venerdì, Dicembre 2, 2022
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Un prigioniero politico scrive una lettera a proposito delle confessioni di un esponente del regime iraniano sul massacro dei membri dei Mojahedin del Popolo

CNRI – Per parlare delle dichiarazioni dell’ex-ministro dell’intelligence del regime iraniano Ali Fallahian, il quale ha confessato in una recente intervista televisiva parte dei crimini commessi dal regime negli anni ’80, compreso il massacro dei prigionieri politici del 1988, il prigioniero politico Ali Moezzi ha scritto una lettera dal titolo “Le inevitabili confessioni di un boia”, dicendo:

“Come è stato detto nell’intervista di Fallahian, e già dichiarato in precedenza da Ahmad Khomeini, chiunque sostenesse il PMOI negli anni ’80, adulti, minorenni, adolescenti, donne incinte, e chiunque leggesse i giornali del PMOI o persino gli comprasse del pane, era soggetto ad esecuzione.

Ma il fatto è che persino prima che qualcuno parlasse delle case sicure del PMOI o che comprasse loro del pane, il regime gli aveva dichiarato guerra, attaccando gli uffici del PMOI e le loro manifestazioni al grido di ‘Nessun partito, tranne Hezbollah! Nessun leader tranne Rouhollah (Khomeini)!’.

Poi ha proseguito picchiando i venditori di giornali e sei mesi dopo la rivoluzione ha iniziato ad assassinare i sostenitori del PMOI. Così il 19 Giugno 1981, il numero dei morti ammazzati era arrivato a 60-70, mentre nessuno sembrava esserne il colpevole. 

Il 19 Giugno 1981, il regime dichiarò una guerra totale contro il PMOI, autorizzando i suoi agenti a sparare ai sospetti e a giustiziarli entro 24 dal loro arresto o, come disposto da Mousavi Tabrizi, l’allora giudice del cosiddetto tribunale rivoluzionario, a ‘finire’ i feriti nei letti d’ospedale, nonostante il fatto che il PMOI non avesse fatto nulla di illegale fino ad allora. Così questo sinistro regime iniziò una guerra civile, che era, fondamentalmente, una guerra contro il popolo iraniano, in modo da distruggere completamente le future generazioni della nazione, come si è potuto chiaramente vedere. Come ha detto Fallahian: ‘Chiunque acquisti anche solo del pane per la gente del PMOI, è soggetto ad esecuzione’. Ecco un esempio di un tipico interrogatorio degli anni ’80:

Il poliziotto, mentre picchia l’accusato con un cavo dell’alta tensione: ‘Tu verrai condannato a morte’.

L’accusato: Di che cosa sono accusato?

Il poliziotto: Hai distribuito i buoni spesa.

L’accusato, un comune lavoratore: E allora? Ditemi di cosa sono accusato?

Il poliziotto: Hai dato i buoni all’organizzazione (PMOI).

L’accusato: Io non so niente dell’organizzazione. Ho dato i buoni ai miei amici che ne avevano bisogno. Ora ditemi di cosa sono accusato?

Il poliziotto: Lo st… continua a chiedere di cosa è accusato! Lo scoprirai presto, quando verrai giustiziato dal plotone di esecuzione.

L’accusato: Ma lui è mio amico, mio fratello. Se un vostro vicino avesse bisogno dei buoni per la spesa, non gliene dareste qualcuno?

Oggi le famiglie che mandano denaro ai loro parenti in carcere o all’estero, devono sapere che questi boia professionisti si stanno tirando indietro a causa delle pressioni per i diritti umani e per paura di un’esplosione della società e, come dicono loro, per evitare che il loro regime abbia una brutta reputazione. Ma questo non significa assolutamente che riconoscano il diritto alla vita delle famiglie. Sapete che tra le varie accuse che noi, attuali prigionieri, dobbiamo subire c’è quella sul perché gli siamo scappati dalle mani negli anni ’80 e non siamo stati giustiziati?

Come il suo predecessore Khalkhali (capo dei cosiddetti tribunali rivoluzionari, dopo la rivoluzione anti-monarchica del 1979), Fallahian ha portato questo peso per tutti coloro che dicono che Khomeini non sapeva del massacro del 1988 e che l’ordine per le esecuzioni non era stato emesso da lui. Ammettendo che stesse solo eseguendo degli ordini, Fallahian sta usando Khomeini come scudo protettivo per quelli come Ebrahim Raeisi e Mostafa Pourmohammadi, i quali dicono che le esecuzioni furono compiute dietro ordine preciso di Khomeini e che Khomeini non temeva il giudizio delle storia, al contrario di Hassan-Ali Montazeri, il quale si oppose a questa decisione sin dall’inizio.

Dopo tutto Khalkhali una volta disse, durante il suo discorso alla sessione plenaria del parlamento del regime negli anni ’80: “Non prendetevela tanto con me per le esecuzioni. Noi siamo seguaci di Khomeini e ogni esecuzione che compiamo, si basa su un ordine preciso di Khomeini”.

Beh, è chiaro che se uno non si preoccupa di essere giudicato dalla storia, dalla gente o da Dio, non temerà neanche il tribunale divino. Ma Montazeri, che si preoccupava di essere giudicato dalla storia, decise di dimettersi in segno di opposizione, in modo da potersi difendere di fronte a Dio.

Quando ho incontrato Montazeri nel 2008, per ringraziarlo di aver mandato un suo rappresentante al funerale di mio padre, mi disse con rabbia e profondo dispiacere: “Ve lo giuro, questa non è la Repubblica Islamica per la quale abbiamo combattuto!”. E poi, mentre cercava di consolarmi disse: “Ho scritto una lettera al governatore di Kermanshah per impedire l’esecuzione di tuo fratello. Ma non so quello che una persona malvagia gli ha detto per telefono a proposito della lettera, dicendogli di sbrigarsi. Così hanno eseguito la condanna di tuo fratello a mezzanotte di quello stesso giorno, facendolo uccidere dal plotone di esecuzione”. Alla fine del nostro incontro, Montazeri mi ha dato uno dei suoi libri sui diritti umani e le sue ultime considerazioni e poi ha pregato.

E ora, siamo ritornati all’epoca degli anni ’80. L’epoca in cui i nostri compatrioti Mojahed, le persone più pure del paese, vengono colpiti da attacchi aerei e terrestri ad Ashraf e Liberty mentre sono disarmati e indifesi, soffrono per un assedio alimentare e sanitario e vengono brutalmente uccisi o rapiti a decine. E anche qui nelle carceri del regime sono stati impiccati nel 2014 senza che nessuno al mondo venisse incriminato! Ma ancora, noi siamo onorati di comprare il pane per i Mojahedin e per i veri figli di questa nazione. Di sacrificare le nostre vite per loro, perché crediamo che loro dureranno, mentre i nemici del popolo non hanno futuro.

Ali Moezzi, Carcere della Grande Teheran

19 Luglio 2017

 

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