mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Un ex-diplomatico americano: “L’Iran è vicino ad un cambio di regime come mai prima”

L’ex-diplomatico americano Mitchell Reiss ha parlato della sua storia con il gruppo della Resistenza Iraniana, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK)) e di come la comunità internazionale dovrebbe appoggiare il MEK, durante il raduno “Free Iran” del mese scorso a Parigi.

Reiss, che ha presieduto una discussione tra gli intervenuti, ha detto di essere venuto a conoscenza del MEK e del suo ruolo nella Resistenza del Popolo Iraniano, a metà degli anni 2000, quando oltre 3000 membri del MEK erano tenuti praticamente prigionieri all’interno di Campo Ashraf in Iraq.
E ha detto: “Le condizioni laggiù erano opprimenti. Questi individui coraggiosi, sia uomini che donne, avevano rischiato la vita per aiutare gli Stati Uniti quando erano entrati nel paese per liberare il popolo iracheno da Saddam Hussein. Per i loro sforzi sono stati ripetutamente minacciati dai membri del governo iracheno, che hanno agito da complici del regime iraniano e almeno in tre occasioni queste persone indifese e disarmate, sono state brutalmente attaccate e assassinate dagli agenti dell’Iran”.
I sopravvissuti a questi attacchi sono stati trasferiti a Camp Liberty, in Iraq, per la loro sicurezza, ma ancora hanno subito un trattamento disumano e attacchi missilistici. Quelli che sono sopravvissuti a Camp Liberty, alla fine sono stati trasferiti in Albania e si trovano ora sotto la protezione del governo albanese, che resiste alle minacce del regime iraniano contro il MEK.
La designazione terroristica
Reiss ha parlato di come negli anni ‘90 il MEK sia stato erroneamente inserito dagli Stati Uniti nella lista delle organizzazioni terroristiche, nel disperato tentativo dell’allora presidente Bill Clinton di compiacere il regime e di come ne sia stato rimosso solo nel 2012, su ordine dell’allora Segretario di Stato Hillary Clinton. Questo è accaduto anche in diversi paesi europei, che hanno rimosso il MEK dalla lista terroristica prima del 2012.
Reiss ha detto: “Questa è una grande vittoria per l’opposizione democratica ed un brutto colpo per i mullah di Teheran”.
Le proteste
Poi ha parlato di come durante la passata ondata di grandi proteste, dopo le elezioni rubate del 2009, il popolo sia stato “brutalmente oppresso dal regime” e di come le sue grida siano state ignorate dagli Stati Uniti.
Ma ora Reiss vede che c’è un cambiamento e nel corso delle ultime proteste gli occhi dell’America sono rimasti puntati sull’Iran, in gran parte grazie a Rudy Giuliani e a John Bolton, entrambi molto ascoltati da Donald Trump, che hanno espresso il loro sostegno al MEK.
Reiss ha detto: “In tutto l’Iran abbiamo visto proteste scoppiare in maniera spontanea, contro la corruzione endemica, contro la cattiva gestione economica, proteste per l’avventurismo in altri paesi, come Iraq, Siria, Libano, Yemen e altro, invece di investire nel proprio popolo in patria. La paura del regime sta svanendo e il popolo ste nuovamente ritrovando la sua voce”.
Le proteste hanno portato gli Stati Uniti a cambiare la sua politica sull’Iran, ritirandosi dall’accordo sul nucleare e ristabilendo sanzioni che indeboliranno il regime, consentendo al popolo di prevalere.
Reiss ha auspicato che il futuro Iran, con Maryam Rajavi alla guida, sia attento ai diritti umani, alla parità di genere e alla pace nella regione. Quel futuro, ha promesso, è a portata di mano.
Ed ha aggiunto: “La buona notizia è che voi avete molti amici dalla vostra parte, qui tra di noi presenti, in tutta l’America e l’Europa, che vogliono tutti un futuro migliore per il popolo iraniano. Noi tutti vogliamo aiutarvi. Noi tutti vogliamo vedere voi e tutto il popolo dell’Iran godere dei benefici dell’uguaglianza, della fraternità e della libertà. Questo è l’obbiettivo e oggi siamo più vicini che mai alla sua realizzazione”.

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