martedì, Febbraio 7, 2023
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Un parlamentare del regime iraniano: “Le condanne a morte spingono verso il traffico di droga”

CNRI – Il portavoce del Comitato Legale e Giudiziario del parlamento del regime iraniano, ha ammesso che le condanne a morte emesse per tutti coloro che sono coinvolti nel traffico di droga, danneggia le famiglie, aggiungendo poi che questo spinge i figli dei giustiziati verso il traffico di droga, agevolando il loro reclutamento da parte dei cartelli della droga.

Secondo il sito web Jam-e-Jam online, mercoledì 26 Aprile Hassan Norouzi ha anche ammesso che i figli dei giustiziati vengono spinti verso il traffico di droga dalla povertà.

“Molti figli dei trafficanti di droga giustiziati, sono stati isolati dalla società. Non ci sono uffici disposti ad assumerli e persino nessuno disposto a sposarli”, ha aggiunto Norouzi.

“In tali circostanze”, ha aggiunto, “trovano i cartelli della droga pronti a reclutarli e i ragazzi vengono spinti a lavorare per loro”.

Norouzi ha parlato dell’abbandono delle famiglie dei giustiziati e del fatto che vengono privati del sostegno sociale, come la più grave minaccia derivante dall’emissione di una condanna a morte per coloro che sono coinvolti nel traffico di droga. Ha anche ammesso che la pena di morte per i trafficanti di droga in Iran non ha avuto alcun effetto deterrente.

Già in precedenza Mohammad-Javad Larijani, segretario del Dipartimento Diritti Umani della magistratura, aveva detto che “dopo quasi quattro decenni che giustiziamo i trafficanti di droga, il risultato non è tra i migliori”.

Intanto un parlamentare del regime ha parlato di cinquemila trafficanti di droga nel braccio della morte in Iran, dicendo che non c’è proporzione tra il crimine e la pena.

Secondo Ali Bakhtiar, membro del Comitato Legale e Giuridico del parlamento del regime “questi cinquemila sono generalmente quelli coinvolti nella gestione del commercio della droga, nel traffico di armi ecc. Ma ce ne sono molti nel braccio della morte che, sebbene abbiano commesso un crimine, non dovrebbero essere puniti con l’esecuzione, dato che non c’è proporzione tra il loro crimine e la pena”.

I funzionari della magistratura del regime iraniano hanno ripetutamente ammesso che il 90% delle esecuzioni in Iran avvengono per reati legati alla droga.

 

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