tanta arroganza, da parte del regime dei mullah, la resistenza iraniana, nel denunciare le pressioni sul governo iracheno come indebita, quanto scandalosa, ingerenza negli affari di un altro Paese, in patente violazione delle norme e delle convenzioni internazionali, invita il Presidente degli Stati Uniti, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e tutte le organizzazioni internazionali dei Diritti dell’Uomo ad adottare misure immediate per garantire la tutela ed i diritti fondamentali dei residenti ad Ashraf.
Da parte nostra, a prescindere dai timori espressi dai Mojaedin del Popolo Iraniano, adottando un’insolita terminologia giuridica, a meno che gli Stati Uniti non prendano netta posizione a garanzia dei rifugiati e della città di Ashraf, paventiamo proprio che, dal “combinato disposto” tra la recente restituzione di piena giurisdizione sulla città di confine alle autorità centrali irachene ed il recentissimo appello riconciliativo rivolto, a sorpresa, da Obama, alle supreme autorità iraniane, possano veramente addivenire seri pericoli alla sopravvivenza della città di Ashraf ed all’incolumità dei suoi abitanti, magari sacrificati, e per gli Usa non sarebbe la prima volta, sull’altare di una male intesa logica di real politic.
Del resto, che tempi calamitosi stiano incombendo su Ashraf e sui sui abitanti, non ostante quei profughi siano protetti dalla Convenzione di Ginevra, non siamo i soli a pensarlo.
Non a caso, infatti, la città di Cuneo, simbolo incontestabile della Resistenza al punto che la sua piazza principale ostenta, con orgoglio, il monumento in memoria dei Partigiani su cui campeggia, incisa, la famosa poesia di sfida a Kesserling, scritta da Piero Calamandrei, da anni gemellata con Asraf, Mercoledì 11 Marzo, nel corso di una solenne cerimonia celebrativa, tenutasi presso la sede comunale, ha costituito il Comitato Nazionale di Solidarietà verso la città di Ashraf. Comitato di cui sono stati nominati presidente, presidente onorario e segretario, rispettivamente Don Aldo Benevelli, il sindaco Alberto Valmaggia ed il Senatore Leopoldo Attilio Martino.
Nel corso della conferenza stampa che ha fatto seguito alla costituzione del Comitato, il sindaco ha tenuto ad evidenziare che, mentre fino ad alcuni mesi fa la città di Ashraf era sotto la protezione delle truppe americane in Iraq, oggi il controllo della zona è passato sotto la potestà del governo iracheno, che non sembra voler fornire tutte le garanzie di protezione necessarie alla città, sorella di Cuneo, ed ai suoi abitanti così come è espressamente previsto dai trattati internazionali delle Nazioni unite.
Gian Piero Calchetti
