
CNRI – Il prigioniero politico iraniano Hassan Sadeqi, attualmente detenuto nel carcere di Gohardasht (Rajai Shahr) a Karaj, a nord-ovest della capitale iraniana, ha scritto una lettera aperta al Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, protestando per il rifiuto delle autorità di concedergli di visitare sua moglie che si trova nel famigerato carcere di Evin a Teheran.
Questo è il testo della sua lettera:
Al Consiglio ONU per i Diritti Umani
Io, Hassan Sadeqi, prigioniero politico nel carcere di Gohardasht (Rajai Shahr) di Karaj, scrivo questa lettera per parlare delle mie attuali condizioni. Nonostante fosse in programma una visita a mia moglie detenuta nel carcere di Evin, una delle guardie del carcere, di nome Mohammadreza Shojai, arbitrariamente mi ha proibito la visita a mia moglie. Quando ne ho chiesto la ragione, mi ha detto che c’era un ordine del tribunale che mi vietava di visitare la mia famiglia. Gli ho chiesto di mostrarmi l’ordine della corte che mi riguardava ma si è rifiutato di farlo, dicendo che non gli era permesso. Gli ho chiesto com’era possibile che venisse emesso un ordine della corte che mi riguardasse, ma che non mi fosse permesso di conoscerne il contenuto.
Ovviamente stava mentendo spudoratamente e non c’era nessun ordine del tribunale. La struttura giudiziaria è talmente ignorante e oppressiva che un ufficiale inferiore potrebbe arbitrariamente imporre una pena e maltrattare i prigionieri.
Vale la pena di ricordare che io e mia moglie siamo stati condannati a 15 anni di reclusione ciascuno, dato che siamo stati accusati di aver sostenuto l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI o MEK). L’unica speranza per i nostri figli è la loro visita mensile. In tali circostanze ai prigionieri politici non è permesso fare telefonate. Sebbene a me e ai miei figli fosse stato concesso, secondo i diritti fondamentali della vita umana, di poter fare almeno una telefonata, le autorità hanno arrestato mio figlio perché aveva cercato di mettersi in contatto con noi e poi hanno ci hanno proibito qualunque visita.
Certamente le pressioni e le violazioni dei diritti derivano da una gerarchia corrotta, dalla repressione e dalle torture sistematiche che avvengono in carcere. Torturare e tormentare i prigionieri è diventata la norma. Come un prigioniero politico i cui diritti fondamentali sono stati violati, io voglio che ci diciate cosa fare in questa situazione in cui non esiste giustizia.
Hassan Sadeqi
Carcere di Gohardasht (Rajai Shahr), Karaj
Il gran raduno degli iraniani e dei loro sostenitori internazionali, che si terrà a Parigi il 9 Luglio e al quale parteciperanno centinaia di illustri personalità politiche, parlamentari, attivisti per i diritti umani e i diritti delle donne provenienti da Stati Uniti, Europa e paesi islamici, raccoglierà il sostegno internazionale per la causa della democrazia e la libertà in Iran.
La conferenza “Iran Libero” metterà in luce in particolare la terribile situazione dei prigionieri politici iraniani che soffrono continuamente per mano del regime dei mullah.
