mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Un agente della Gestapo dei Mullah si è incontrato con Martin Kobler per discutere il destino dei membri dell’OMPI

Consentire l’intromissione del regime dei mullah nel caso dei residenti di Liberty e Ashraf è un atto criminale che merita la persecuzione giudiziaria.
Un’indagine congiunta del Pentagono e del Congresso U.S.A. sul Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza dei mullah, indicando tre agenti della Gestapo del fascismo religioso Ibrahim Khodabandeh, Masoud Khodabandeh e una donna, Anne Singleton, afferma che i due fratelli sono stati in passato membri dell’OMPI ma che “nel 1996 Masoud Khodabandeh decise di lasciare l’organizzazione. In seguito sposò Anne Singleton. Poco dopo il loro matrimonio, il MOIS li obbligò a collaborare minacciando di confiscare la vasta proprietà della madre di Khodabandeh a Tehran. La Singleton e Khodabandeh allora accettarono di lavorare per il MOIS e di spiare il MEK. Nel 2002 la Singleton incontrò a Tehran degli agenti del MOIS interessati al suo passato….e venne addestrata dal MOIS. Dopo il suo ritorno in Inghilterra lanciò un sito web, iran-interlink.org, nell’inverno del 2002…Nel 2004 la Singleton finalmente incontrò suo cognato Ibrahim, mandato dalla Siria in Iran dopo che i siriani lo avevano arrestato. Alla fine, il MOIS obbligò anche lui a collaborare.”
L’indagine del Pentagono e del Congresso U.S.A. stabilisce che: “Il governo iraniano considera i Mojahedin-e-Khalq come l’organizzazione che più minaccia la Repubblica Islamica dell’Iran. Una delle principali responsabilità del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza è condurre operazioni segrete contro i  Mojahedin-e-Khalq, identificare ed eliminare i suoi membri.”
Ibrahim Khodabaneh è l’agente che l’agenzia di stampa del regime iraniano, ISNA, ha citato dicendo: “Ho avuto un incontro con il rappresentante delle Nazioni Unite Martin Kobler in Iraq, nel quale ha detto di aver parlato con circa 100 membri dell’OMPI a Camp Liberty chiedendo loro se volessero lasciare l’organizzazione. Gli hanno risposto che non vogliono andarsene e che vogliono restare nell’OMPI. Io gli ho detto ‘è sicuro che quelle persone con cui ha parlato sappiano davvero cosa vuol dire essere fuori dall’organizzazione? Uno che è stato ad Ashraf per 20 anni può non avere idea di come sia essere fuori dall’organizzazione e uno che per 20 anni si è formata chiaramente un’impressione infernale su ciò che c’è al di fuori dell’organizzazione, non la può lasciare dopo solo con una chiacchierata di 10 minuti.’”
La discussione di Martin Kobler con gli agenti della Gestapo del regime iraniano sul destino dei rifugiati iraniani è un atto criminale e una flagrante violazione della Legge sui Rifugiati che può essere perseguita penalmente.
Già in precedenza la Resistenza Iraniana aveva avvertito Martin Kobler, come nella dichiarazione del 7 Maggio 2012 in occasione del suo viaggio a Tehran, che consentire qualunque interferenza del regime iraniano nel destino dei membri dell’OMPI è “una violazione di molti trattati internazionali”.
L’11 Maggio il Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana ha dichiarato: “L’8 Maggio, agenti del Ministero dell’Intelligence dei mullah, sotto le spoglie della Associazione Nejat, si sono incontrati con Martin Kobler all’Hotel Laleh ed hanno richiesto l’estradizione di un gruppo di residenti di Ashraf verso il regime dei mullah… Il SRSG ha anche incontrato molti agenti del MOIS che si spacciano per familiari dei residenti di Ashraf ed ha discusso la questione delle famiglie dei residenti di Ashraf e Liberty con i rappresentanti del Comitato Internazionale della Croce Rossa a Tehran.”
Precedentemente, il 24 Aprile 2012, il Consigliere per la Sicurezza di Maliki, parlando alla televisione di stato irachena  Al-Iraqiya sul suo ritorno da Tehran ed il suo incontro con Solaymani, capo della forza terroristica Quds, aveva dichiarato: “Martin Kobler… ha discusso in dettaglio con le parti irachena e iraniana, attraverso l’Ambasciata Iraniana ed altri canali di comunicazione con l’Iran, per fornire i requisiti necessari all’implementazione dell’intesa concordata tra lui e l’Iraq per chiudere Campo Ashraf e porre fine alla presenza di questa organizzazione sul territorio iracheno nel corso di quest’anno. I colloqui hanno contemplato i procedimenti e il ruolo dell’Iran in ciò che deve essere fatto per risolvere questa questione.”
Inoltre il 7 Ottobre 2012 Danaifar, l’ambasciatore del regime iraniano in Iraq nonché comandante della forza Quds, ha fatto le seguenti affermazioni alla televisione di stato irachena: “Oggi ho avuto un incontro a Baghdad con il rappresentante delle Nazioni Unite Martin Kobler che si occupa di questo caso. Abbiamo parlato in dettaglio della questione e le nostre aspettative sono state sollevate in questo incontro.”
Il 22 e il 24 Gennaio 2012, l’ambasciatore dei mullah aveva riferito di discussioni simili.

Un alto funzionario dell’UNAMI, ora dimessosi, ha testimoniato sotto giuramento in un’udienza del Congresso degli Stati Uniti il 13 Settembre 2012: “Io confermo qui di fronte a voi che l’UNAMI non alcuna indipendenza di sorta. Che qualunque questione che abbia a che fare con Ashraf viene decisa dall’ufficio del Primo Ministro e a volte dall’Ambasciata Iraniana a Baghdad.”

Il 19 Ottobre 2012, il Comitato Internazionale “In Search of Justice” ha scritto al Segretario Generale su questa questione: “Le discussioni con il regime iraniano riguardo ai membri della sua opposizione … sono di per sé un atto criminale.”
Il Comitato Internazionale “In Search of Justice” ha ribadito: “Le comunicazioni del SRSG con il rappresentante del regime iraniano riguardo all’opposizione iraniana, avrà devastanti ripercussioni sulla sicurezza e spianerà la strada ad un terzo massacro dei residenti, cosa che avrà conseguenze legali per le Nazioni Unite e il SRSG.”

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
7 Gennaio 2013

 

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