sabato, Dicembre 3, 2022
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Un importante punto di svolta per ciò che il futuro potrà riservare al regime iraniano

Una  bomba per l’Iran

La Conferenza di Monaco sulla Sicurezza di quest’anno, è giunta alla ribalta per la condanna dell’Iran quale sponsor del terrorismo su scala regionale e mondiale. Il regime dei mullah è stato definito “il principale stato sponsor del terrorismo” e “parte del problema, non della soluzione” nel ristabilire la pace e la sicurezza in Medio Oriente, ha scritto Heshmat Alavi su American Thinker il 2 Marzo 2017.

La similitudine tra le dure critiche e le posizioni decise prese da molti paesi nei confronti dell’Iran dimostra molto chiaramente e inequivocabilmente, la presenza di una coalizione contro Teheran, che lascia gli alti esponenti del regime iraniano nella disperata necessità di una soluzione, e in fretta.

La conferenza è stata definita come un importante punto di svolta per ciò che il futuro potrà riservare a Teheran e ora è assolutamente chiaro che l’equilibrio di potere nella regione e in tutto il mondo si è spostato in maniera significativa contro i mullah, a dir poco.

“Si è creata una nuova formazione di vecchi nemici contro il nostro paese, e noi siamo soli  di fronte ad un’alleanza mondiale. In tali condizioni l’Iran deve diminuire la possibilità di scontro militare, abbassare i toni della propaganda e fare spazio ad atti diplomatici pubblici e non, tutti volti a spezzare questa alleanza”, ha scritto il quotidiano ufficiale Sharq in un recente editoriale pubblicato in prima pagina.

“La gestione strategica delle politiche iraniane nella regione deve essere restituita al Ministero degli Esteri”, ha scritto il sito web ufficiale Jamaran. Ad esempio, l’ambasciata iraniana a Baghdad viene considerate la più importante per il regime dei mullah. E questa base è, ed è stata, sotto il controllo della forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie iraniane dal 2003 in poi.

Queste dichiarazioni dimostrano indiscutibilmente quanto sia terrorizzato l’Iran dalla difficile strada che ha davanti.

Il periodo in cui ci troviamo attualmente viene definito nei circoli iraniani come “l’era post-Monaco”, ed implica potenziali dispute tra Riyadh e Teheran. Questi sviluppi fanno presagire un sostanziale declino dell’influenza iraniana nell’ordine post-Monaco, segnalando giorni duri a venire per il regime dei mullah.

L’equilibrio di potere nella regione andrà incontro a grossi cambiamenti, e l’Iran è terrorizzato non solo di essere dalla parte sbagliata della storia, ma di subire grosse sconfitte. Gli alti esponenti del regime stanno lanciando avvertimenti ai politici di accettare questa nuova realtà e di concentrare i loro sforzi per evitare qualunque azione provocatoria che possa fornire scuse o pretesti ai rivali. Questa è la ragione principale per cui il leader supremo iraniano Ali Khamenei è rimasto relativamente in silenzio negli ultimi mesi.

L’Iran è preoccupato che gli sforzi del presidente americano Donald Trump non si limiteranno al recente round di sanzioni imposte dopo il test sui missili balistici del 29 Gennaio. Gli analisti del regime prevedono una serie di misure per aumentare la pressione da parte della nuova Casa Bianca, sapendo che il Congresso è pronto ad appoggiare in pieno una tale azione. Una questione su cui i repubblicani e i democratici non hanno molti problemi a trovare un terreno comune, sono le misure punitive contro i mullah di Teheran.

È noto a tutti che l’Iran ha avuto grossi benefici dagli otto anni di mandato di Obama, in particolare l’accesso senza precedenti di cui hanno goduto le lobbies di Teheran alla Casa Bianca. Dall’altro lato, le molte voci che chiedono un approccio deciso sull’Iran, ora vengono considerate molto vicine al Presidente Trump e al suo team per la sicurezza nazionale.

A questo punto Khamenei comprende abbastanza bene che lo attendono sviluppi imprevedibili. Proprio come le sanzioni internazionali e la paura di una società esplosiva che sta diventando impaziente, hanno costretto l’Iran al tavolo dei negoziati, con Trump alla guida della Casa Bianca, siate certi che Khamenei avrà opzioni molto limitate.

Teheran tenterà ad un certo punto di mettere alla prova i limiti di Washington, come nel caso delle recenti esercitazioni militari e dei test sui “missili moderni” o dei generali che fanno dichiarazioni sull’Iran che è pronto a dare “uno schiaffo in faccia” agli Stati Uniti. Questa pratica è volta anche a diminuire i costi di qualunque possibile negoziato futuro con l’Occidente.

Gli alti esponenti e i politici del regime comprendono la natura imprevedibile di ciò che li aspetta. Ed è esattamente questo il motivo per cui si sono sentite alcune voci incoraggiare indirettamente il leader supremo ad evitare di provocare nuove tensioni e ad iniziare nuovi colloqui appena possibile.

A questo scopo, gli sforzi del regime per creare nuovo spazio al regime dei mullah nelle relazioni che coinvolgano la comunità internazionale e i paesi della regione, tutti all’insegna dell’impegno, gli si sono ritorti contro in maniera significativa, in quest’anno della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza.

Alla fine, c’è una prospettiva crescente di un ulteriore isolamento regionale e globale che attende il regime dei mullah in Iran. Khamenei è la sua stretta cerchia si stanno rendendo conto della dura realtà, che “l’età dell’oro” di Obama è finita e che la bomba di Monaco avrà un grosso impatto sia a livello internazionale che, cosa più importante, sugli affari interni.

 

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