mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Un nuovo rapporto mostra le tattiche ingannevoli del regime iraniano nei colloqui sul nucleare

CNRI – Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha rivelato giovedì un importantissimo rapporto sulle tattiche e le strategie ingannevoli adottate dal regime iraniano durante i negoziati sul nucleare con le potenze mondiali.

Questo rapporto unico, rivelato dall’Ufficio di Rappresentanza del CNRI a Washington, ha esaminato 12 anni di negoziati tra Tehran e le delegazioni di EU3 e P5+1. Alireza Jafarzadeh, il vice-Direttore di CNRI-US, ha partecipato ad una conferenza online.

Il rapporto, preparato da fonti pubbliche e fonti interne al regime, valuta i principi dei negoziati dalla prospettiva del regime e le tattiche utilizzate da Tehran per raggiungere i suoi obbiettivi ed ottenere concessioni durante i negoziati.

Gli aspetti militari sono off-limits

La scoperta più eclatante del rapporto è che il leader supremo Ali Khamenei ha insistito su tre limiti invalicabili da porre ai negoziati:

• Nessun accesso ai siti militari per gli ispettori

• Nessun accesso agli scienziati atomici iraniani per gli ispettori

• Nessuna interruzione delle attività nel settore Ricerche e Sviluppo (R&D) in campo nucleare

“Il quadro specificato da Khamenei e sul quale gli alti esponenti del regime sono concordi con lui, è che i colloqui devono concentrarsi solo sui siti, i progetti e gli aspetti del programma nucleare già noti e che non possono essere negati. Intanto, tutto l’apparato al completo, in particolare l’aspetto relativo agli armamenti e alle sue varie ramificazioni, deve rimanere intatto e non deve essere assolutamente menzionato  nei colloqui. L’attenzione e la concentrazione su questa questione deve essere marginale e secondaria durante i colloqui”, sottolinea il rapporto del CNRI.

“I suddetti tre punti costituiscono i pilastri sui cui si fonda l’aspetto militare del programma nucleare iraniano. In altre parole, i principali limiti invalicabili per Khameni servono a preservare gli aspetti più cruciali e fondamentali del programma sulle armi nucleari e questo lo ha ribadito questa ed altre volte”.

Shahin Gobadi del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha detto: “L’obbiettivo di Khamenei è sempre stato quello di ottenere armi nucleari ed attenersi a questi tre limiti invalicabili definiti dal rapporto, dimostra chiaramente l’obbiettivo ultimo di questo progetto, qualcosa a cui non è disposto a rinunciare”.

La fatwa di Khamenei: uno dei principali piani dei mullah per “costruire fiducia”

Secondo il rapporto, il regime teocratico si è deliberatamente concentrato su ciò che definisce “costruzione della fiducia” invece che sulla “trasparenza”.

Uno dei principali argomenti utilizzati a questo scopo è stata la presunta fatwa di Khamenei che dichiarava le armi nucleari e le altre armi di distruzione di massa, proibite.

“Ma una piccola indagine ci rivela che lo scopo di questa fatwa è semplicemente ingannare la comunità internazionale e che essa è priva di valore, dato che non c’è mai stato nessun documento scritto di proprio pugno da Khamenei contro le armi nucleari o uno che abbia un suo timbro. E’ procedura comune infatti, che tutte le fatwa vengano redatte in questo modo e diffuse attraverso la stampa e i siti web ufficiali. In più non tutte le fatwa proibitive sono vincolanti per il governo o i funzionari”.

Il rapporto precisa che “qualunque fatwa emessa da chiunque può essere invalidata da ‘decreti secondari’. I casi più importanti di ‘decreti secondari’ sono le ‘situazioni d’emergenza’”.

Scoperte

Il rapporto, esaminando due periodi di intensi negoziati tra l’Occidente e il regime (2003-2004 e 2013-2015), è in grado di specificare sette principi dell’approccio di Tehran verso i colloqui ed otto tattiche utilizzate per raggiungere questi obbiettivi.

Punti salienti dei principi dell’approccio di Tehran

1.E’ il leader supremo:

Le decisioni vengono prese ai più alti livelli del regime iraniano (in pratica la squadra di negoziatori porta avanti le strategie dettate dai leaders del regime, in particolare dal leader supremo Ali Khamenei). La composizione delle figure-chiave e decisionali sul programma nucleare non è cambiata in maniera significativa nel corso degli ultimi due decenni e sono rimasti per la maggior parte gli stessi individui.

2. Eludere l’aspetto militare:

Per quanto riguarda Tehran, gli aspetti militari del programma nucleare sono stati rimossi il più possibile dai colloqui. O non sono stati discussi o sono stati intenzionalmente minimizzati o edulcorati. I siti militari sono stati esclusi dalle ispezioni per principio. In casi eccezionali, laddove l’accesso è stato consentito è stato totalmente controllato, limitato, confuso e programmato specificatamente per rimuovere la questione dal tavolo.

3.Occuparsi solo dei siti noti:

I negoziati e persino ogni accordo fatto hanno riguardato solo gli aspetti noti del programma nucleare e Tehran non ha mai mostrato alcun desiderio di rivelare tutti gli aspetti del suo programma nucleare.

4.Rallentare l’AIEA:

Tehran ha per principio cercato di occultare il programma, di evitare di dare risposte essenziali alle richieste, ha creato ambiguità e lasciato le domande dell’AIEA senza risposta. Se e quando ha replicato è stato quando non ha avuto altra scelta e anche allora ha dato solo la minima quantità di informazioni per sfuggire ad ulteriori indagini.

5.Mantenere intatta l’intera infrastruttura nucleare:

Secondo Khamenei, deve essere fatto ogni sforzo per preservare tutto il programma nucleare nel suo complesso. In particolare il settore ricerche e sviluppo non si è fermato in nessun frangente.

6. Costruire la fiducia verbalmente:

Laddove sono state sollevate delle gravi questioni sul programma, il regime iraniano ha fatto delle promesse verbali ed ha tentato di conquistare fiducia attraverso segreti già noti, allo stesso tempo rimandando e non rispondendo alle indagini dell’AIEA.

7. Mantenere vivi i colloqui:

Fingere di dimostrare una propensione ai negoziati è un atteggiamento utilizzato da Khamenei per impedire che la comunità internazionale adotti qualunque politica risoluta nei confronti dell’Iran, in modo che il progetto nucleare possa continuare a progredire grazie a questa copertura. Intanto Tehran è anche riluttante a trovarsi coinvolta in un fallimento dei colloqui, dato che questo aprirebbe la via all’adozione di una politica più decisa nei suoi riguardi.

Oltre alle valutazioni top-secret ottenute dal regime, il rapporto attinge copiosamente alle 1200 pagine di memorie di Hassan Rouhani quando era il capo dei negoziatori sul nucleare, nei colloqui con EU3 nel 2003 e nel 2004, nonché dalle recenti dichiarazioni pubbliche di Khamenei e di altri esponenti del regime.

 

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