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Vergognose menzogne di Martin Kobler alla sessione del Consiglio di Sicurezza per coprire i gravi rischi per la sicurezza a Camp Liberty

Mentre c’è consenso sul fatto che Camp Liberty è ancora sottoposto alle criminali minacce del regime clericale dei mullah in cooperazione con il governo iracheno, distorcendo i fatti Martin Kobler ha tentato nel suo discorso di propaganda del 21 marzo 2013, riempito di menzogne e falsificazioni, di coprire i gravi e palesi rischi per la sicurezza per i residenti di Camp Liberty e di girare intorno al fatto che non è stata presa alcuna misura preventiva. 1. Egli ha ripetuto in modo magniloquente la stessa falsa promessa, dichiarando: “Il governo mi ha assicurato che non risparmierà alcuno sforzo per prevenire ulteriori attacchi”. Egli stesso non aveva dubbi che questo era completamente falso. Prima di questo, i rappresentanti dei residenti avevano scritto al vice di Kobler: “Se intendete elevare il livello della sicurezza attraverso il governo dell’Iraq, questo non significherà altro che lasciare il nido degli uccelli agli sciacalli e quindi aspettare la quarta uccisione. Invece di fingere che la situazione sia normale e trascurare le minacce reali, cercate di trasferire tutti i residenti senza eccezioni negli Stati Uniti in un periodo di tempo definito e breve, e se questo non è realizzabile allora come unica soluzione pratica trasferirli tutti ad Ashraf perché siano portati in Paesi terzi da lì. È solo in questo modo che le colpe del signor Kobler e dell’UNAMI potrebbero essere ridotte in una certa misura”.

2. Nella sessione del Consiglio di Sicurezza del 21 marzo 2013, Kobler ha intenzionalmente coperto il fatto che le condizioni di sicurezza a Camp Liberty non sono cambiate in alcun modo e che i residenti sono ora così vulnerabili come erano sotto l’attacco con missili del 9 febbraio. Quaranta giorni dopo quella criminale aggressione, nemmeno uno dei 17.500 blocchi di cemento armato a T (T-walls) che precedentemente proteggevano le roulotte di Camp Liberty e che sono stati rimossi è stato ricollocato nel campo. Ai residenti non è stato permesso di portare con sé i loro elmetti e giubbotti protettivi da Ashraf a Liberty, né le attrezzature mediche di base. È stato impedito ai residenti di fare lavori di costruzione e, nonostante le loro continue richieste di estendere l’area del campo in modo da ridurne la vulnerabilità, questo non è stato fatto.

3. Kobler ha usato impropriamente per i propri obiettivi di propaganda l’atto umanitario del governo albanese di accettare 210 dei residenti, al fine di girare intorno all’urgente crisi della sicurezza e di deviare le attenzioni dal proprio ruolo distruttivo nello sgombero forzato e nel trasferimento dei residenti da Ashraf al campo d’uccisione di Liberty. Questo mentre la questione del trasferimento dei residenti in Albania è stata sul tavolo per più di un anno e il governo dell’Albania aveva concordato il trasferimento di 210 residenti dal novembre 2012. In quella fase i residenti dettero al governo, all’ACNUR e agli Stati Uniti una lista con priorità 1 di pazienti e residenti che dovrebbero essere trasferiti per primi, e hanno atteso e stanno ancora attendendo il loro trasferimento rapido. Il 21 marzo, in un’altra occasione ancora, il rappresentante dei residenti ha inviato la stessa lista con priorità 1 all’ACNUR per il trasferimento in Albania. In gennaio, inviati della Resistenza iraniana hanno incontrato alti funzionari dell’Albania a Tirana, hanno assicurato la copertura di tutte le spese e hanno chiesto al governo un aumento del numero di residenti che possano andare in Albania. Tuttavia, pubblicizzando questo, Kobler praticamente ha aperto la via per l’interferenza del regime iraniano rendendo impossibile o molto difficile aumentare il numero dei residenti da trasferire. Rappresentanti della Resistenza iraniana erano stati scoraggiati da rendere la questione pubblica fin dall’anno scorso dai governi dell’Albania e degli Stati Uniti.

4. Kobler sta svolgendo un ruolo molto distruttivo interferendo con le relazioni fra i residenti e l’ACNUR. Prima di questo, i residenti e i loro rappresentanti hanno scritto in numerose occasioni, incluse le loro lettere del 22, del 23 e del 24 febbraio 2013, per mettere in guardia il vice di Kobler su questa materia. In una lettera è stato scritto: “Siamo in contatto con l’ACNUR a Camp Liberty e a Ginevra e, al fine di prevenire ulteriori massacri, esortiamo seriamente il signor Kobler a fare attenzione e a non intervenire e fare ostruzioni in questa materia. Premere sui residenti perché continuino con le interviste invece di risolvere l’urgente questione della sicurezza è solo una maschera per coprire il dilemma essenziale della sicurezza e aumenterà i pericoli cui sarebbe esposta la grande maggioranza dei residenti che rimarranno a Camp Liberty per molto tempo. Raccomando con forza ai residenti e a voi di non cadere in tale trappola sanguinosa. È davvero un atto spregevole mettere in pericolo la vita di altri”.

5) Struan Stevenson, presidente della Delegazione per le Relazioni con l’Iraq del Parlamento Europeo, il 28 febbraio ha scritto al Segretario Generale dell’ONU:
“a questo punto, protezione e sicurezza dei residenti di Liberty devono avere priorità totale. Una ripetizione del disastro del 9 febbraio deve essere evitata ad ogni costo. Ovviamente non c’è alcuna garanzia che i 3.100 residenti stipati a Camp Liberty possano essere adeguatamente protetti e in verità il governo dell’Iraq ha affermato chiaramente che non può prevenire ulteriori attacchi con razzi contro il campo.
“Quindi, ci sono solo due soluzioni concepibili. Tutti i residenti, senza alcuna eccezione, dovrebbero o essere temporaneamente trasferiti in un luogo negli Stati Uniti o in Europa, o riportati a Camp Ashraf così che possano essere reinsediati da lì.
“Ci sono due elementi principali nel considerare entrambe le soluzioni. Primo, come già affermato, è che ciascuna delle due soluzioni dovrebbe includere tutti, senza alcuna eccezione. Secondo, l’urgenza della materia, dato che non dovremmo perdere altro tempo in inutili colloqui continuando i processi passati, dando un’opportunità alla prossima catastrofe di accadere”.
6) Menzionare la questione delle proprietà e dei 100 residenti rimasti ad Ashraf è un altro atto sospetto da parte di Kobler al fine di eludere la questione della sicurezza dei residenti e potrebbe in ogni momento condurre a un altro attacco simile a quello del 9 febbraio. Kobler sta anche facilitando i tentativi del governo iracheno di sottrarre le proprietà dei residenti. Dopo il massacro del 9 febbraio, in varie occasioni egli ha detto che il governo iracheno avrebbe concordato con le condizioni poste dai residenti per vendere le loro proprietà. I residenti e i loro rappresentanti hanno in numerose occasioni comunicato che essi non cadranno nella trappola mortale dei giochi di Kobler sulle loro proprietà e non tratteranno la materia fino a quando la questione della sicurezza non sia risolta.

7) Poiché la missione di Kobler di smantellare l’opposizione e la sua promessa all’ambasciatore del regime iraniano in Iraq che metà dei membri dell’OMPI sarebbero ritornati in Iran dopo il trasferimento a Liberty sono fallite; egli sta ripetendo il falso racconto che la leadership del campo non permetterebbe “ai residenti che lo desiderano di andarsene”. Egli ripete questa assurda affermazione nonostante il fatto che dal febbraio 2012 ad oggi più di 2.000 dei residenti sono stati intervistati dall’ACNUR all’esterno del campo e in privato, in qualche caso fino a 17 volte, e che gli osservatori dell’UNAMI hanno avuto accesso a tutti i siti e li hanno intervistati privatamente. In molte occasioni essi hanno perfino incoraggiato i residenti a lasciare il campo e li hanno consegnati essi stessi alle forze irachene.

8) La mancanza di forniture mediche di base nella clinica medica irachena a Camp Liberty ha portato alla morte di alcuni pazienti; tuttavia, Kobler cerca la cooperazione della leadership del campo con funzionari iracheni per quanto riguarda i casi medici. Questo è un atto ridicolo e vergognoso che pone le basi per un altro massacro a Camp Liberty. In una dichiarazione del 14 marzo, il CNRI ha spiegato le tristi conseguenze dell’inumano assedio medico e ha affermato: “Da una parte, ai residenti di Liberty sono negate le minime strutture mediche che essi avevano nella propria clinica ad Ashraf e il governo dell’Iraq impedisce che esse siano trasferite a Liberty; dall’altra, la clinica irachena a Liberty manca dei requisiti essenziali e dell’attrezzatura preliminare per affrontare casi di emergenza, e i residenti non hanno libero accesso ai servizi medici. Questa clinica non ha apparato di aspirazione, tubo di ventilazione, kit laringoscopico, tubo endotracheale, defibrillatore, iniezioni di Adrenalina e Zantac e altre attrezzature necessarie. Con menzogne e inganni, Martin Kobler ha cercato decine di volte di presentare la clinica irachena come un centro medico bene equipaggiato.”

9) Nel suo rapporto al Consiglio di Sicurezza, Kobler ha detto che i residenti devono “astenersi da un comportamento aggressivo contro gli osservatori delle Nazioni Unite” e ha aggiunto: “gli osservatori delle Nazioni Unite devono essere in grado di interagire liberamente con i residenti di Camp Hurriya”. Kobler si riferisce apparentemente a un caso che ha coinvolto un individuo chiamato Massoud Durrani. Su istruzioni di Kobler, il 14 marzo dopo il martirio di Hamid Rabi, l’ottavo residente morto in seguito all’attacco con missili del 9 febbraio, questo individuo è andato a Camp Liberty e per provocare i residenti riguardo alla sua morte ha detto con sarcasmo: “Non preoccupatevi. Andrà in paradiso!”.
In una lettera del 14 marzo al Segretario Generale dell’ONU, il rappresentante dei residenti ha scritto in proposito: “un tale comportamento… sarebbe la condotta di un osservatore dell’ONU o di un impiegato di Kobler al servizio della Gestapo dei mullahs? … Questo comportamento offensivo è un tentativo di coprire il ruolo di Kobler e … dell’ambasciatore di Germania in Iraq, il cui ritardo di un mese nell’inviare il signor Rabi in Germania è risultato nella perdita della sua vita”. I residenti hanno annunciato che non parleranno più con questa persona.

10) Dal primo giorno, gli osservatori dell’UNAMI hanno avuto pieno accesso a tutti i residenti. Inoltre, il rappresentante dei residenti l’8 marzo 2013 ha scritto al Sotto-Segretario Generale per gli Affari Politici: “I rappresentanti a Liberty e ad Ashraf hanno chiesto ripetutamente, sia oralmente che per iscritto (nelle lettere del 18 agosto e del 12 novembre 2012 a Kobler e nella lettera del 14 novembre 2012 al vice di Kobler), quando, dove, e chi avrebbe impedito a quale osservatore o funzionario dell’ UNAMI di avere libero accesso o di avere colloqui privati; non c’è stata alcuna risposta ed egli non ha mai risposto alla nostra richiesta di chiarire tale accusa. Oggi non c’è alcun dubbio circa l’istigazione di Kobler. In questo modo egli intende preparare il terreno per il probabile assalto da parte di forze irachene contro Ashraf o Liberty e giustificarlo”.
Il 18 agosto 2012 il rappresentante dei residenti aveva scritto a Kobler: “Aprire le porte di Liberty a avvocati, giornalisti, parlamentari e difensori dei diritti umani come abbiamo richiesto fin dall’inizio è l’unica via percorribile per porre fine a queste accuse. Insisto perché, in linea con i comunicati del 1° febbraio, del 1° marzo e del 28 marzo dell’ACNUR, in un comunicato ufficiale difendiate la libertà di movimento dei residenti e l’apertura delle porte di questo centro di detenzione così che chiunque, ad eccezione del fascismo religioso al potere in Iran, possa avere libero accesso a Liberty e ai suoi residenti.”

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran
22 marzo 2013

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