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L’IMPEGNO DI TUTTI A SOSTEGNO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA RESISTENZA IRANIANA CONTRO IL REGIME TERRORISTICO DEGLI AYATOLLAH KHOMEINISTI

Di Sandro Sabatini

L’annuale raduno del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana dello scorso 30 giugno 2018 si è caratterizzato per due ragioni: i cambiamenti che si avvertono nella politica internazionale ed il gravissimo tentativo di attentato contro i manifestanti democratici iraniani da parte del regime di Teheran.

Da questi due elementi possiamo dedurre che tutto sia possibile, per cui non è una mera ipotesi ritenere che il regime degli ayatollah possa crollare assieme al suo modello socio-politico della velāyat-e faqīh. I cambiamenti internazionali, dovuti soprattutto all’efficace azione dell’Amministrazione Trump, la quale parla apertamente della necessità per il mondo del regime change in Iran, hanno indotto il regime terroristico iraniano a compiere il tentato attacco contro il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana per cercare di eliminare fisicamente i loro nemici, non avendo più la possibilità di bluffare per via diplomatica come al tempo dello sciagurato accordo sul nucleare voluto dall’Amministrazione di Barack Hussein Obama; inoltre ciò è la dimostrazione che gli stessi Khamenei e Rohani considerano il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana come l’unica alternativa possibile al loro regime oscurantista – in altre parole il regime iraniano, con questo tentato attacco terroristico alle porte di Parigi, ha riconosciuto ed in qualche modo “legittimato” il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana agli occhi del popolo iraniano.

La disastrosa situazione socio-economica del regime iraniano, le continue proteste della popolazione, in particolar modo delle donne e la crescente fuoriuscita dal Paese di alti dirigenti del regime e dei pasdaran sono il segno inequivocabile che la teocrazia khomeinista sta veramente rischiando il collasso; la storia ci insegna che in questi momenti le attività criminali e terroristiche di un regime in agonia raggiungono i più alti livelli ed è proprio per questo che il regime si è spinto addirittura a compiere un attentato terroristico di siffatte dimensioni addirittura in territorio francese ed utilizzando apertamente i propri diplomatici (se così si possano chiamare) di stanza in Europa – a dimostrazione ancora una volta della gravità dell’agonia del regime. Se il regime non è riuscito nel suo intento terroristico ciò è dovuto solamente all’attenzione dei servizi di sicurezza belgi, francesi, tedeschi ed austriaci. Pertanto mi chiedo come Rohani possa ancora ottenere credito dinanzi alle cancellerie europee alla luce di questa grandiosa operazione congiunta di intelligence…. .

La storia ci insegna anche un’altra cosa molto importante allorquando un regime dittatoriale rischia di venire travolto dagli eventi: che il futuro del Paese debba essere garantito da chi succederà al governo della nazione (basti pensare al dopo Saddam Hussein in Iraq o alla Libia post-Gheddafi…a distanza di anni la situazione è ancora molto caotica in quei posti). Premesso che sia difficile anche soltanto immaginare un regime dittatoriale peggiore di quello khomeinista, tuttavia l’Iran non rischia di fare la fine dell’Iraq e della Libia per una serie di ragioni: l’Iran è una nazione unita con tradizioni millenarie ed una forte coscienza di sé; la popolazione chiede unitamente democrazia e libertà e non è divisa in tribù in contrasto tra loro; il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ed i Mojaheddin del Popolo sono già l’alternativa democratica e liberale al regime di Khamenei e Rohani. È quindi dovere di ogni democratico sostenere l’azione del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana e del suo Presidente Eletto M.me Marjam Rajavi affinché il popolo iraniano riacquisti la propria libertà e cessi il pericolo del terrorismo iraniano nel mondo.

Il successo della manifestazione del 30 giugno, ben oltre ogni aspettativa, sta proprio in questo: che il mondo ha compreso che l’unica alternativa al regime dei mullah è proprio nella proposta rappresentata dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, opposizione unitaria capace di presentare un piano ben articolato per la prossima ricostruzione materiale e sociale del Paese. Ciò è testimoniato anche dalle numerose interviste rilasciate da M.me Maryam Rajavi ad importanti media stranieri (penso ad esempio ai servizi televisivi della CNN) e dai contributi di numerose personalità politiche provenienti da tutto il mondo, tra cui Rudolph Giuliani e Newt Gringrich, la cui presenza e le cui dichiarazioni riflettono bene il sostegno di Washington al Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.
Dobbiamo augurarci che il dibattito pubblico relativo alla complessa questione iraniana possa estendersi anche presso l’opinione pubblica europea, fin qui tenuta all’oscuro dalle cancellerie europee delle criminali azioni del regime degli ayatollah al fine di proteggere sempre più precari contratti internazionali ed un folle accordo che permetterà comunque prima o poi al regime di dotarsi della bomba atomica per i suoi fini terroristici internazionali.

Per tutti questi motivi dobbiamo supportare l’azione del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana e del Presidente Eletto M.me Marjam Rajavi, promuovendo a tal fine ogni iniziativa volta a far comprendere all’opinione pubblica internazionale la pericolosità del regime di Teheran.
Far finta di niente serve solo a prolungare l’agonia del popolo iraniano.
18/07/2018
Sandro Sabatini

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